Archive for the ‘destino’ Category

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7 agosto 2013

Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra..

Non so quante volte in questo spazio ho scritto che avevamo raggiunto la parte più infima del vuoto politico in cui siamo immersi  da vent’anni.

Mi giro e mi rigiro nelle parole di chi cerca di spiegare come sia stato possibile cadere in ostaggio di un uomo che senza ritegno usa e abusa dello Stato italiano. Vivo l’incubo di morire soffocata da questo boa conscrictor senza vedere l’uscita, il risveglio.

Per anni ci hanno ammorbato l’aria con “è innocente fino  il terzo grado di giudizio” ; e ora che il terzo grado è arrivato ne vorrebbero un quarto (Napolitano) o un quinto…

Giornalisti che continuano a chiedere “cosa succederà”, politici (?) che senza ritegno continuano a sostenere che c’è stato “un colpo di stato”, e milioni di italiani che guardano il dito e non la luna della corruzione, delle ruberie, della compravendita di qualsiasi corpo, anima, parola.

Chi dovrebbe agire (i giovani?) per sovvertire questo marcio e riportarci ad uno stato di diritto, sono impegnati nell’aperitivo serale e nelle vacanze (toglietemi tutto… ma non l’aperitivo…), e mi chiedo cosa resterà nei libri di Storia di questo periodo horror della nostra libertà.

Non certo la bellezza di un discorso Pro Murena . .. né difensori della Repubblica come Cicerone.

Noi abbiamo Epifani e Napolitano

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Homo sum, humani nihil a me alienum puto

25 giugno 2013

Nel fine settimana trascorso a Roma ho incontrato un nuovo tipo di homo .

Pranzo famigliare annuale e lui un invitato,  seduto vicino a me,  improvvisamente innescato da chissà  quale mia riflessione, ha cominciato a raccontare il suo passatempo preferito. Io l’ho ascoltato all’inizio incredula, credendo mi stesse prendendo in giro, ma avuta conferma dalla consorte, mi sono ritrovata a stupirmi, e più continuava il suo orgoglioso narrare e più spalancavo la bocca dalla sorpresa,  incantata come una bambina a cui raccontano favole meravigliose.  Lui vive a Roma,  è l’abitante “nuovo”, (romano da mille generazioni) di una megalopoli impazzita dove ha  riscoperto luoghi e frutti diversi (non è una metafora, proprio frutti frutti) raccogliendo qui e lì, nelle ville di Roma, lungo il Tevere, nelle zone dimenticate dagli sguardi frettolosi , frutti succosi della mia infanzia e piante dimenticate nelle parole delle nonne.

Dunque Giancarlo, così si chiama questa sorpresa d’uomo, quasi tutti i giorni, parte dalla Magliana (per chi non è di Roma preciso che non è proprio una zona d’elite) con la sua bicicletta modificata e adattata di cestino e si fa sui 35 km al giorno per andare a raccogliere ciò che Roma offre. A Villa Celimontana, per esempio prende un frutto tropicale che si chiama feijoa… polpa morbida e succosa (“ma le marmellate non si possono fare co questi” avverte). Secondo la stagione passa da Villa Celimontana a Villa Pamphili per i gelsi, (“ce stanno quelli bianchi e pure quelli neri…  me porto una cassetta der gelato, che senno se sfragneno tutti”). Passando da Via de Grotta Perfetta arriva fino all’Appia Antica per raccogliere i fiori e le foglie di borragine (“che so’ meijo dei fiori de zucca eh! Co’le alici e la mozzarella”. O la cicoria, la malva.

In inverno invece al Pincio ci sono i cachi… proprio i cachi. (“Li raccolgo maturi, ma pure quelli verdi che basta metteli vicino alle mele…”), Su al Gianicolo ci sono i capperi. In via di Vigna Murata adesso ci sono le susine, dolci, piccole e dolci.

 “Giarda che poi lì nelle ville nun c’è l’inquinamento, lì le macchine nun ce passano. E pure lungo il Tevere, sotto, dove hanno fatto il pedonale… Scendo a Ponte Marconi e vado avanti fino a dove so’ nato… a Trastevere”.

Ho riscoperto la mia città attraverso gli occhi di chi sa guardare oltre il visibile ai più.

“So sempre tutti de corsa…”

 Giancarlo invece ogni giorno con la sua bicicletta, scruta alberi e prati, segue l’evolversi delle stagioni e attende che la natura sia pronta. Come facevano gli uomini di mille anni fa… duemila anni fa… tremila anni… e…  

Poi sono stata anche al Maxxi .. 

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Ciò che sognavo e che non realizzerò più

27 maggio 2013

Quando ero ragazzina sognavo di fare l’hostess e girare il mondo. Mi vedevo con la divisa dell’Alitalia parlare  cinque sei lingue, scendere all’aeroporto con il trolley e sposare un comandante d’aereo. Un attacco artistico da liceo mi vedeva prima grande artista che vendeva i suoi quadri a milioni (allora milioni di lire ), poi scrittrice e poetessa alla Emily Dickinson tanto da vincere il Nobel…

Poi mi sono sposata giovanissima, e…. sono cominciate le rinunce.

