Archive for the ‘calcio’ Category

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Figli di un dio minore

11 marzo 2013

C’è qualcuno che sui sentimenti che il gioco del calcio sollecita ci ha costruito un impero economico e politico, che gli italiani, forse come solo gli inglesi in Europa fanno, scandiscono i loro tempi  politici-sociali sul campionato del calcio. Quel furbacchione di B. non per niente chiamò il suo partito con lo slogan di chi è tifoso della Nazionale.

A Londra in qualsiasi pub si entri, a qualsiasi ora del giorno e della sera, oltre che fiumi di birra e aperitivi vari, scorrono sullo schermo piazzato in un angolo, le immagini di una partita di calcio. E c’è qualcuno che la guarda. Noi abbiamo  imparato a usarlo altrettanto bene quale fonte di diritti televisivi.

Perché il calcio è la metafora della vita. Il calcio avvicina, affratella, il calcio divide.

E’ l’unico argomento di cui, soprattutto in Italia, siamo signori e padroni. Si passano ore a disquisire sulla cornutaggine degli arbitri, e sugli schemi pro-Zeman o sul lancio lungo a seguire.

Il calcio è l’unico sport che tutti possono non solo seguire, ma anche praticare: basta una palla, un qualsiasi oggetto rotondo, ricavato anche da vecchi giornali accartocciati,che dieci ragazzi si trasformano in guerrieri urlanti nei piccoli cortili della scuola.

Il calcio è l’unico sport che fa sognare. Tutti possono addormentarsi illudendosi che il loro dribbling stretto li farà diventare come Murru, a diciannove anni in serie A.

Il calcio è l’unico sport che ti permette di sentire l’appartenenza a un gruppo, una città. Così come una volta ci si divideva tra Guelfi e Ghibellini, tra Cavour  e Garibaldi.

Il vero tifoso di calcio, prova nei confronti della propria squadra gli stessi sentimenti che si provano quando si ama.

Ti rendi conto che la campagna acquisti non ti ha accontentato,  che la tua squadra avrà difetti, ti farà soffrire, arrabbiare, trepidare?  Non puoi NON amarla. Non puoi far finta di niente. Lei fa parte di te.

Se pure ci provi e riempi quei novanta minuti di passeggiate, escursioni, viaggi nell’altrove,  prima o poi ci pensi, ti fai la domanda, urge sapere: cosa avrà fatto il …  segue nome.

La maggior parte delle volte però, la squadra da amare ha un articolo femminile davanti, e come una donna è da seguire, vezzeggiare, coccolare, da possedere , sia pure solo nei colori della maglia,  fino a perderci la testa.

E come per l’amore occorre essere giovani per tifare concretamente.

Per andare allo stadio con il sole e con il gelo. Con la pioggia che si infila nelle mutande, e il vento che ti fa lacrimare gli occhi. Occorre avere un pizzico di pazzia giovanile per abbracciare lo sconosciuto che hai accanto perché abbiamo pareggiato, o per infilare le più scandalose parolacce contro il terzino che ha messo fuori uso la caviglia del tuo unico e solo attaccante.

Ci vuole costanza e pazienza per fare centinaia di km e non trovare il posto sugli spalti che vorresti , soldi e rinunce per seguire i tuoi colori in trasferta.

Poi si diventa “vecchi”, arriva Sky e ti indivani… e si passa dal fare al solo vedere.

Ci sono libri, pubblicazioni, studi e ricerche sull’importanza del calcio nelle società alle nostre latitudini, ma soprattutto sulle devianze che si innescano sul calcio.

Ora, l’isola di Sardegna da molti anni ha una squadra in serie A, grazie alla sapienza calcistica del Presidente del Cagliari Calcio. Una specie di bullo poco cresciuto che però si intende molto di calcio e negli anni è riuscito a sopravvivere ad un campionato disumano, e a scoprire diversi campioni. L’ultimo: Ibarbo, giocatore colombiano che domenica ha segnato una tripletta.

Ma il Cagliari, per responsabilità proprio della sua presidenza poco rispettosa delle regole, e troppo collusa con la politica,  non ha una campo in cui giocare;  anzi ce l’ha, ma dentro non possono entrarci i tifosi.

