Archive for the ‘etica’ Category

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Ha piovuto!

20 novembre 2013

Questa povera terra martoriata dai palazzinari, costruttori, menefreghisti, incompetenti, egoisti…

Questa terra non amata,  nè rispettata, questa terra TRADITA, è la regione in cui si muore di più per motivi di disastri idrogeologici.

Sono i sardi che l’hanno tradita, quei sardi che hanno votato Cappellacci, che prima l’ha avvelenata quando era responsabile della Società dell’oro di Furtei, che poi la voleva vendere agli esponenti della P3, e infine come ultimo atto prima di, speriamo cambiare regione di residenza, ha tolto i finanziamenti dell’Autorità di Bacino per la salvaguardia delle coste, e poi, se non l’avessero fermato al Ministero dell’Ambiente avrebbe modificato il Piano Paesaggistico Regionale, e ciascun Comune si sarebbe fatto un piano per costruire sull’unica ricchezza che questa regione possiede: la natura incontaminata.

 

 

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19 gennaio 2013

A volte mi sento un po’ stupida.
Da un po’ di tempo questa sensazione scomoda è molto frequente.
Mi capita ascoltando le persone, intorno a me, che parlano delle prossime elezioni politiche.
Dei partiti. Quelli nuovi e quelli vecchi.
(Ma anche di sport eh! Soprattutto della Juve e del Presidente del Cagliari ).
Mi sembra di avere scompensi di tempo e di spazio.
Ieri per esempio mi è stato inviato un video in cui Grillo rispondeva “l’antifascismo NON è un mio problema” a uno di Casa Pound che gli aveva fatto la domanda. Del tipo “menefrego” della Costituzione Italiana e di quello che è costata in lacrime e sangue .
(Traduzione: non respingo i voti dei nazi-fascisti e Macchiavelli mi fa un baffo).
Che uno dice, vabbè, accetto tutte le stronzate del comico, e rispetto la base del M5S che si impegna e ci crede… ma i fascisti no.
Per completare, oggi la sua deriva coi stivaloni e la camicia nera, fa la dichiarazione che i sindacati vanno fatti fuori, come i partiti etc.etc. Poi si rende conto che ha detto una stronzata di troppo e salva la FIOM e i Cobas…

Oggi pure Ingroia sbatte la porta…
Durante la presentazione delle liste.
Invece di fare una dichiarazione d’intenti contro la destra, attacca il PD che non si è messo d’accordo con lui, che rappresenta il sottobosco dei partitini che hanno fallito. Prima chiede pulizia e legalità, poi chiede accordi, desistenze, poltrone?
(ma perché non si è candidato per il PD? O SEL?).
Mi sa che soffre anche lui di narcisismo. E mi dispiace che è uno che rischia la vita, ma se lo fa per mettersi in mostra e si circonda di chi non ha mai costruito, ma ha sempre distrutto allora…
Che io non dimentico il compagno Bertinotti che, dall’alto delle sue serate mondane con il generone romano, fece fuori il governo Prodi, con un’intervista. Non dimentico nemmeno Di Pietro, che fece l’intesa con il PD prima delle elezioni e poi non la rispettò facendosi un gruppo per conto suo… e non dimentico Diliberto che da ministro manifesta contro il suo governo.
Ingroia usa la sua faccia per coprire il suo NON progetto politico. Che sono sempre più convinta che la protesta non basta.

Ma oggi il colpo definitivo me lo ha dato Pannella.
Uno può dire che è sempre stato un narciso, che farebbe qualsiasi cosa per stare sul palcoscenico, per fare notizia, per stupire ad ogni costo. Che però lui è quello del divorzio, dell’aborto, dei diritti civili. Lui è uno concreto.
Ma con i razzisti no. Con gli antiabortisti no. Con chi ha lasciato 10 miliardi di debito nella sanità laziale?
Eh,no! Quando è troppo è troppo.

