Archive for marzo 2013

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L’uovo di pasqua

30 marzo 2013

Non sono mai stata contenta delle scelte di Napolitano. Si dirà che lui rappresenta tutti gli italiani, che non può parteggiare per quella o l’altra parte, che deve dare ascolto anche a chi dopo questi ultimi anni disastrati e disastrosi ha rivotato B. Ma… stavolta ha toppato.

Non ha avuto coraggio di mandare Bersani alle Camere, che se si doveva schiantare era meglio farlo davanti a tutti. Invece no!  Per paura dei mercati, della merkel, delle banche, di Grillo ciritroviamo con questa mera di uomini secondo lui: SAGGI!!!

Ma come si vede che anche lui ha perso la capacità di ascoltare il popolo che rappresenta.

E io mi dovrei far rappresentare da chi? Violante?! Nemmeno una donna e nemmeno una persona di sinistra. Napolitano hai toppato e finisce male il settennato.

Poveri noi! Siamo un popolo di ignavi?  Ci meritiamo tutto questo?

No io credo proprio di no.

Avevamo la possibilità del cambiamento, di fare le leggi importanti insieme ai grillini, ma loro vogliono solo sfasciare. Ora si scopre che casaleggio si candidò con la destra, e che la sua società è dentro J.P.Morgan. E ci credo che ci vogliono sfasciati e senza forza. Aspettano di comprarci a prezzi di saldi e svendita.

Ora vogliono votare il presidente della repubblica online…

Che lo sappiano i grillini tutti, nel loro uovo di pasqua c’è solo un grande e bel VAFFANCULO!

 

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Vamos

20 marzo 2013

E’ un periodo che tutto sembra procedere per il meglio, tanto che non vorrei nemmeno fermare con parole, questo momento, per paura che mi si sgonfi tra le mani, come un palloncino colorato che mi fu regalato da bambina da mia nonna, e che per cause ancora da scoprire mi scoppiò tra le mani, forse urtato da un diavolo dispettoso.

E quindi con cautela che mi avvicino a queste sillabe: Francesco ed Ernesto.

Nella mia biblioteca alcuni ripiani sono riempiti da volumi che parlano di questi due grandi uomini.
Uomini veri eh?!
Non quelli dell’utopia, di quelli che è difficile, quelli che… non si può…
No, no. Loro lo hanno voluto e lo hanno fatto.
Mollato tutto: famiglia, ricchezza, amici, lavoro, e hanno fatto la rivoluzione.

Sembrano in contraddizione tra loro queste due rivoluzioni? Forse.

Ma un Papa, cavolo dicesi un Papa… nel giorno del suo insediamento le ha unite .

Nessuno che non sappia un pò di sogni e di rivoluzioni, non può non sapere che ciò che ha detto il PapaFrancesco è il motto del grande rivoluzionario argentino : “Essere duri senza perdere la tenerezza”.

Possiamo ancora sperare di andare verso un mondo migliore se Francesco non ha paura di citare nella sua omelia Che Guevara.

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Figli di un dio minore

11 marzo 2013

C’è qualcuno che sui sentimenti che il gioco del calcio sollecita ci ha costruito un impero economico e politico, che gli italiani, forse come solo gli inglesi in Europa fanno, scandiscono i loro tempi  politici-sociali sul campionato del calcio. Quel furbacchione di B. non per niente chiamò il suo partito con lo slogan di chi è tifoso della Nazionale.

A Londra in qualsiasi pub si entri, a qualsiasi ora del giorno e della sera, oltre che fiumi di birra e aperitivi vari, scorrono sullo schermo piazzato in un angolo, le immagini di una partita di calcio. E c’è qualcuno che la guarda. Noi abbiamo  imparato a usarlo altrettanto bene quale fonte di diritti televisivi.

Perché il calcio è la metafora della vita. Il calcio avvicina, affratella, il calcio divide.

E’ l’unico argomento di cui, soprattutto in Italia, siamo signori e padroni. Si passano ore a disquisire sulla cornutaggine degli arbitri, e sugli schemi pro-Zeman o sul lancio lungo a seguire.

Il calcio è l’unico sport che tutti possono non solo seguire, ma anche praticare: basta una palla, un qualsiasi oggetto rotondo, ricavato anche da vecchi giornali accartocciati,che dieci ragazzi si trasformano in guerrieri urlanti nei piccoli cortili della scuola.

Il calcio è l’unico sport che fa sognare. Tutti possono addormentarsi illudendosi che il loro dribbling stretto li farà diventare come Murru, a diciannove anni in serie A.

Il calcio è l’unico sport che ti permette di sentire l’appartenenza a un gruppo, una città. Così come una volta ci si divideva tra Guelfi e Ghibellini, tra Cavour  e Garibaldi.

Il vero tifoso di calcio, prova nei confronti della propria squadra gli stessi sentimenti che si provano quando si ama.

Ti rendi conto che la campagna acquisti non ti ha accontentato,  che la tua squadra avrà difetti, ti farà soffrire, arrabbiare, trepidare?  Non puoi NON amarla. Non puoi far finta di niente. Lei fa parte di te.

Se pure ci provi e riempi quei novanta minuti di passeggiate, escursioni, viaggi nell’altrove,  prima o poi ci pensi, ti fai la domanda, urge sapere: cosa avrà fatto il …  segue nome.

