Archive for febbraio 2012

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Ad occhi chiusi

27 febbraio 2012

Essere una piccola polpa, una polpetta, con otto braccia otto, per stare attaccata forever.

Aspettando che arrivi il polpo d’amor questa è d’ascoltare ad occhi chiusi.

Si sente l’acqua che scivola via.. e il fondo del mare infinito del nostro sperare.

Sssht….

http://youtu.be/UH-ITyd_61c

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Pollock cacio e pepe

22 febbraio 2012

Mostra Guggenheim Roma: "Numero 18" di Pollok

In questo ponte carnavalesco, ho trascorso una mattinata al Palazzo delle Esposizioni dove ho visitato una mostra bella e ben ambientata, dal titolo il Guggenheim l’avanguardia americana 1945-1980

Peggy Guggenheim con la sua sapienza e  l’occhio lungo, raccolse i lavori di artisti che cercavano nell’America la libertà di sentirsi turbati dalla guerra e  dell’arte, e che esploravano mondi nuovi, non solo metaforicamente

E’ stata una fortuna avere a disposizione per la propria anima queste opere. Le rincorrevo da un pò,  mancavano alla mia passione, sarei dovuta andare in America, il che, per ora,  la vedo difficile.

Una prima impressione (espressionismo astratto 🙂 ) è l’accostamento da ossimoro di opere astratte esposte in locali che “riproducono”  il classicismo. Un affronto per colui che fece costruire questo freddo e buio palazzone, con colonne imponenti e lunghi scaloni .

Tanto per dire come passa il tempo; e mai quando fu costruito si sarebbe immaginato che avrebbe un giorno ospitato quest’arte degenerata.

Il tempo passa e per fortuna.

In mostra era collocata anche un’opera di Hueber, sul passaggio del tempo, davvero sorprendente.

Ma il mio preferito è Pollock. I suoi lavori sembrano improvvisati, ma basta soffermarsi un pò  per capire l’armonia, l’ equilibrio, la ricerca: dei colori, dei segni, del gesto.

Ho girovagato nell’ordine così poco astratto 🙂 in cui sono suddivise le opere.

Silenzio e sorrisi; che è bello ritrovarsi tra persone che pagano per riempirsi gli occhi di bellezza e intelligenza.

Alla visita  ho invitato una amica che di arte non è proprio una estimatrice, ma che ha gradito, anche perchè io ero così entusiasta che devo averle trasmesso il mio appassionato interesse; e spiegavo, parlavo, rispiegavo, e devo esserle sembrata un pò esaltata.

La riflessione finale è stata che dal dolore nasce sempre una costruzione positiva: di parole, musica, o colori. In questo caso anche di nuova forma.

Per cui, ora, mi aspetto un esplosione di giovani artisti italiani che manifestano questa crisi disastrosa, (Roma l’ho trovata sporca, triste, opaca, grigia, un suk arabo: confusione e rumori).

Poi io e la mia amica siamo andate a mangiarci due tonnarelli cacio e pepe al Rione Monti e ci siamo raccontate la vita.

Stamani mentre andavo al lavoro e ripensavo alle emozioni (non solo del cacio e pepe), mi sono sentita una ragazza fortunata e mi è venuto spontaneo cantare.

 

 

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La finestra socchiusa

17 febbraio 2012

Forse non tutto è perduto se gli uomini di casa e non, affermano molto incazzati che le tre signorine al festival sono proprio cretine.

Come ci fosse una rivoluzione. Dopo tanti culi e tette sbandierati sotto il naso di bambini e donne disgustate, anche gli uomini sono entrati nel gruppo umano ragionevole che pensa e DICE che non basta che una tipa sia figa per pensare che possa  Essere.

Donna, cantante, presentatrice, ballerina, showgirl, impiegata, manager, ministro.

Forse con Sanremo si è raggiunto il limite massimo, anche nello spettacolo, e il genere maschile ha aperto finalmente gli occhi, non solo sull’inguine di Belen, ma sulla sua volgarità.

Qualcuno si è sentito  offeso nel realizzare che una donna ha pensato che bastava mostrare il proprio inguine per essere innalzata a star delle presentatrici, essere apprezzata, essere accettata.

E la ragazza italiana (sarda) che non sa muoversi, parlare e riesce sempre a fare la parte della cretina? Ne vogliamo prendere atto?! Sta lassù solo perchè ha fatto da schermo al George nazionale.

Poi arriva la creatura dallo spazio, con tanto di collare, e fino a quando sta rigida sullo schermo senza aprire bocca uno ammira, ma appena apre bocca, ci si chiede perchè debba essere pagato un cavallo per nitrire sul palco.

