Archive for novembre 2010

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Faziosa

21 novembre 2010

Il primo lunedì ho pensato: "Vabbè, forse sono stanca. Ho avuto una giornata pesante oggi. Il dirigente che.. i colleghi che… i ragazzi che.. e poi…" e mi sono scusata da sola.

Ma anche lo scorso lunedì improvvisamente è successo.

Mi sono ritrovata con le lacrime agli occhi nell'ascoltare gli elenchi letti nella trasmissione di Fazio e Saviano.

Anche durante le performance dei comici io poi, dopo aver riso, piangevo.

Ma non una commozione da lacrimuccia appena coinvolta.

No no. Una fontana, al limite del singhiozzo.

Io
non so quale corde del mio cuore vadano a toccare queste semplici parole messe in un elenco;
non so quali pensieri reconditi e nascosti della mia mente;
non so quale attorcigliamenti della mia pancia

ma

mi ritrovo stordita e piangente a chiedermi perchè piango.

Ho pensato che il mio vaso di trisstezze è così pieno che basta poco per travasare.

Che basta poco per non riuscire più a contenere lo sconforto.

Mi sono resa conto che piango per me stessa, non per Welby o Luana, per gli zingari o gli emigrati, per la dx e la sx…

No no.

Io piango per me.

Mi chiedo perchè piango invece di reagire allo sconforto.

Più di fare il mio dovere quotidiano come donna, madre, insegnante, amica, figlia, cosa posso fare?

Piango forse perchè so che non posso fare di meglio?

Perchè non ci riesco?

Non so.

Che nessuno mi risponda che sono in fase di premenopausa.. che si becca un bel vaffa…

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Ruby la ladra

13 novembre 2010

 Ha il viso di una bambina.
Anche dietro il rimmel e la bocca turgida di rossetto, si vede che è una ragazzina. 

Il video della festa, organizzata per il suo rientro in un posto così squallido (ho visto cose…. che umanamente sono difficili da spiegare, uomini unti e dal torso nudo che si strusciavano a un tubo), un luogo squallido, ma così squallido, che mi chiedo come e se mai queste persone sono state felici.
Una pena.
Per questa bambina vestita da cenerentola scollacciata, scesa dalla carrozza ferrari, con il tacco da dodici cm. e il cappottino che non la difendeva dal freddo.
Il viso duro e puntato in avanti, nessun sorriso.
Una farsa. Anzi una tragedia.
Chissà chi avrà organizzato questa squallida messinscena da favola da terzo mondo.
Povera creatura.

E’ stato davvero penoso aver visto come gli adulti possano ridurre prima i bambini e poi i ragazzi.
Il padrone del locale dove è avvenuta la triste farsa, (era così triste quella ragazzina in posa per foto allusivamente porno), ha detto che lo ha fatto per lei, per difenderla…
L'avrà fatto per mostrare la merce. Per i prossimi clienti.
Questi vecchi bavosi, a cui solo la chimica e la cocaina permette di illudersi di poter succhiare la giovinezza da queste carni fresche. Come tanti vampiri.
Se fossi il dio della giustizia, li condannerei a stare in un istituto per anziani per un po’ .
Per la riabilitazione della propria mente. Per guardarsi allo specchio.
Per stare con gente della stessa età che è sola come loro. E riconoscersi
 
Solo per un po’.
 
Mi è venuta voglia di pulire la faccia di quella ragazzina con una salvietta. Costringerla a cambiarsi quell’improbabile vestito da principessa scosciata, allungandogli un paio di jeans e scarpe da ginnastica. Una giacca a vento e via, portarla al mare a respirare l’aria pulita. A correre sulla sabbia, con un cane da accarezzare. E poi ascoltarla raccontare i suoi sogni. In silenzio.
 
