Archive for luglio 2008

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urgenza di una legge sul testamnento biologico

28 luglio 2008
pubblico un bellissimo intervento della cdv Maria Antonietta Pirrigheddu alias   www.lunadivertro.it

Ancora un articolo che scandalizzerà i benpensanti. Probabilmente un’altra pia vecchietta scriverà un’accorata lettera di protesta a qualche giornale, come già è successo.
E’ facile scandalizzarsi delle idee degli altri… anche perché di solito non conosciamo affatto le nostre. Quelle che definiamo “opinioni personali” sono spesso idee altrui che ci sono state inoculate, magari fin da bambini, e che in realtà non abbiamo mai davvero analizzato. Le abbiamo accettate a occhi chiusi perché provenivano da una qualche forma di autorità: familiare, religiosa o più semplicemente popolare (sì, perché anche il “popolo” costituisce un’autorità, che però muta parere a seconda del vento).
Ben poche delle nostre convinzioni sono state maturate sulla base di esperienze o di attente valutazioni: perché pensare è faticoso, e si trova con facilità qualcuno che lo fa al nostro posto, naturalmente con il giusto tornaconto. Riuscire ad avere dei pensieri propri – che possono anche essere sbagliati, certo – significa essere liberi. Avere il coraggio di non nasconderli vuol dire impedire a chiunque di tenerci in suo potere.
Anche stavolta, dunque, darò scandalo cercando di riflettere su un argomento spinoso quanto attuale. Non chiamatelo “eutanasia”, per favore, perché mi riferisco a ben altro. C’è un nome diverso per la nostra ostinata opposizione alla morte naturale, ed è “accanimento terapeutico”.
Lo mascheriamo di perbenismo, sostenendo che solo Dio detiene il potere sulla vita e sulla morte, ma in realtà facciamo di tutto per toglierGli queste redini dalle mani. Non si tratta di stabilire quando e se sia giusto “staccare la spina”. Il ragionamento da fare è un altro: se un uomo è colpito da malattia irreversibile per la quale non vi sia alcuna cura, incamminato verso una morte certa, come possiamo permetterci di impedirgli di morire? Come pretendiamo di ostacolare il normale ritorno a Dio nel momento in cui è stato stabilito?
Temporeggiamo giocherellando con i tormenti altrui, indossando gli abiti di Grandi Sacerdoti che ne sanno più di Dio. E come ci sentiamo potenti in queste vesti, quanto ci sentiamo elevati! Siamo quasi onnipotenti: addirittura capaci di fermare la morte!
Per quanto tempo è giusto attendere il risveglio di un uomo in coma? Dieci anni? Venti? Forse possiamo porre la domanda in termini diversi: per quanto tempo riusciremo a mantenerlo – si fa per dire – in vita? Fin dove può arrivare la nostra perizia?
Certo, è più che legittimo tentare di tutto per riportalo indietro, attendere e sperare per un tempo ragionevole. Ma quando un uomo – o meglio la sua anima – si rifiuta di tornare, e sono solo le nostre macchine a dargli un respiro mentre il corpo si degrada e si accartoccia, qual è il limite tra speranza e ostinazione?
Nei rari casi in cui dopo molti anni di coma c’è stato un risveglio, questo ha significato per il soggetto il ritrovarsi forzatamente fuori dal mondo e dalla propria mente, nell’incapacità di essere davvero ancora vivo.
Un essere umano in stato di coma può comunicare – sebbene in modi impercettibili e a livello di sensazioni – con i propri cari. La famiglia conosce la forza fisica e interiore del proprio congiunto, e sa cosa lui desideri. Perciò, indipendentemente dal tempo trascorso, interrompere le cure contrastando il volere del paziente o dei suoi familiari significherebbe commettere un omicidio. Ma prolungare le cure a oltranza infischiandosene della volontà del paziente e dei suoi cari è un atto criminale, che non può essere giustificato da alcuna dottrina medica o religiosa.
Prendiamo ad esempio la storia di Eluana Englaro. Sedici anni in stato vegetativo permanente, mentre il povero padre chiede ormai da nove anni di porre fine all’accanimento terapeutico. Il monsignore che si è tanto scandalizzato della sentenza della Corte d’Appello – che finalmente ha preso una decisione – forse non crede nell’esistenza dell’anima. I casi sono due, infatti: o Eluana non ne possiede una, ed è solo un ammasso di carne in attesa della putrefazione, oppure abbiamo condannato la sua anima all’inferno per sedici anni. Un inferno che continuerà ancora per molto tempo, se qualche buona persona riuscirà ad impugnare la sentenza.
Ma con quale diritto teniamo un’anima prigioniera nel peggiore dei luoghi? Chi ci ha nominato suoi giudici? Siamo forse suoi padroni? E Dio chi è, allora?
Dio è sparito da molte coscienze, purtroppo. Siamo noi i nuovi dèi. Noi che tuoniamo dai pulpiti delle chiese contro i padri disperati che assistono al supplizio dei figli con le mani legate; noi che parliamo di diritto alla vita a chi vede i propri cari morire ogni giorno da anni. Noi che in nome di false ideologie abbiamo dimenticato cosa sia l’essere umano. Ma con quale coraggio pronunciamo la parola “carità”? Noi amiamo lo strazio e il tormento! Quelli altrui, naturalmente.
Anche quando abbiamo a che fare con malattie incurabili, grazie alle conoscenze mediche e tecnologiche siamo capaci di far sopravvivere un cadavere per anni, tra le sofferenze più atroci. Nella nostra superba moralità non ci toccano le umiliazioni e i dolori che infliggiamo ad un essere umano che non può difendersi. Purché respiri, lo obblighiamo ad essere un corpo che va in decomposizione prima di essere seppellito. Lo mortifichiamo costringendolo a farsi accudire in tutto e per tutto, violando la sua intimità fisica e psicologica. Alimentato forzatamente con liquidi artificiali, privato di quanto Madre Natura mette a disposizione dei vivi – il pane e l’acqua -, impossibilitato a muoversi e a parlare e allo stesso tempo preda di ogni tipo di spasmi, al punto da supplicare di essere ucciso, visto che la morte naturale gli viene negata. Verme, non uomo, senza più voce né dignità. Costretto dalla nostra bontà spietata a causare pene inenarrabili a coloro che più ama.
Abbiamo mai provato a stare accanto ad un nostro familiare in queste condizioni? Quando la morte sottratta passa da un corpo all’altro, da una psiche all’altra? Che diritto ha un medico, o un magistrato, o un rappresentante religioso, di condannare non soltanto un malato (la cui unica colpa è quella di aver esaurito la propria vita), ma anche le persone a lui care, altrettanto innocenti?
Ecco, è allora che tratteniamo nelle nostre mani il potere di vita e di morte, strappandolo a Dio. Così generiamo degli zombie, e di fatto impediamo ad un’anima di compiere il suo cammino. In nome di un distorto concetto di sacralità della vita, dimentichiamo la misericordia e commettiamo i peggiori soprusi.Forse è ora che cominciamo a riflettere sulla sacralità della morte.

