Archive for the ‘mare’ Category

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Ciao Lucio

4 marzo 2013
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In democrazia

1 dicembre 2012

In democrazia nessun fatto di vita si sottrae alla politica.
Gandhi

Anche qualcun’altro diceva che il personale è politico. Infatti lo psiconano ha fatto dei suoi interessi la politica di questi anni. Che abbiamo dovuto ingoiare come oche il cui fegato sarà poi utilizzato per un patè.

Ora le primarie che si concludono domani sarà il primo passo del viaggio che ci porta verso le elezioni. Che arriveranno prima di quanto si creda. Sempre col porcellum che il nano, si vuole circondare da fidi fiduciosi, da inserire nelle commissioni “giuste”, che quando il nuovo parlamento chiederà il suo arresto facciano il diavolo a quattro. Che a lui solo questo preme non finire in gattabuia, per questo si sta costruendo una villetta in Kenia. Per tutelarsi, come Craxi.

Io spero che si voti presto prestissimo, anche a febbraio, perchè non li sopporto più. Tutti eh! Tutti quelli che stanno in Parlamento.

L’ultima è che un certo Bubbico del PD ha firmato insieme a uno del PDL un emendamento alla legge di stabilità per prolungare fino al 2045 le concessioni governative delle spiagge…  Ora questa è una ferita per tutti coloro che credono che il PD sia diverso dalla destra… Poi dice che uno si butta a sinistra…

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Il sale della vita

17 giugno 2012

Sono una donna fortunata io.

Vivo a pochi chilometri dal mare, e ci posso andare quando voglio. Sono talmente libera di andare a vedere una mareggiata invernale, o di passeggiare in primavera lungo la spiaggia, che la maggior parte delle volte tralascio. Lui è lì che m’aspetta, non se ne va, a volte furioso, a volte calmo e placido, a volte scuro e tenebroso. Sempre pulito e misterioso. Forse per questo, come gli amori che hai davanti da vent’anni, che ti girano per casa e non ti soprendono più,  che diventano “trasparenti, vado poco a trovarlo: sopratutto quando ho bisogno d’aiuto.

Così stamani, mio primo giorno di mare in costume, mi ha sorpreso il suo odore. Così delicato e persistente. Non me l’aspettavo; ho respirato profondamente e dopo essermi sistemata mi sono goduta due ore due di sole, sale, mare e bambini sorridenti e giocosi.

E pensavo alle cose che danno sapore alla vita. E’ da un pò che ci giro intorno a questo pensiero, dopo aver letto qualcosa a proposito.

Ecco dopo aver eliminato le cose importanti per la sopravvivenza come il buon cibo, il buon sesso, il sonno profondo ci sono piccoli piaceri a cui non facciamo tanto caso e che invece sono quelle cose che danno sapore alla nostra vita.

La rendono unica e sorprendente. Piccoli particolari senza importanza (bel titolo per un libro..), che ci rendono migliori e che ci aiutano quotidianamente a pensare che ne vale la pena.

Ho scelto 10 cose. Sono i miei pizzichi di sale…gli amici sono invitati a scrivere i loro.

  • l’odore del mare quando il vento spira leggero a riva
  • trovare biglietti, appunti, cartoline, ricordi, immersi nei libri che tolti dalla libreria si aprono perchè dentro c’è il biglietto del concerto dei Deep Purple per esempio.
  • le luci piccole piccole dell’albero di natale che si alternano in giochi di luci sempre diversi
  • le mie gardenie e camelie che rifiutano di pensare che vivono in sardegna e rifioriscono
  • rivedere per l’ennesima volta i film che mi piacciono, e…piangere..
  • apparecchiare la tavola come se dovesse venire Elisabetta II
  • Il Turriga
  • trovare un commento sul mio blog
  • uscire con mia figlia in giro per la città tornare stanca e guidare piano ascoltando musica buona
  • quando i miei alunni mi fanno domande strane pensando che “io” sappia tutto.

L’associazione d’idee potrebbe continuare per ore…

Tanto per dire no… come faccio a non pensare alla goduria di una mostra come quella di Manet al Vittoriano?

Non ci pensiamo mai, ma la nostra vita è resa unica e … e l’arcobaleno? Mi piace da matti l’arcobaleno, i fuochi d’artificio… faccio chilometri per vedere i fuochi d’artificio… e…

 

 

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Quasi…

18 marzo 2012

E’ primavera!

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gita e fiori 071 Nicolo' 019 Nicolo' 018 

Ieri ho visto anche l’advanced party  rondinoso mentre andavo da Franca, con la quale ci ripromettevamo di incontrarci da un sacco di tempo.

Ci siamo sedute ad un tavolino all’aperto, per il nostro aperitivo, e ci siamo raccontate una vita. Che poi è bello parlare con chi capisce i tuoi problemi, i tuoi pensieri. Senza dover spiegare

E’ primavera e gironzolando tra una vetrina e un’altra, mi sono incantata davanti a un paio d’orecchini:

“Ma che meraviglia!”

“Venga li provi…”

Mo’, non è che l’orafo invita tutti quelli che si fermano davanti al suo negozio, è che conosceva Franca.

“No, no, ci mancherebbe…” che io sono sempre molto timida..

“Ma si levi, questa soddisfazione!”