 Is Arenas è off limits per gli amanti della propria squadra.

Perché il pretore ha deciso che …. insomma sembra che alla struttura manchino delle cose…

Solo a Is Arenas però, che basterebbe andare in tutti gli stadi italiani, meno che  in quello di proprietà  Juve, per trovare problemi ben più gravi. Ma al di là della polemica verso una “giustizia” che si differenzia per tempo e per luogo…

una delle immagini più tenere di quest’ultima domenica calcistica, è stato sentire i tifosi FUORI dello Stadio tifare per la propria squadra, gridare forte affinché i giocatori li sentissero, come una serenata all’innamorata chiusa in casa, per farle sentire il suo amore.

Ma questo sonoro appassionato, è stato superato dall’immagine del piccolo Cossu, arrampicato sulla rete, a fine partita, per abbracciare uno dei tifosi che si erano sgolati fuori dallo Stadio, e avevano seguito la partita dalle radioline, come una volta, udito i fischi dell’arbitro, immaginato i volti..

E il nero Ibarbo che corre lungo e dinoccolato, verso la rete butta la maglia oltre il confine invalicabile, ai suoi amorosi sostenitori. Che forse….

I sardi non hanno diritto ai sogni?

 Deve  arrivare un super prefetto come Achille Serra, incaricato dalla FIGC come consulente perché un Sindaco, un Prefetto, un Architetto, non vogliono assumersi la responsabilità?  

Perché hanno paura che un prefetto li metta dentro e butti la chiave..?

 I sardi penalizzati e in purgatorio, i delinquenti veri ricoverati di troppa luce.

I sardi sono figli di un Dio minore?

La risposta è SI.

 

 

 

 

 

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Cellino il narciso sradicato

25 settembre 2012

 (lo stadio Is Arenas un giorno fa)

In questa povera Italia non c’è tanto da divertirsi, almeno per noi poveri cristi che siamo rimasti attaccati allo spread tutta l’estate: ne andava di mezzo la tredicesima.

Poi chissà come e perché queste iene economiche si sono calmate e ci siamo potuti dedicare alla sola cosa che unisce e divide gli italiani e che ci fa sentire nazione: il calcio.

E quindi sotto con i nuovi allenatori, (Zeman forever), con gli schemi, con il calcio mercato (“che ci serve un centrocampista”).

Tutto questo dedicarsi al pallone, serviva per non pensare, per avere un attimo di respiro, per sentirsi liberi anche di dire qualche parolaccia, con gli amici e familiari davanti a un buon bicchiere guardando la partita.

A noi poveri umani che abbiamo scelto di tifare Cagliari, da quel dì che abbiamo avuto l’uso della ragione, non è dato.

Sono anni che mi lamento del presidente della mia squadra, anni che prima del campionato mi ripeto: “Niente, quest’anno faccio sciopero” ma poi, quando la squadra scende in campo tutto si ferma, e stai lì con gli occhi spalancati a cercar di capire se: “Ma si sarà ripreso Naingolan, e Conti? Ci manca la punta, cavolo, ma Ibarbo?”. Quest’anno però Cellino ha passato il segno.

Mi sono vergognata come una ladra, quasi che fosse una colpa tifare per i rossoblù.

Massimo Cellino ha senz’altro problemi di identità e ci fa scontare il suo narcisismo da padrone delle ferriere ogni campionato. Con lui gli allenatori sono trattati come se fossero operai della Fiat iscritti alla CGIL sotto Marchionne. “Alla prima che mi fai, ti saluto e…”.

Usa i tifosi organizzati come longa manus per ricattare sindaci, commercianti, giocatori.

Ma non era ancora successo che in tutta la sua megalomania, (si crede il padrone delle ferriere dei primi del ‘900), chiedesse ai tifosi di ribellarsi ad un’ordinanza delle istituzioni.

Che lui non è stupido: sa benissimo che in Sardegna gli animi sono esacerbati, non certo per il calcio, e che basta una fiammella per far esplodere le piazze. Contava su questo il signor Cellino: creare lo scontro tra le forze dell’ordine e i tifosi, per poi ricattare prefetto, questura, giornalisti : “Aprite lo stadio e basta”.