Sarò pure un po’ scema, però io sto con chi dice queste cose a tutta una nazione:
“If, like me, you want this time to be different, then I need your help to make it different.” —President Obama OFA.BO/2voGWS

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Amazzone a chi?

13 dicembre 2012

     Io non lo so quando è successo, che una parola bella come “amazzone”, che ha fatto sognare alle donne mondi nuovi, dove prendersi la rivincita su un mondo maschilista e oppressivo, non lo so quando è successo e si è trasformata in un significante così poco dignitoso e caratterizzato dal tacco dodici e il capello biondo (sfumature varie), da sventolare al posto dei pensieri.
Era così emozionante, (per noi bambine che non potevamo vestirci da Zorro a carnevale), immaginare un popolo composto quasi esclusivamente da sole donne organizzate senza la presenza di uomini (o comunque, la loro presenza non era rilevante, in alcun senso); sognare un mondo che seguiva le antiche leggi del matriarcato e che vedeva la convivenza tra sole donne come la più perfetta.
Forse il mito delle amazzoni aveva avuto origine all’interno delle società guerriere, quando l’uomo era costretto a stare molto tempo lontano da casa per combattere e, di conseguenza, era la donna che doveva stare a casa e fare da capofamiglia; doveva badare al fuoco domestico, ai figli, ai campi e partecipare alle assemblee cittadine. L’uomo tornava a casa solo di tanto in tanto, in quanto era impegnato, per la maggior parte del tempo, in battaglia. In questo tipo di società nacque la ginecocrazia e la vita amazzonica, nonché l’eterismo, ovvero la pratica sessuale indifferenziata, vista solo come un sacrificio al quale era portata la donna, con l’unico scopo di dare un futuro al proprio popolo (come valeva per l’ape regina).
Le donne, le amazzoni, accettavano ospiti di sesso maschile solo in certi casi e periodi, e solo per necessità, come nel caso delle donne di Lemno, che ospitarono Giàsone e gli Argonauti e poi si unirono ai Minii. Giacevano con questi uomini e speravano di rimanere incinta al primo amplesso. I figli maschi che nascevano, nella maggior parte dei casi, venivano uccisi.
Ma potevano anche essere venduti come schiavi.
Le femmine venivano cresciute e abituate alla vita amazzonica fin da piccole.
Dicono sia esistito un regno della regina Candace in India. L’esistenza di regni amazzonici vicino l’India è attestata dai racconti dei cronisti di viaggi in Cina.
Poi le soldatesse di Gheddafi vennero chiamate amazzoni, e la parola ha assunto un significato di donna schiava.
A me fanno pena le parlamentari mendicanti un posto nelle liste e che applaudono in standing ovation a tutte le cazzate dell’ex-presidente del Consiglio. Santanchè Mussolini De Girolamo, Biancofiore, Gelmini (ahi che dolor…), etc.
Anni di lotte per raggiungere una parvenza di parità, rinunce e sacrifici per affermare diritti e doveri e ci ritroviamo con le “amazzoni” berlusconiane.
Appello alle donne di qualsiasi età: riprendiamoci le parole, non lasciamole rovinare dal qualunquismo del potere.

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E chi non batte con me…

6 ottobre 2012

Questo lunedì a Cagliari è stato rappresentato il Nabucco. Belle le luci, caravaggesche, belli i costumi, le voci. Coro incredibilmente autorevole.

Che poi uno le trova le risposte, quando si chiede come mai, a distanza di secoli il teatro, e ancor di più la musica,  continua a parlare al cuore delle persone e commuove e ti incanta e ti fa sentire partecipe dell’umanità. Orgogliosa di essere italiana. Anche in periodi neri come questi.

Il Nabucco è il grido di libertà di un popolo sottomesso.