Insomma gli uomini finalmente si ribellano all’uso improprio che si fa della figa femminile. Se ne fossero accorti prima non avrebbero accettato la Nicole o la Mara, ma nemmeno quelle ( a Roma c’è un aggettivo a loro molto adatto, che le identifica una parte per il tutto), quelle che per aver succhiato, non un gelato, un giorno sono state portate nel luogo dove si decidono le sorti degli italiani.

Come si ribellano oggi, gli uomini,  a che vengano presi per minorati psichici, (senza cervello pensante, tutti organo riproduttivo), si sarebbero dovuti ribellare a che venissero pagate con i loro soldi le “amiche” del capo.

Non vorrei che questa sollevazione popolare contro le oche giulive (non del campidoglio, che quelle almeno sono servite a qualcosa), nascondessero l’ipocrisia, sempre latente nei miei compagni di viaggio. Non vorrei che di giorno si lamentino dell’uso improprio di figa, e di notte la vanno a cercare sul web. Che mi sono sempre chiesta perchè c’è questo appassionato gioco a voler fregare le donne sui valori dei rapporti umani. Rispetto, dialogo, condivisione, di giorno, e tutte troie di notte.

Se si rispettassero di più, e ci rispettassero di più… preferirebbero la bellezza piena di significato.

Spero di non illudermi di aver provato una sensazione come di finistra aperta per cambiare l’aria.

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Tagli ritagli e frattagli

14 febbraio 2012

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Taglio alla crisi

12 febbraio 2012

Una seduta dal parrucchiere è quanto di più istruttivo possa esserci per studiare dal di dentro, ciò che c’è al di fuori.

Crisi o non crisi le donne non rinunciano al taglio di un buon parrucchiere, si consigliano tra di loro, girano nel quartiere tra un salone e un altro, fanno chilometri, finché non trovano chi le accontenta e finalmente instaurare un rapporto di non condivisione tra sconosciuti di ciò che ci preoccupa di più.

Dopo due anni in cui, per la prima volta,  mi son fatta allungare i capelli fin sulle spalle, in un rigurgito di femminilità, dopo averli tagliati sempre corti e maschietti, sono andata a Cagliari dalla mia parrucchiera preferita.

Ha un salone al centro di Cagliari, frequentato ormai solo da “signore”. Donne che lavorano, che hanno da spendere per sentirsi in ordine o belle. Le giovani ci lavorano, in orari non da schiave cinesi, ma senza soluzione di continuità dalle nove alle sette di sera, a volte le otto, sempre in piedi, sempre di corsa.

La padrona si occupa dello stile, del taglio, ma non disdegna di lavare i capelli, o di asciugare; dirige con professionalità e sapienza, senza atteggiamenti di superiorità. Una bella donna che ama il proprio lavoro, e che è riuscita a realizzare la scommessa del riconoscimento, in una piccola città di provincia.

Il locale, piccolo e accogliente, un po’ snob, è un luogo in cui ti senti coccolata, capita, accontentata. Ti offrono il caffè, e ti raccontano.

Dopo due anni, la crisi è affiorata anche lì.

Nessuna frenesia, non tutte le poltrone occupate, tutti i lavoranti un po’ “ingrassati”.

La responsabile no.

Insieme, abbiamo deciso che mi volevo un po’ femminile quanto basta per non sentirmi di genere indefinito, e dopo aver deciso di che colore mi sentivo, ho ascoltato nell’ordine:

–      la padrona lamentarsi del poco lavoro e ammettere che se continua così dovrà licenziare qualcuno;

–      la lavorante storica (undici anni di apprendistato), che è arrabbiata con tutti: partiti, governo, politici autoblu, sindacati. “Bisogna essere tutti uniti, chiudere tutto, che se io sciopero lei mi licenzia”;

–      le clienti: quelle ricche raccontare del viaggio prossimo venturo in Guatemala, o della borsa di Gucci vista in tale vetrina; quelle “povere” come me, in silenzio con il senso di colpa avvinghiato al collo, che non se ne andava pensando al conto finale.

Sono uscita da lì con la certezza di essere una donna contemporanea.

Quando si è in crisi e si vuole una piccola spinta verso la positività, ci si regala un lusso. Piccolo, ma che sia lusso.

Mi sentivo bene, dentro e fuori. Aveva smesso anche di nevischiare, che ero preoccupata per i miei ricci nuovi nuovi.

In via Roma mi specchiavo nelle vetrine e provavo un piacere immenso nel non riconoscermi. Sono entrata alla Rinascente e mi sono comprata un eyeliner magico, e ora assomiglio a Gina Lollobrigida in Trapezio.

Perché la crisi fa tornare indietro al passato, ai giorni che gli italiani conoscono bene. E’ normale pensare che se si è superato un periodo come quello, nel dopo guerra: fame e distruzione, ingiustizie e piano Marshall, si riuscirà a superare anche questa di crisi.