E mi sono messa all’orecchio uno (uno, che tutti e due non ho avuto il coraggio) di quelle meraviglie di corallo e giada. Che quando ho saputo che costano più di mezzo mio stipendio mi stava per venire un coccolone, ma guardandomi nello specchio mi sono vista davvero bella, sirenosa, voluttuosa.

“Li ho fatti io…” e solo perchè un uomo sa inventare cose così “belle”, mi ha riconciliato con il mondo intero.

Ce ne siamo andate io e Franca ridendo delle nostre povertà… “Se mi pagano gli straordinari me li compro”. Del tipo che straordinari nel mio lavoro non se ne fanno e il rosso e il verde e l’oro resterà un desiderio commovente e tenero.

Perchè è primavera e un vestito rosso a pois bianchi ti pare possibile da indossare anche se non hai più vent’anni.

Lungo la strada del ritorno canticchiavo con la radio, e mi sentivo leggera. Nessuno in giro, la strada tutta mia. Buio pesto, le stelle e poi all’impovviso su al valico la nebbia. E mi sentivo protetta e non avevo paura. Profumo intenso, che la Franca mi ha regalato una confezione di piccole pansè…profumate e viola che ora mi riempiono gli occhi tutte le volte che alzo lo sguardo.

E’ primavera e tutto pare star lì lì per esplodere. Le gemme, l’erba, le nuove nascite, i sindacati e pure i partiti.

Sissi, arriva il cambiamento. Viavia: il vecchio il passato gli errori.

Almeno oggi lasciatemi essere leggera. Nessuna pesantezza, nessun dolore.

E’ primavera.

Al mare stamani c’era qualcuno in costume che si godeva coraggiosamente una giornata calda e senza vento.

Domani si ricomincia, ma oggi e quasi primavera.

 

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Il mistero del poeta

4 marzo 2012
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Io non ho paura

22 gennaio 2012

di amare, andare, tornare; di credere che dall’altra parte del mare ci sia un porto sicuro.

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E il naufragar m’è dolce in questo mar

19 gennaio 2012

Diversi anni fa, dopo aver preso il brevetto SSI ho avuto la fortuna di poter effettuare una escursione ad un relitto, con un gruppo di temerari, peggio di me, che affittarono uno di quelle golette ad uso turistico che svolgono anche il servizio per le immersioni.

Destinazione relitto marino, al largo delle coste del sud Sardegna. Arrivammo sul luogo del naufragio, a metà delle linea retta immaginaria che unisce due piccoli promontori che delimitano una delle baie più belle del mondo: Porto Zafferano. Sabbia bianca finissima e ginepri secolari che arrivano con le radici nel mare. Purtroppo è un luogo off limits perché zona interdetta:  i militari usano questo posto fantastico per le loro esercitazioni, e passeggiare sulla spiaggia non è proprio consigliabile, qualche ordigno o qualche carabiniere potrebbero rovinarti la giornata. Nemmeno gettare l’ancora è consigliabile, ma noi testardi e forse incoscienti arrivammo sul punto giusto.

Dopo aver indossato muta e bombole, scendemmo verso il blu cobalto in cui si intravedeva la sagoma del relitto.

Il grande peschereccio, spezzato in due, con la prua rivolta verso l’alto, è adagiato su un fondale sabbioso a circa venti metri di profondità.

Eravamo dodici sub ancora un po’ imbranati che ci giravano intorno; qualcuno tra i più esperti è entrato anche nella cabina di pilotaggio; io dopo aver provato a superare la porta d’entrata, ed aver sbattuto con le bombole alle paratie, feci una precipitosa marcia indietro e mi accontentai di giocare con delle cicale di mare, che si nascondevano nel vano del timone.

Durante la decompressione per la risalita, ho avuto tutto il tempo di chiedermi che fine avesse fatto l’equipaggio;  chi aveva fatto affondare una barca tanto grande: una tempesta? Una battaglia durante l’ultima guerra? L’imperizia di un comandante che aveva sfidato gli scogli?

La bellezza e la stanchezza della risalita, mi hanno poi distolto dalle riflessioni “umane”,  per riaffiorare in questi giorni in cui la parola naufragio, viene scritta e ripetuta diverse volte al giorno e il timore di veder scivolare verso il fondo questa grossa balena di ferro, è ciò che si teme dopo il dolore delle vittime dell’incoscienza di un comandante.

Forse l’equipaggio di quella nave affondata, non si è ritrovato come un gruppo di novelli Robinson Crosue in un luogo ancora incontaminato, sperduto nel sud della Sardegna confuso quasi con l’Africa, a sospirare dal sollievo. Forse ci furono feriti, forse dovettero abbandonare la nave a nuoto perché non c’era scialuppa, forse persero i pochi tesori posseduti: un orologio? Una foto? Qualcuno perse la vita?

Quando la realtà ci entra negli occhi e colpisce cuore e mente, quando a mano a mano che si conoscono i particolari della codardia e incapacità degli ufficiali al comando di un paese galleggiante, quando ci si vergogna e si da ragione a Standar’s & Poor che ci giudica inaffidabili, bugiardi, superficiali e incompetenti, oltre che puttanieri e incapaci di risolvere problemi, mi affido ai pochi che hanno saputo decidere in quel momento, e spero che l’equipaggio del mio relitto marino, si sia salvato e sia potuto tornare a casa.

Io che amo Giacomo, come una parte di me stessa, dopo tanti anni di passione mi ritrovo a non essere d’accordo con lui: no, non mi è dolce il naufragar in nessun mare.

 

Mazzetta

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