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26 luglio 2008

A PROPOSITO DEL TEMPO

Lui era un professore americano morto due giorni fa per cancro. Divenne  famoso in tutto il mondo per la sua "ultima lezione" . Potete vederla  su you tube: Randy Pausch http://it.youtube.com/watch?v=k-rEHMic2KY  (io non sono riuscita a postarla, ho finito lo spazio sembra), ha i sottotitoli in italiano, e parla di tutti noi e dei nostri sogni . Merita i dieci minuti dedicati. Dice tra le altre cose:

 «Ho un problema di sistema. Benché abbia sempre goduto di forma fisica strepitosa, ho ben dieci metastasi al fegato e mi restano solo pochi mesi di vita». L’incontro finale tra il docente e i suoi studenti, tra ironia e riflessioni profonde, si era trasformato in un commosso inno alla vita. «Trovate la vostra passione e seguitela – disse -, non smettete di cercarla perché altrimenti ciò che state facendo è solo aspettare la Mietitrice». Lui, citato da Time tra le cento persone più influenti del mondo, la morte l’ha affrontata a viso aperto: «Non la battiamo vivendo più a lungo, ma vivendo bene e pienamente, perché ella verrà per tutti noi» aveva detto.

La frase più bella della sua prima lezione : l’esperienza è ciò che succede quando le cose non vanno come volevamo.

Nella seconda lezione Randy è molto pratico e ci indica come fare a non sprecarlo:

L’importanza del tempo. “Il tempo e’ l’unica risorsa che conta” – esordisce Randy – “ci focalizziamo molto sul gestire i nostri soldi, ma non facciamo lo stesso con il nostro tempo”. Quindi, come primo passo “iniziate a pensare al tempo come se fossero i vostri soldi e realizzare che non va sprecato”. E per capire che il tempo e’ piu’ importante riflettete sul fatto che “mentre sui soldi si puo’ sempre recuperare, magari guadagnando fra qualche anno quello che non si guadagna ora, con il tempo non si puo’ fare: fra qualche anno, non potremo riavere indietro il tempo sprecato ora”. Tutti diciamo che abbiamo troppe cose da fare: e’ un problema “sistemico” e quindi richiede una soluzione “sistemica” che i punti successivi cercano di delineare.