Ora assomiglio a mia madre da ragazza.

Con molte speranze in meno.

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Piccoli e neri

5 febbraio 2012

Penoso.

Non c’è altro aggettivo per qualificare la scelta del sindaco di Roma di giocare allo scarica barile.

 E’ lo sport preferito dagli italiani, da Mussolini in poi.

Non abbiamo vinto la guerra per colpa dell’Esercito che remava contro. Così affermavano i fascisti, e ancora oggi ripetono i nostalgici, per difendere le scelte disastrose di un mascalzone megalomane.

Evidentemente Mussolini incarnava molto bene lo spirito dell’italiano medio, che ha sempre necessità di appoggiarsi a qualcuno,  e che non vuole però mai assumersi una responsabilità.

Lo seguì nel comportamento la monarchia, che lasciò soli gli italiani in mano ai nazisti. E poi a seguire i democristiani che si fecero aiutare dagli americani negli anni ’60, e attraverso i loro servizi segreti ci servirono qualche strage, tanto per non permettere l’ascesa del PCI, oltre il 38 %.

E ancora e ancora. Fino al ministro a cui hanno comprato una casa a sua insaputa. Fino a Rutelli firmava bilanci in cui un partito, che non c’era più da due anni, pagava consulenze per 5 milioni di euro.

Alemanno è nel orso della storia.

La prima cosa che ha fatto non è stato chiedere scusa ai romani per una giornata tragica in cui le sue ordinanze contraddittorie hanno fatto più guai che altro; no, la prima cosa che ha fatto è stato strillare che lui non ha colpe che le colpe sono della protezione civile.

Che quando c’era lui si stava meglio.

Lui non è Mussolini ma Bertolaso, quello corrotto e con la faccia talmente tosta da affermare che i massaggi nello sport village a mezzanotte erano per la cervicale.

Ma tanto gli italiani hanno la memoria corta.

Poi ci si chiede perché nel mondo non hanno fiducia negli italiani, perché non si fidano di noi, perché lo spread, certamente in un contesto di crisi mondiale, continua ad essere ingiustificatamente alto.

E’ che siamo piccoli e fragili come i bambini dell’asilo che pestano i piedi e piangono e sono pronti a puntare il dito: “Non è colpa mia….”  

Siamo? Veramente sono…

Sono i partiti, i sindacati, i governi… poi arriva un professore di destra che decide qualcosa e sono tutti pronti a gridare al miracolo.

Ma se un sindaco non si assume la responsabilità, se un partito, un governo, un…

Poi non è facile pensare che possiamo fare a meno di un sindaco, un partito, un governo.

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Imprevisti

2 febbraio 2012

E’ inverno, e fa freddo. Non credo sia un imprevisto. Da quando ero una bambina delle elementari sò che il nord italia ha un clima continentale:estati calde, inverni freddi. Per questo non mi spiego questo dispiegamento dei media che occupano gran parte dei minuti a disposizione per comunicare che a Torino ha nevicato e a Milano hanno dovuto spalare e gettare il sale per le strade. Echec… non è un imprevisto: è la normalità!

Non è previsto che un treno con duemila persone a bordo, sia bloccato in mezzo al nulla, senza che nessuno intervenga per SEI ORE SEI. Roba da arrestare tutte le FF.SS.(penso ai bambini, ai vecchi, ai deboli e fragili, su quel treno, senza mangiare e senza riscaldamento)

E’ inverno e c’è la crisi. Non è imprevisto nemmeno questo. Chi da anni gridava alla luna che eravamo governati da incapaci, corrotti e incoscienti, se lo aspettava. Eccome se se lo aspettava. Come si aspettava che venisse chiamato il tecnico per il lavoro sporco. Che i partiti non hanno avuto il coraggio di andare a votare, con questa legge elettorale, (a ragione, ma si sbrighino a farne una che mi sento imprigionata). Come ci aspettavamo che il cetriolo cadesse sempre nel culo dell’ortolano. O l’ombrello di Altan nel culo dell’operaio. Echec… non è un imprevisto: è la normalità!

Non è previsto che il presidente del consiglio di un governo tecnico vada in TV (di proprietà del nano), per ringraziarlo e dire che sono sempre in contatto, e per dire ai giovani che fare sempre lo stesso lavoro è noioso. Roba da rimandarlo in Europa a litigare con Microsoft. Penso al PD che sostiene questo governo di destra, nemmeno tanto sotto copertura, penso a tutti quegli italiani senza lavoro, ai precari, ai giovani costretti ad andarsene dall’Italia…

Questi l’Italia non sanno nemmeno da cosa è fatta. Non solo di banche Monti, non solo…

Mazzetta

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