Archive for agosto 2011

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si ricomincia

31 agosto 2011


Domani gli insegnanti si ritroveranno nel primo collegio a discutere di classi pollaio, di soldi che non ci sono, e di difficoltà varie: forse non ci saranno ATA  per i laboratori. Mariastar ha detto che è tutto a posto, che verranno assunti nuovi insegnanti, nuovi bidelli, nuovi tecnici.
Solo che non si ripianano nemmeno i pensionandi…

Vorrei mantenere uno spirito positivo, nonostante….

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Mani di donna

25 agosto 2011

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Io amo questa donna.
Coraggiosa e indipendente. Per essere arrivata lassù, deve aver impegnato un sacco di energia e pazienza.
Mi piace ciò che comunica, non solo a parole.

La intravedo in questi giorni di scirocco tra un mio tuffo e una loro serata antropologica, difendere anche i miei diritti. Da sola contro tutti, compreso fioroni. (Che non so cosa aspetta a portare il suo turibolo dal casinaro).

Nelle sue parole ritrovo ciò che vorrei poter gridare alla santamariastella e a tutti e 316 nani..

P.S. Per il mio condominio: appena posso vengo a prendere un aperitivo rilassante dal bar. Vivere in Sardegna comporta moooolti ospiti. Benvenuti e amati, ma impegnativi… Vi penso. KISS

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Francesc Fàbregas

17 agosto 2011


Uomini belli che inseguono sogni e poi li acchiappano.
Uomini belli che vogliono tornare a casa, non importa quanto ci metteranno ad attraversare tutto il mare.
Uomini belli che giunti all'incrocio sanno quale strada scegliere.
Uomini beli che vogliono la maglia nr. 4, che indossava Pep Guardiola, quello da cui vogliono essere allenati.
Uomini belli che rinunciano a milioni di euro (o sterline) pur di essere liberi di fare ciò che vogliono da sempre
Uomini belli che pagano invece che essere pagati (Il Manchester City lo voleva per 56ml, il Chelsea non ne parliamo, che i russi hanno la malattia del tutto che non hanno avuto).
Uomini che sanno che vinceranno almeno due campionati in cinque anni e una coppa dei campioni e per questo verseranno di tasca propria 5 ml all'Arsenal che lo ha ceduto con lo sconto, perchè il Barcellona più di 29ml non scuciva.
Uomini nuovi, uomini belli, non solo dentro.

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il pollo con i peperoni

13 agosto 2011

 Il Ferragosto era sempre un giorno di mare. Andavamo dai nonni.
I due vecchietti partivano con la loro utilitaria da Albano verso la costa, prendevano in affitto una casetta per tre mesi, a Fiumicino, perché nonna potesse respirare l’aria buona la mattina, camminando lungo il mare. E noi qualche volta li andavamo a trovare.
A noi ragazzini faceva impressione la sabbia nera, ferrosa, che scaldandosi al sole diventava un ferro da stiro.
Ci facevamo il bagno in quell’acqua verde gialla e ci sembrava un paradiso.
Poi a mezzogiorno ci avviavamo.
A casa dei nonni ci aspettava il pollo con i peperoni.
Nella tradizione romana, il pollo coi peperoni, a ferragosto si portava al mare, nella stessa pentola di cottura, con legato intorno, a chiusura non ermetica un canovaccio, che serviva anche come presa per trasportare il tegame.

Il pollo coi peperoni era quasi sempre preceduto da un timballo di pasta.
Così sotto gli ombrelloni, che si partiva in due tre famiglie, il piatto della pasta serviva anche per il pollo. Alla fine c'era sempre un'anguria enorme, gigantesca, dolcissima.
E mi sembra di risentirlo l’odore dolciastro della carne di pollo e quello della cipolla, mischiato al profumo acidulo dei pomodori e all’amaro dei peperoni.
 E se capitava un peperone piccante, erano guai…

E’ l’odore dei miei ferragosti felici e incoscienti. Quando tutto era possibile. Quando la curiosità per la vita mi rendeva attenta e concentrata.

Ora il pollo con i peperoni è difficile da cucinare.