La motivazione. Per ogni cosa che si fa durante il giorno, dobbiamo chiederci “Perche’ la sto facendo?” “Qual’e’ lo scopo?” “Cosa accadra’ se scegliessi di non farla?”, mentre l’approccio che seguiamo di solito e’ di non pensarci e’ di dire “OK, lo faccio e basta”. Dobbiamo avere delle motivazioni chiare.

Un esempio di motivazione che funziona molto bene e’ trovare il lato piacevole (“fun”) delle cose. Il relatore lo evidenzia sfruttando il paradosso:  “Quando sento dire ‘ho un lavoro che veramente non mi piace’, io rispondo ‘beh, dovresti cambiarlo’ e se mi dicono ‘sarebbe molto faticoso farlo’, rispondo ‘Hai ragione, e’ meglio continuare a fare ogni giorno un lavoro che veramente non ti piace’”. Un altro forte motivatore e’ il potere del sogno: “Se ti rifiuti di sognare, sono sicuro che non lo farai”.

La scelta degli obbiettivi. “E’ pericoloso focalizzarsi semplicemente sul fare le cose al meglio, e’ piu’ importante scegliere le cose giuste da fare e poi farle adeguatamente”. Bisogna fermarsi un attimo e scrivere la lista degli obbiettivi importanti per vedere se le nostre energie stanno andando su quelli o sono principalmente dedicate ad obbiettivi che non fanno parte di quella lista.

La pianificazione. Una volta individuati gli obbiettivi, bisogna pianificare. Ogni giornata, settimana, semestre va pianificato. Il fatto che le situazioni siano fluide non puo’ essere una scusa per non pianificare. Si puo’ sempre cambiare piano se la situazione cambia. Gli obbiettivi grossi e complessi vanno sempre divisi in sotto-obbiettivi piu’ semplici da raggiungere singolarmente ed in tempi brevi. Qui Randy racconta di quando si era appena laureato (“ero un po’ naif!”)  ed aveva scritto come obbiettivo sul suo diario: “diventare professore universitario”. Un obbiettivo del genere va diviso in una lunga serie di sotto-obbiettivi piu’ semplici, che verranno progressivamente raggiunti nel corso degli anni richiesti per  realizzare l’obbiettivo primario.

La definizione delle priorita’. Di fronte alla nostra lista delle cose da fare (todo list), e’ necessario capire cosa va fatto prima. Un metodo molto usato e’ quello di farsi due domande per ogni attivita’ pianificata: (i) “E’ molto importante?”, (ii) “Richiede di essere svolta presto?”. Mentre tutti capiscono che le attivita’ con la massima priorita’ sono quelle per cui abbiamo risposto con due si’, un errore frequente viene compiuto nel decidere quali sono le attivita’ al secondo posto di priorita’. A questo secondo posto,  molti assegnano le attivita’ che hanno ricevuto un “no” (poco importanti) alla prima domanda ed un “si” (da svolgere presto) alla seconda domanda. Il secondo posto spetta invece a quelle molto importanti e non a breve scadenza (risposta “si” alla prima domanda e “no” alla seconda). Ci si dice erroneamente: “Non e’ importante ma e’ a breve scadenza e quindi devo lavorarci subito”, mentre ci si dovrebbe dire “Se non e’ importante, lo faro’ eventualmente quando avro’ finito le cose importanti!”. Su questo punto, il relatore ritornera’ anche in seguito, esortando a tenere in mente una parola dell’economia: “il costo delle opportunita’”. Quando dedichiamo delle ore a fare qualcosa per cogliere un’opportunita’, quelle ore non potranno piu’ essere spese per coglierne un’altra. Per questo bisogna impedire che opportunita’ non importanti “succhino via la nostra vita”.

Un altro errore tipico che si fa e’ ritardare le attivita’ a massima priorita’ quando non ci piace svolgerle. Cio’ fa perdere inutilmente tempo. Per evitarlo, fare la cosa piu’ brutta per prima. “Se devi mangiare una rana viva, non perdere troppo tempo a guardarla e se ne devi mangiare tre, inizia dalla piu’ grande”.

Colonna sonora : The way we were  Barbra Streisand

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24 luglio 2008

CORNUTI E MAZZIATI

 

 

 Fino ad un po’ di tempo fà pensare una legge che censiva gli zingari sarebbe stato impossibile. Contrastava con lo spirito europeo di libertà dei popoli.

Mentre l’Italia tutta, è immersa in una crisi, su tutti i fronti, di proporzioni metafisiche, gli italiani  che fanno?

Si affidano al Dott. Berlusconi che promette di far uscire dalle sabbie mobili il paese.