E mi sono immaginata che effetto poteva fare sugli uomini che lottavano per il Risorgimento. Quando al grido” libertà-libertà”, seguiva il sommesso “va’ pensiero”  che mi è sembrato più un grido di ribellione verso il contingente che una sottomissione rinunciataria.

Dal loggione la musica era sorprendente, splendente, luminosa, e mi meravigliavo nell’ascoltare  i cantanti che si superavano in espressione e virtuosismo. Davvero ho pensato che Abigail prima o poi si sarebbe schiantata sul palcoscenico e avrebbe chiesto scusa (“non ce la faccio, Verdi è troppo difficile!”).

Invece tutto perfetto. Dopo il “Va’ pensiero”, la vibrazione è rimasta nell’aria per alcuni secondi e tutti silenziosi e incantati  dal rispetto unanime per la bellezza.

E stavo lì ad applaudire il miracolo di una, finalmente, opera degna del mio farmi 150 km per andare a teatro, (ho l’abbonamento, ma… rientrare da sola all’una di notte per le strade della Sardegna, non è il massimo), e mi spellavo le mani convinta, quando, alla fine, dopo l’applauso meritato al direttore d’orchestra, sei o sette Assiri (non li ho contati, e forse erano di più)… sono stati invitati a farsi avanti… dai cantanti e allora…

 hanno superato tenori e soprani, coro e direttore d’orchestra, si sono inginocchiati e tolti i caschi  hanno cominciato a batterli ritmicamente sul legno del palcoscenico. Ta-ta-tum    ta-ta-tum. E il pubblico teneva il ritmo battendo le mani.

Erano i lavoratori del Sulcis. Non importa se dell’Alcoa, della Carbonsulcis,  Euroallumina, erano gli operai sardi, sempre in lotta. Avevano accettato di fare le comparse per  poter comunicare con il pubblico del teatro lirico.

Ora immaginatevi la scena: tutto un pubblico elegante, in abito da sera, e pizzi e cravatte, questi melomani, la cui maggioranza ha superato da molto i 50anni che seguono seri e all’unisono il ritmo battuto dagli  operai, che lottano per il loro posto di lavoro, per la libertà dalle banche, dall’oppressione dei Grilli parlanti.

Io piangevo come una fontana, che ultimamente sono un po’ fragile emotivamente, e pensavo che non tutto è perduto se persone con culture diverse e senza problemi di lavoro (che andare a teatro costa… troppo…), si univano,  con-passione,  ai problemi di chi il lavoro non ce l’ha; non tutto è andato in vacca, se spontaneamente e con convinzione sentiamo i problemi di chi soffre, è diverso da noi:  ce la possiamo fare…

Possiamo uscire da questo pantano puzzolente in cui ci hanno infilato questi furbetti, non del quartierino, ma  nazionali, con aspirazioni alla trasnazionalità. (I soldi rubati li portano in qualche isoletta sperduta dei caraibi).

Ecco se le persone benestanti, borghesi, riescono a “sentire” il malessere degli “altri”, vuol dire che riusciamo a capire e a imparare, a far tesoro delle esperienze altrui.

E ci sarà sempre meno posto per chi da postino, diventato assessore provinciale e presidente nominato di un ente sociale, quando gli mettono la multa perchè con la sua “Ferrari” occupa il parcheggio per gli invalidi, buca le gomme dell’invalido che ha denunciato la sua arroganza.

Se non ci fossero state le telecamere nessuno avrebbe avuto le prove che viviamo oppressi da questa gente infame. Non ha chiesto nemmeno scusa, ha detto solo che ha fatto una cazzata, e che erano due anni che parcheggiava sempre lì. Quando si dice avere la faccia come il culo.

E speriamo che come a  Nabucco “gutta du kalidi”, ma che non si riprenda mai più.

 

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Cellino il narciso sradicato

25 settembre 2012

 (lo stadio Is Arenas un giorno fa)

In questa povera Italia non c’è tanto da divertirsi, almeno per noi poveri cristi che siamo rimasti attaccati allo spread tutta l’estate: ne andava di mezzo la tredicesima.