Che lui alle regole non ci sta.

Che lui si crede il padreterno perché con il suo sorrisetto riesce ad incantare FIGC Coni Galliani and co.

Che lui voleva fare uno stadio a pochi metri dalla pista d’atterraggio dell’aeroporto, perché i terreni erano suoi e…

Che lui non l’ha mai pagato il canone al Comune, ma voleva che il sindaco gli aggiustasse lo stadio, compito che invece gli spettava.

“E allora io vado a giocare a Trieste”. Voleva l’insurrezione armata dei sardi, come ai tempi di G.M.Angioy. Poi ha capito che non era conveniente portare la squadra ogni 15 giorni ai confini con la Slovenia.

Allora ha messo in croce un sindaco dell’hinterland che ci è cascato come un pollo, e si è accordato: “Ti faccio lo stadio nuovo, così mi faccio pubblicità”. Ma il tempo è tiranno, e lo stadio non è ancora in sicurezza.

Avoglia a dirgli che non può essere autorizzato l’ingresso ai tifosi. Non basta il prefetto, il questore… no.

 Lui vende i biglietti e gli abbonamenti e bon… poi si vedrà…

Le regole gli stanno strette. Come al suo grande punto di riferimento: quel Berlusconi che per il suo compleanno gli regala la comproprietà di Astori.

Ora: in Italia non c’è nessuno che rispetta le regole, perché tutti si credono furbi. Ma stavolta Cellino l’ha fatta grossa, pensava che anche questa volta gli andasse bene, un po’ di casino tanto per gradire e poi…

E poi la partita è stata annullata dal prefetto: “per pericolo di ordine pubblico” e il Cagliari penalizzato di tre punti tre… che noi che siamo sempre in bilico tra la A e la B, e per fare tre punti a fine campionato non ci dormiamo la notte.

Mi sono vergognata. Non ci volevo credere. E poi era un’occasione: non c’era Totti, né De Rossi, né Osvaldo, forse potevamo…. una seconda patita a porte chiuse certo non è il massimo ma…

Invece per questo uomo non cresciuto, che organizza serate rock per strimpellare la chitarra, che lui voleva essere il capo di un rockband, e ancora non gli è passata, lui che allo stadio porta il CD rochettaro da suonare a tutto volume, per tutti; questo ragazzo canuto che quando è inquadrato dalle telecamere fa scongiuri come se fosse un capo tribale, questo irresponsabile patentato, che ha la residenza a Miami, perché altrimenti il fisco gli porta via pure le mutande;questo accanito fumatore che dimentica di farsi la barba (come Marchionne), per far credere che lavora molto, questo Massimo Cellino ha avuto il coraggio di dire: “L’ho fatto per evitare il caos”.

E meno male che i sardi sono molto più in gamba di chi si crede loro padrone, e allo stadio non ci sono andati. Forse anche loro sono stanchi, finalmente, degli arruffapopoli.

 

 

 

 

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Germania – Grecia 0 – 1

22 giugno 2012

Stasera c’è una partita dei campionati europei caricata di significati che vanno oltre lo sport.
Buuttarla sul ridere è l’unica. Mi piace però ricordare grandi giocatori, che ho visto giocare e che stimo profondamente anche come uomini. Non avrebbero mai detto cazzanate. Parlo di Baggio (perchè è stato il migliore in assoluto) e Zola non solo perchè è sardo ma perchè ha cercato di migliorarsi sempre…

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#Fioroni e #Cassano due antitaliani

12 giugno 2012

E’ sintomatico che nei momenti di crisi economica e politica si finisca per parlare di omosessuali.  A qualcuno si deve dare la colpa… se le cose vanno male.

Sono i problemi irrisolti che riaffiorano come la spazzatura nascosta nell’acqua melmosa e stagnante, quel pattume che improvviso appare a ricordare che non è un lago ciò che osserviamo ma una discarica,  il nostro paese.  Parlando delle minoranze e dei diritti civili  si finisce per capire come e quanto il nostro paese è indietro di secoli e che la sua mentalità da maedioevo papista e ipocrita non ci permetterà di diventare un paese moderno nemmeno economicamente oltre che politicamente.