 

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Il giorno prima della felicità

7 novembre 2010

 In questi giorni di disfacimento nazionale, e non oso pensare a come può essere guardato questo lembo di terra circondato dal mare, dal resto del mondo, da soltanto alcune centinaia di miglia marine più in là, resto attonita. A bocca spalancata a vedere svanire in cumuli di detriti ciò che è la nostra ricchezza. E mi chiedo come è stato possibile.
Mentre tutto crolla (e non solo metaforicamente) penso alle spiagge  sul Mar Rosso (quello  governato da Mubarak,  lo zio mancato della povera Marika), dove non si può raccogliere nemmeno un sassolino, un ciottolo, un granello di sabbia, (non parliamo di una conchiglia,) senza rischiare di essere fermati e trattenuti per ore presso qualsiasi posto di polizia, che se ne frega se hai soldi o se sei parente di qualcuno di importante.
Perché loro sanno, sono consapevoli, che le loro unicità, le loro preziose prerogative, sono da tutelare e difendere, pena la perdita di identità.
Noi no.
Noi lasciamo che crolli dopo duemila anni, dopo il Vesuvio e le bombe della guerra, un luogo meraviglioso e unico, una testimonianza di ciò che ha reso grande e meravigliosa la nostra penisola, una meraviglia dell’archeologia per cui si muovono da tutto il mondo. Vengono in milioni  per sfiorare, guardare, ammirare, i luoghi della Storia.
Noi no.
Noi affidiamo uno dei luoghi più importanti del mondo non a un professionista dell’archeologia ma a un  prefetto, e poi a un commissario della protezione civile, che con i milioni destinati alla cura e la messa in sicurezza , ci ha fatto un po’ di fuffa per farsi pubblicità e carriera.
Non è un caso che il simbolo del disfacimento politico e morale, sociale e ambientale sia avvenuto a Napoli.
A Napoli dove esiste la pancia degli italiani.
La passione e l’arrangiarsi davanti alle difficoltà. A Napoli, dove la presenza del Vesuvio incombe e rende i pensieri delle persone che gli abitano intorno e sotto, necessariamente fatalisti.
Quanti corni rossi e madonnine agli angoli dei vicoli di Napoli.
Ma è da questa città che storicamente è sempre partito il riscatto degli italiani.
Dal principato di Capua in poi.
 Assorbendo i Borboni  trasformandoli  in napoletani, indolenti e ammuinanti, gli stessi  pronti alla rivoluzione con Masaniello, e poi alla difesa della prima repubblica giacobina.
E’ Napoli che si ribellò ai tedeschi durante le sue quattro giornate, non Roma né Milano.
Napoli.
Napoli che resiste al degrado, all’incuria, all’indifferenza dei governanti, affidandosi sempre alla speranza, “a’ da finì a nuttata…”, ma che quando decide il proprio riscatto, non si ferma più.
Forse è dalla Schola Armaturarum Juventus Pompeiani che ripartirà la riscossa.
Non certo dalla Stazione Leopolda di Firenze da cui non mi aspetto altro che non sia fuffa per un posto al sole.
Forse siamo al giorno prima della felicità, come scrive un grande napoletano.
E per questa volta non seguo il mio Leopardi nella convinzione della tristezza del dì di festa.
Lo seguo lungo i fianchi del Vesuvio, ad ammirare la Ginestra. Che resiste.
 E si riscatta con la sua bellezza e la sua forza.
 

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Buon lavoro Susanna

3 novembre 2010

 
Di lei mi piace la femminilità: guardare il "bracciale" che porta…
le belle gambe che non disdegna di mostrare ; la capigliatura da leonessa indomabile; la severità delle parole chiare e precise; il fisico prorompente di una donna vera; la caparbietà; i colori vivi e vitali;  il coraggio.
Che ci vuole coraggio per difendere il lavoro di milioni di uomini.
Una donna che sa cosa vuol dire essere donne oggi. Lavorare, tirar su famiglia, occuparsi degli altri.
Buon lavoro Susanna e quando il giorno ti sarà duro, pensa a tutte le donne che oggi hanno brindato al tuo traguardo.
P.S. Una donna che ama il mare e sa guidare una barca a vela è una donna di cui ti puoi fidare.

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Meglio

2 novembre 2010

Rispondiamo all'ennesimo insulto del premier Bersani: «Questi hanno già fatto colpo di Stato»

Mazzetta

Ce la possiamo fare

Iridediluce (Dott.ssa Fiorella Corbi)

L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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