La maggior parte delle volte però, la squadra da amare ha un articolo femminile davanti, e come una donna è da seguire, vezzeggiare, coccolare, da possedere , sia pure solo nei colori della maglia,  fino a perderci la testa.

E come per l’amore occorre essere giovani per tifare concretamente.

Per andare allo stadio con il sole e con il gelo. Con la pioggia che si infila nelle mutande, e il vento che ti fa lacrimare gli occhi. Occorre avere un pizzico di pazzia giovanile per abbracciare lo sconosciuto che hai accanto perché abbiamo pareggiato, o per infilare le più scandalose parolacce contro il terzino che ha messo fuori uso la caviglia del tuo unico e solo attaccante.

Ci vuole costanza e pazienza per fare centinaia di km e non trovare il posto sugli spalti che vorresti , soldi e rinunce per seguire i tuoi colori in trasferta.

Poi si diventa “vecchi”, arriva Sky e ti indivani… e si passa dal fare al solo vedere.

Ci sono libri, pubblicazioni, studi e ricerche sull’importanza del calcio nelle società alle nostre latitudini, ma soprattutto sulle devianze che si innescano sul calcio.

Ora, l’isola di Sardegna da molti anni ha una squadra in serie A, grazie alla sapienza calcistica del Presidente del Cagliari Calcio. Una specie di bullo poco cresciuto che però si intende molto di calcio e negli anni è riuscito a sopravvivere ad un campionato disumano, e a scoprire diversi campioni. L’ultimo: Ibarbo, giocatore colombiano che domenica ha segnato una tripletta.

Ma il Cagliari, per responsabilità proprio della sua presidenza poco rispettosa delle regole, e troppo collusa con la politica,  non ha una campo in cui giocare;  anzi ce l’ha, ma dentro non possono entrarci i tifosi.

 Is Arenas è off limits per gli amanti della propria squadra.

Perché il pretore ha deciso che …. insomma sembra che alla struttura manchino delle cose…

Solo a Is Arenas però, che basterebbe andare in tutti gli stadi italiani, meno che  in quello di proprietà  Juve, per trovare problemi ben più gravi. Ma al di là della polemica verso una “giustizia” che si differenzia per tempo e per luogo…

una delle immagini più tenere di quest’ultima domenica calcistica, è stato sentire i tifosi FUORI dello Stadio tifare per la propria squadra, gridare forte affinché i giocatori li sentissero, come una serenata all’innamorata chiusa in casa, per farle sentire il suo amore.

Ma questo sonoro appassionato, è stato superato dall’immagine del piccolo Cossu, arrampicato sulla rete, a fine partita, per abbracciare uno dei tifosi che si erano sgolati fuori dallo Stadio, e avevano seguito la partita dalle radioline, come una volta, udito i fischi dell’arbitro, immaginato i volti..

E il nero Ibarbo che corre lungo e dinoccolato, verso la rete butta la maglia oltre il confine invalicabile, ai suoi amorosi sostenitori. Che forse….

I sardi non hanno diritto ai sogni?

 Deve  arrivare un super prefetto come Achille Serra, incaricato dalla FIGC come consulente perché un Sindaco, un Prefetto, un Architetto, non vogliono assumersi la responsabilità?  

Perché hanno paura che un prefetto li metta dentro e butti la chiave..?

 I sardi penalizzati e in purgatorio, i delinquenti veri ricoverati di troppa luce.

I sardi sono figli di un Dio minore?

La risposta è SI.

 

 

 

 

 

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Aspettando la marcetta su Roma. Ripasso di Storia

10 marzo 2013
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

 

Mussolini con, da sinistra, Emilio De Bono, Italo Balbo e Cesare Maria De Vecchi

La marcia su Roma fu una manifestazione armata[1] organizzata dal Partito Nazionale Fascista (PNF), guidato da Benito Mussolini, il cui successo ebbe come conseguenza l’ascesa al potere del partito stesso in Italia ed il dissolvimento definitivo dello Stato liberale, già precedentemente in crisi.

Il 28 ottobre 1922, alcune decine di migliaia di militanti fascisti si diressero sulla capitale rivendicando dal sovrano la guida politica del Regno d’Italia e minacciando, in caso contrario, la presa del potere con la violenza. La manifestazione eversiva si concluse con successo quando, il 30 ottobre, il re Vittorio Emanuele III cedette alle pressioni dei fascisti e decise di incaricare Mussolini di formare un nuovo governo. Vengono ricompresi nella medesima locuzione anche altri eventi collegati verificatisi, fra il 27 ed il 30 ottobre, in tutto il territorio nazionale.

La Marcia su Roma venne celebrata negli anni successivi come l’epilogo della cosiddetta rivoluzione fascista e il suo anniversario divenne il punto di riferimento per il conto degli anni secondo l’era fascista.

E’ sufficiente sostituire i nomi di allora, con i nomi di coloro che oggi vogliono fare la rivoluzione… e le armi con i bastoni minacciati in quel di Piazzapulita.

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Ciao Lucio

4 marzo 2013
Mazzetta

Ce la possiamo fare

Iridediluce (Dott.ssa Fiorella Corbi)

L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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