Si usano le minoranze per attaccare Bersani che vuole una legge sulle minoranze gay. Il Fioroni della situazione minaccia di candidarsi alla primarie, perchè il segretario invece che parlare di cose importanti (secondo lui…) parla delle unioni civili per i gay e non solo.

Lo stesso atteggiamento che hanno i destri quando ringhiano al governo di occuparsi di economia e non di giustizia.  Lo stesso atteggiamento che hanno i “sinistri” quando aggiungono che i problemi  sono quelli del lavoro e non anche che la legge 194 non viene applicata perchè tutti i ginecologi per fare carriera e diventare primari si dicono “obiettori”. Solo così il tedesco da il suo beneplacito.

Siamo un paese incapace di compassione, di ascolto, di condivisione.

Sappiamo ridere (che schifo i giornalisti sportivi che ridono alla risposta volgare e ignorante di cassano e i suoi froci) e parlare per ore delle strategie della nazionale italiana, mentre non riusciamo a fare una legge contro l’omofobia…

Adesso tutti a dire che cassano è ignorante, e che fioroni ha l’ 1%..  e quindi che non contano un …. niente!

Ciò non toglie che si parla di loro che ci riducono al tardo medioevo e non si parla dei problemi che li inducono a blaterare

Ora se io fossi

– Bersani: direi a Fioroni che le minacce le fa a sua sorella e gli direi fuori dai coglioni e vai a far casino da casini;

– Prandelli: direi a Cassano prima di studiare il congiontivo, l’italiano, e gli farei imparare a memoria l’art. 3 della Costituzione, poi… solo poi… lo farei allenare per la prossima partita… e forse rilasciare la dichiarazione in cui chiede scusa a tutti gli italiani per le cose che dice e ci fanno fare la figura di perecottari

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Panem et circenses

15 gennaio 2012

Oggi che il mio Cagliari si è preso un punto (meritatissimo) a Torino, con i due commentatori di Sky che continuavano a fare il tifo per la Juventus (che ha non so quanti milioni di tifosi annovera in Italia), trascurando noi poveri provinciali che in tutto siamo quanti mezza città di Roma; dicevo: oggi quando nello Yuventus Stadium (e poi siamo noi i provinciali…. e non  i padroni della Fiat. che hanno bisogno di chiamare il loro stadio privato in inglese, oltre che andare a Detroit a baciare il culo agli americani), dicevo…

Che in questi giorni mi è venuto in mente di come l’ex nano (nel senso di ex presidente del consiglio incapace), usi il calcio per gli allocchi che ancora gli credono.

Ma se ci pensiamo che Galliani è partito per l’Inghilterra per comprare Tevez, (non è che ha usato il telefono) o una video conferenza, o che la trattativa fosse ancora in corso, no no: è proprio partito affermando che tutto era concluso.

Quando? Mentre la Corte Costituzionale stava decidendo per l’ammissione o meno del referendun sulla legge elettorale.

Retropensiero:” SE questi giudici comunisti mi ammettono il referendum andiamo a votare, quindi faccio cadere il governo e mi compro Tevez così comincio la campagna elettorale”

Invece: la Consulta decide per la non ammissibilità e dieci minuti dopo il genero brasiliano del nano, che ha messo la figlia di 24 anni (due figli) come Vice presidente del Milan,  e che ama platealmente il giocatore, proprio come una velina, il Pato insomma manda una “velina” urgente ai giornali, per dire che lui sta bene a Milano e non vuole andare a Parigi,  (in un mese di tiritera e di abbracci con lancellotto, non si era degnato di dire mezza parola), dopodichè… Galliani da Manchester annunciava, niente Tevez.

Ora. O sono io che sono stupida o sono i milanesi che credono ancora alla befana.

P.S. Domani c’è Pescara Verona… Se Zeman vince è solo al terzo posto… chetelodicoafà. Lui è il calcio che mi piace. Come lo vorrei a Cagliari.

Mazzetta

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