Poi chissà come e perché queste iene economiche si sono calmate e ci siamo potuti dedicare alla sola cosa che unisce e divide gli italiani e che ci fa sentire nazione: il calcio.

E quindi sotto con i nuovi allenatori, (Zeman forever), con gli schemi, con il calcio mercato (“che ci serve un centrocampista”).

Tutto questo dedicarsi al pallone, serviva per non pensare, per avere un attimo di respiro, per sentirsi liberi anche di dire qualche parolaccia, con gli amici e familiari davanti a un buon bicchiere guardando la partita.

A noi poveri umani che abbiamo scelto di tifare Cagliari, da quel dì che abbiamo avuto l’uso della ragione, non è dato.

Sono anni che mi lamento del presidente della mia squadra, anni che prima del campionato mi ripeto: “Niente, quest’anno faccio sciopero” ma poi, quando la squadra scende in campo tutto si ferma, e stai lì con gli occhi spalancati a cercar di capire se: “Ma si sarà ripreso Naingolan, e Conti? Ci manca la punta, cavolo, ma Ibarbo?”. Quest’anno però Cellino ha passato il segno.

Mi sono vergognata come una ladra, quasi che fosse una colpa tifare per i rossoblù.

Massimo Cellino ha senz’altro problemi di identità e ci fa scontare il suo narcisismo da padrone delle ferriere ogni campionato. Con lui gli allenatori sono trattati come se fossero operai della Fiat iscritti alla CGIL sotto Marchionne. “Alla prima che mi fai, ti saluto e…”.

Usa i tifosi organizzati come longa manus per ricattare sindaci, commercianti, giocatori.

Ma non era ancora successo che in tutta la sua megalomania, (si crede il padrone delle ferriere dei primi del ‘900), chiedesse ai tifosi di ribellarsi ad un’ordinanza delle istituzioni.

Che lui non è stupido: sa benissimo che in Sardegna gli animi sono esacerbati, non certo per il calcio, e che basta una fiammella per far esplodere le piazze. Contava su questo il signor Cellino: creare lo scontro tra le forze dell’ordine e i tifosi, per poi ricattare prefetto, questura, giornalisti : “Aprite lo stadio e basta”.

Che lui alle regole non ci sta.

Che lui si crede il padreterno perché con il suo sorrisetto riesce ad incantare FIGC Coni Galliani and co.

Che lui voleva fare uno stadio a pochi metri dalla pista d’atterraggio dell’aeroporto, perché i terreni erano suoi e…

Che lui non l’ha mai pagato il canone al Comune, ma voleva che il sindaco gli aggiustasse lo stadio, compito che invece gli spettava.

“E allora io vado a giocare a Trieste”. Voleva l’insurrezione armata dei sardi, come ai tempi di G.M.Angioy. Poi ha capito che non era conveniente portare la squadra ogni 15 giorni ai confini con la Slovenia.

Allora ha messo in croce un sindaco dell’hinterland che ci è cascato come un pollo, e si è accordato: “Ti faccio lo stadio nuovo, così mi faccio pubblicità”. Ma il tempo è tiranno, e lo stadio non è ancora in sicurezza.

Avoglia a dirgli che non può essere autorizzato l’ingresso ai tifosi. Non basta il prefetto, il questore… no.

 Lui vende i biglietti e gli abbonamenti e bon… poi si vedrà…

Le regole gli stanno strette. Come al suo grande punto di riferimento: quel Berlusconi che per il suo compleanno gli regala la comproprietà di Astori.

Ora: in Italia non c’è nessuno che rispetta le regole, perché tutti si credono furbi. Ma stavolta Cellino l’ha fatta grossa, pensava che anche questa volta gli andasse bene, un po’ di casino tanto per gradire e poi…

E poi la partita è stata annullata dal prefetto: “per pericolo di ordine pubblico” e il Cagliari penalizzato di tre punti tre… che noi che siamo sempre in bilico tra la A e la B, e per fare tre punti a fine campionato non ci dormiamo la notte.