E lui come risponde?  Non cercando di risanare il degrado nella Scuola, la Sanità, tanto per dirne due…

Lui, anzi no, il Ministro dell’Interno, da lui nominato, un esperto tal Sig.Maroni, si inventa il nemico: gli zingari. Così questa gente pacifica, diventa il capro espiatorio di tutti i nostri mali, i responsabili del nostro degrado. E si parla di impronte, di minori nati per rubare, di zingari ladri.

Nello stesso tempo si vara la legge sull’immunità, che il potere non vuole "fastidi" nell’esercizio delle sue funzioni, lo sanno tutti. E mentre noi ci si sbraccia e ci si indigna sulle questioni di cui sopra, si vara una finanziaria che porta all’affogamento il paese.

In TV continuiamo a sognare l’America: che loro hanno un Barack per sognare.

E proprio mentre scrivo, sottotitoli in TV: “Berlusconi: chi ripagherà la mia immagine sporcata?”

Adesso ci chiederà anche il conto con la scusa della sua moralità immacolata, e con i soldi ci pagherà gli avvocati che gli hanno salvato il culo….

 

Colonna sonora: “Il cielo è sempre più blù” di Rino Gaetano.

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21 luglio 2008

DA UN VIAGGIO IN LIGURIA

mi son portata dentro la luna piena e un davanzale di mare, le essenze di Bernardo e una mucca e ….questo splendore di parole

…..Per i vichi marini nell’ambigua

Sera cacciava il vento tra i fanali

Preludi del groviglio delle navi:

I palazzi marini avevan bianchi

Arabeschi nell’ombra illanguidita

Ed andavamo io e la sera ambigua:

Ed io gli occhi alzavo su ai mille

E mille e mille occhi benevoli

Delle Chimere nei cieli: .   .   .

 

 

 

Canti Orfici di Dino Campana

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14 luglio 2008

NOBLESSE OBBLIGE

Notizia di oggi:  a Verona le prostitute praticano i saldi.

Si sono inventate il cuoricino con il loro nome sopra, da consegnare alla fine della prestazione. L’uomo ne raccoglie tre, lo presenta alla cassa e la quarta prestazione è gratis.

E se siamo a questo vuol dire che siamo alla frutta? Poveri uomini italiani che non ce la fanno più ad arrivare alla quarta settimana. L’unico dubbio è dove li nasconderanno i cuoricini per non far sapere a nessuno (mogli, fidanzate, amiche e amici, e men che mai a colleghi), che vogliono gli sconti. Che sono poveri insomma. Perchè è questo il peccato capitale a questo mondo: essere poveri. Per il resto si può dire e fare tutto: il Presidente del Consiglio insegna. Ma lui non ha bisogno di collezionare cuoricini di plastica, per lo sconto, lui le prestazioni delle sue “amiche”, le fa pagare direttamente a noi italiani. Vedi la buona Sanjust.

Noblesse obblige.

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10 luglio 2008

Pubblico  privato

Ho passato tutta la sera ieri a guardare i parlamentari discutere su questa legge che prevede che 4 persone 4 siano superiori di fronte alla legge. Mi indigna vedere la noia di fini che ha fretta, mi indigna l’alzare la voce del centro destra, le giravolte delle lega e degli ex msi, sono esausta, ma continuo a farmi del male guardando veltroni che sembra aver ritrovato tutta la sua verve di oppositore ma contro di pietro. Sono distrutta da questo parlareparlareparlareparlare che non servirà a fermare le camicie blù… alle ventidue arriva la telefonata di mia nipote che mi racconta (con spirito forte, voce calma, e anche qualche risata) che lunedì la operano di cancro (questa parola non la vuole mai dire, nè scrivere, nessuno, la scrivo per coerenza con le scelte di Lo’).

Lei candidamente mi dice che cerca di superare questo momento difficile, prima del ricovero, parlandone con tutti quelli che l’avvicinano come se fosse una cosa normale. Mi informa di quadrante sinistri e di…Purtroppo è una cosa normale, quante donne hanno attraversato questo problema: troppe; ma di persone coraggiose come questa mamma di due bambini piccoli ce ne sono poche. Se lei è così fortee coraggiosa, perchè io mi devo far spaventare da un vigliacco che scappa davanti alle sue responsabilità?

Il privato è molto meglio del pubblico che dobbiamo sorbirci in questo periodo.

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9 luglio 2008

Ode a Sabina Guzzanti.

Ti voglio bene piccola donna coraggiosa e incazzosa.

In questo paese dove tutto si sussurrà

dove lo scandalo non è responsabilità di chi lo compie ma di chi lo racconta

ti vorrei abbracciare e ringraziarti e dirti sorridendo:

hai ragione, se ne deve andare…

Mazzetta

Ce la possiamo fare

Iridediluce (Dott.ssa Fiorella Corbi)

L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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