Che rinunciare poi è scegliere. Scegli di passare per una porta e si chiudono le altre.

Sposarsi vuol dire rinunciare a spendere fino all’ultimo centesimo per un paio di scarpe, per esempio. Ma come diceva mia nonna… non si può avere la botte piena e la moglie ‘mbriaca .

Poi ho scelto di diventare madre. E per tanti anni la mattina non ho più dormito fino alle dieci la domenica.

Ora dopo tanti anni sono consapevole che:

1) non farò la hostess e nemmeno la pittrice (forse la scrittrice…)

2) non avrò mai un figlio maschio, ma spero che mia figlia prima o poi la smetta di cambiare ragazzo e mi porti a casa il figlio che ho desiderato

3)non andrò nel Chiapas a cucinare per il SubComandante Marcos

4) non aprirò mai una enoteca/ristorante con cucina sarda/romana con dieci tavoli e le tovaglie a quadretti

5)non mi candiderò mai alle elezioni politiche/amministrative/sindacali

6) Non avrò mai la tg. 42

7) Non avrò mai una macchina decappottabile. Questione di cervicale.

L’importante è essere consapevole delle rinunce ed accettare la propria vita. E non avrò mai rimpianti.

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Uragani

30 ottobre 2012

 28 ottobre a New York aspettando Sandy

Elezioni Regionali Sicilia 2012 - Affluenza ore 1928 ottobre a Palermo aspettando i risultati

 

Non c’è niente da fare… agli italiani piace l’uomo solo al comando. Possibilmente con caratteristiche da attor comico. E andiamo avanti così…

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Involucri

17 agosto 2012

 

Un breve ricovero in un ospedale di provincia italiana mi ha permesso di riflettere non solo sul mio corpo, che evidentemente non è fatto soltanto di pelle esterna, non è solo apparenza, ma è composto da tutta una serie di tubi, organi, pompe, spugne sui quali ho un controllo minimo e superficiale; spendo centinaia di euro per creme e cremine per levigare, rassodare, cancellare, sostenere il mio involucro e non appena c’è qualcosa che non va “all’interno”, non posso farci niente: mi devo rivolgere a un medico.

Il medico, di base, ti ammolla qualche antinfiammatorio, qualche sciroppo, antibiotici per sei giorni, e quando non risolve: ricovero in ospedale.

Ora. Solo chi ha frequentato per una volta, dal di dentro, questi luoghi che curano l’interno del tuo involucro, può capire. Dentro questi corridoi, queste stanze, non esisti più, non sei, scompari, nemmeno il tuo involucro conta.

Diventi un problema da risolvere.

Problema nr. 15 o nr. 3 oppure 27. Da risolvere con meno costo possibile e meno lavoro possibile.

Il costo è dato dagli esami e cure che gravitano sul budget dell’ ospedale, il lavoro è quello di medici e personale infermieristico che si arrabattano tra pazienti e tempo e scartoffie da compilare.

Ma

mentre i medici hanno (quasi) tutti una professionalità che si esprime anche in una sana competizione tra di loro, con speranze di passaggi di livello professionale, gli infermieri e gli OS (si chiamano così i vecchi portantini..) fanno a gara per strafottenza, ignoranza, superficialità, arroganza.

Per chi lavora da molto tempo nell’ambito,  i pazienti non hanno più idee, sentimenti, carattere, sono numeri ed involucri da manipolare, bucare, maltrattare, a volte offendere.

Non mi interessa conoscere le cause del loro malessere lavorativo, ma non dovrebbe essere permesso a nessuno di trattare una PERSONA come se fosse una cosa.

Mi hanno portato in sala operatoria che ero ancora sveglia, mi spostavano e mi legavano, continuando a parlare degli affari loro, come se io fossi un … non lo so come mi considerassero, senz’altro meno di niente. Per loro non avevo storia, né famiglia, né sogni, né paure.

Li ho pregati di addormentarmi perché l’angoscia stava avendo il sopravvento.

Questi giorni di dignità violata, di superficialità, di lungaggini burocratiche, sono stati gli stessi giorni delle Olimpiadi. I giorni in cui involucri perfetti, portavano sogni  e speranze di tanti corpi a sudare, girare, lanciare, picchiarsi l’un l’altro, per superarsi, primeggiare, vincere.

A volte a qualsiasi costo. Anche quello di rovinarsi l’interno dell’involucro con porcherie chimiche.

Ascoltavo le radiocronache nel mio letto scomodo, con le cuffie, per non disturbare i miei vicini di letto. Perché in ospedale devi dividere TUTTO con sconosciuti  con i quali si instaura velocemente una solidarietà del chi più può più fà, ma che è limitata dall’educazione e dalle abitudini. Quindi meglio le cuffie e il rispetto delle orecchie altrui.

Olimpiadi e medaglie d’oro, letti d’ospedale e  calcoli come trofei.  Gli stessi involucri, gli stessi corpi, trattamenti diversi per anime sofferenti.

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Bla bla bla bla

15 luglio 2012
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in punta di rap

23 maggio 2012
Mazzetta

Ce la possiamo fare

Iridediluce (Dott.ssa Fiorella Corbi)

L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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"Luoghi, personaggi ed emozioni sono intenzionalmente veri"

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