Mi sono vergognata. Non ci volevo credere. E poi era un’occasione: non c’era Totti, né De Rossi, né Osvaldo, forse potevamo…. una seconda patita a porte chiuse certo non è il massimo ma…

Invece per questo uomo non cresciuto, che organizza serate rock per strimpellare la chitarra, che lui voleva essere il capo di un rockband, e ancora non gli è passata, lui che allo stadio porta il CD rochettaro da suonare a tutto volume, per tutti; questo ragazzo canuto che quando è inquadrato dalle telecamere fa scongiuri come se fosse un capo tribale, questo irresponsabile patentato, che ha la residenza a Miami, perché altrimenti il fisco gli porta via pure le mutande;questo accanito fumatore che dimentica di farsi la barba (come Marchionne), per far credere che lavora molto, questo Massimo Cellino ha avuto il coraggio di dire: “L’ho fatto per evitare il caos”.

E meno male che i sardi sono molto più in gamba di chi si crede loro padrone, e allo stadio non ci sono andati. Forse anche loro sono stanchi, finalmente, degli arruffapopoli.

 

 

 

 

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Puppato fiorisce tra i miei post

14 settembre 2012

Primarie sempre più vere  a sorpresa Laura Puppato

http://renatocappon.com/2012/09/13/intervista-di-concita-de-gregorio-a-laura-puppato-imperdibile/

Cliccando sul link si può leggere l’intervista di Concita De Gregorio a Laura Puppato, neo candidata alle primarie del PD.

 Uno potrebbe pensare “ma chi è sta Puppato?'” e cercare di informarsi. Che non tutto è dato per scontato e per immagini…

Del tipo che se Grillo non fosse stato un comico scoperto dalla TV, avrebbe faticato non poco a farsi conoscere.

Così come il Renzinano.

Laura incarna i miei pensieri e non la ringrazierò mai abbastanza per aver avuto il coraggio di esserci. Mi sento rappresentata ecco, non solo perchè donna, ma perchè sta come una ciliegia, sulla torta male espressa dei miei pensieri, che gli amici continuano a considerare troppo dolci. (tradotto “utopistici”).

Tra il post sulla polvere da sparo e la poesia amorosa della Merini (ricordata in radio da Fabio Volo che si chiedeva come mai si è sempre contro… qualcuno), c’è Laura Puppato, concreta e tonda come sanno esserlo le donne. Una che fa e ha fatto e non solo detto. (Suo figlio è nato mentre se ne andava verso la Bosnia ad aiutare gli slavi in guerra. L’immagine di una donna col pancione che si dedica agli altri, da un senso di pienezza d’amore verso gli altri che stupisce)

Perchè Bersani è una persona che stimo, ma sembra non avere le idee chiare sulla strada da intraprendere (e sembra Moretti in io sono un autarchico: “mi si nota di più se vado, oppure meglio che non partecipo”) e secondo me non vuole scontentare nessuno, il che non è possibile; Vendola lo adoro, è un poeta, ha le idee chiare, ma quando l’ho rivisti con i “falliti”  Diliberto e Ferrero, o lo stesso Cofferati, che mai avrebbe dovuto accettare di diventare sindaco di Bologna, (altra parentesi per dire che io ODIO i sindacalisti che poi entrano in politica, anche se farei una eccezione per Landini, forse perchè ha dichiarato che non si candiderebbe mai); dicevo che quando ho visto Vendola con i perdenti, che hanno sfasciato di tutto e di più, mi viene l’orticaria.

Di Renzi ho già detto nelle mie riflessioni, (molto animate) con il capo condominio, nel post sulla rivoluzione, due post fa.

Puppato mi ha rallegrato, tranquillizato, armonizzato, liberato i pensieri. La sua intervista è una delle cose più intelligenti che io abbia letto ultimamente, tra chi discute di politica… Lei è per la bellezza nella vita. Nel cibo, come nella natura, come nel lavoro. E tra le persone.

Puppato è oltre.

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Involucri

17 agosto 2012

 

Un breve ricovero in un ospedale di provincia italiana mi ha permesso di riflettere non solo sul mio corpo, che evidentemente non è fatto soltanto di pelle esterna, non è solo apparenza, ma è composto da tutta una serie di tubi, organi, pompe, spugne sui quali ho un controllo minimo e superficiale; spendo centinaia di euro per creme e cremine per levigare, rassodare, cancellare, sostenere il mio involucro e non appena c’è qualcosa che non va “all’interno”, non posso farci niente: mi devo rivolgere a un medico.

Il medico, di base, ti ammolla qualche antinfiammatorio, qualche sciroppo, antibiotici per sei giorni, e quando non risolve: ricovero in ospedale.

Ora. Solo chi ha frequentato per una volta, dal di dentro, questi luoghi che curano l’interno del tuo involucro, può capire. Dentro questi corridoi, queste stanze, non esisti più, non sei, scompari, nemmeno il tuo involucro conta.

Diventi un problema da risolvere.

Problema nr. 15 o nr. 3 oppure 27. Da risolvere con meno costo possibile e meno lavoro possibile.

Il costo è dato dagli esami e cure che gravitano sul budget dell’ ospedale, il lavoro è quello di medici e personale infermieristico che si arrabattano tra pazienti e tempo e scartoffie da compilare.

Ma

mentre i medici hanno (quasi) tutti una professionalità che si esprime anche in una sana competizione tra di loro, con speranze di passaggi di livello professionale, gli infermieri e gli OS (si chiamano così i vecchi portantini..) fanno a gara per strafottenza, ignoranza, superficialità, arroganza.

Per chi lavora da molto tempo nell’ambito,  i pazienti non hanno più idee, sentimenti, carattere, sono numeri ed involucri da manipolare, bucare, maltrattare, a volte offendere.

Non mi interessa conoscere le cause del loro malessere lavorativo, ma non dovrebbe essere permesso a nessuno di trattare una PERSONA come se fosse una cosa.

Mi hanno portato in sala operatoria che ero ancora sveglia, mi spostavano e mi legavano, continuando a parlare degli affari loro, come se io fossi un … non lo so come mi considerassero, senz’altro meno di niente. Per loro non avevo storia, né famiglia, né sogni, né paure.

Li ho pregati di addormentarmi perché l’angoscia stava avendo il sopravvento.

Questi giorni di dignità violata, di superficialità, di lungaggini burocratiche, sono stati gli stessi giorni delle Olimpiadi. I giorni in cui involucri perfetti, portavano sogni  e speranze di tanti corpi a sudare, girare, lanciare, picchiarsi l’un l’altro, per superarsi, primeggiare, vincere.

A volte a qualsiasi costo. Anche quello di rovinarsi l’interno dell’involucro con porcherie chimiche.

Ascoltavo le radiocronache nel mio letto scomodo, con le cuffie, per non disturbare i miei vicini di letto. Perché in ospedale devi dividere TUTTO con sconosciuti  con i quali si instaura velocemente una solidarietà del chi più può più fà, ma che è limitata dall’educazione e dalle abitudini. Quindi meglio le cuffie e il rispetto delle orecchie altrui.

Olimpiadi e medaglie d’oro, letti d’ospedale e  calcoli come trofei.  Gli stessi involucri, gli stessi corpi, trattamenti diversi per anime sofferenti.

Mazzetta

Ce la possiamo fare

Iridediluce (Dott.ssa Fiorella Corbi)

L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

milena edizioni

Casa Editrice (milena.edizioni@gmail.com)

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