Il pollo del supermercato, non regge la cottura: si sfascia, si sfalda, si stacca dall’osso e diventa un insieme di pezzetti di carne insapore.
I peperoni sono tutti dolci, tutti gialli o rossi, che i verdi non li vuole più nessuno, e sono gonfi forse di ormoni.
Occorrerebbe trovare il contadino che ti vende un pollo vero. Ma poi lo devi pulire, spennare, e io…. non saprei farlo… poi andare in campagna a cercare un benedettino che coltiva peperoni veri e non di plastica.
Poi dedicare un ora del proprio tempo, per pulire, rosolare, girare, assaggiare di sale, etc. e poi chi se lo mangerebbe… che proprio non è un piatto leggero.

Non c’è più il pollo con i peperoni di una volta.

Mio nonno mentre gustavo una coscia, di nascosto mi faceva assaggiare il suo vino, fresco e profumato, un Frascati doc, per lui sempre troppo vivo di colore e da filtrare ancora. E con quel segreto nel cuore, mi addormentavo, sul divano ricoperto di cretonne a fiori, nel fresco della cucina in penombra, mentre nonna lavava i piatti.
 

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Tipi da spiaggia

10 agosto 2011

 Arrivano in spiaggia in tarda mattinata.
Tutti i medici e salutisti avvertono che occorre prendere il sole nelle prime ore della giornata, quando il sole non tramuta la pelle in carta abrasiva loro, se ne fregano.
Arrivano alle undici.
Ma ho il tempo di studiarli con curiosità questi uomini che pagano la crisi presente e pure quella prossima ventura con scazzi e frustrazioni varie.
Se hanno famiglia, si sono attrezzati con una specie di carrellino con due ruote, una sorta di sdraio mobile su cui hanno caricato mezza casa. Perché venire al mare non è più asciugamano e cappellino… ci vuole l’ombrellone, la spiaggina di plastica, il frigo, i giochi dei pupi, la borsa con l’olio abbronzante, le creme anti… tutto.
E mentre le signore incedono con i loro copricostumi di lino bianco trasparente, loro sono più avanti, lungo il bagnasciuga che regge le ruote, e si fermano si girano e: “Va bene qui?”
La risposta non è mai SI.
“Andiamo più avanti, più indietro, laggiù, lì dietro”.
Loro assolvono il ruolo con la severità del compito conviene. Ubbidiscono, sistemano, scavano più in là, più su. Mentre la mamma ha già detto un paio di: “No, questo non si fa, non entrare in acqua, non tirare la sabbia a tuo fratello, smettila, vieni qui che ti spalmo la crema”.
Il capo di casa scava un fosso per l’asta dell’ombrellone. Usa  aggeggi vari, tra cui una specie di escavatore di plastica in grado di sbucare dall’altra parte del mondo.
Più il buco è profondo, più loro si sentono soddisfatti. Sono in competizione con la terra in quel momento.
Poi c’è il filo da tendere… così si parte novelli Indiana Jones alla ricerca della pietra che sorregga l’ombrellone, in caso di vento, all’ombra del quale ha piazzato le provviste per due giorni.
Sono uomini stanchi, sbuffano, hanno un filo di pancia e tanta tristezza negli occhi.
Vorrebbero essere altrove, si vede. Poi si tuffano e giocano con i bambini e anche loro per un attimo si riprendono la vita.
Poi ci sono gli uomini che fanno i papà solo d’estate.
Sono quegli uomini che lavorano come pazzi dalla mattina alla sera e i figli non li vedono quasi mai. Non sanno giocare, non sanno parlargli, non sanno come comportarsi con un essere a cui non possono nemmeno  insegnare a nuotare… non ce n’è bisogno, i loro figli sono tutti già squaletti, che vanno in piscina tre volte a settimana dopo il tennis…
Ho sentito uno di questi padri parlare al proprio figlio della Saras, dal punto di vista economico, Giuro! Mentre passeggiava con lui sul bagnasciuga. Il piccolino avrà avuto sei anni gli ha risposto : “Ah, si ho capito!”
Poi ci sono i papà ricchi, quelli che stanno in prima fila nell’ombreggio, con il telefonino sempre all’orecchio, ma solo dopo aver spalmato la signora tiratissima, costume Chanel, capelli biondi e orecchini etno, che tanto i bambini sono guardati dalla filippina, che però non può stare sotto lo stesso ombrellone.
Poi ci sono i ragazzi, quelli che vengono al mare per cuccare… hanno gli occhi spiritati dietro a tette e cosce, e si vede lontano un miglio che giudicano, si leccano i baffi, discutono, cercano di mettersi in evidenza. Corpi non ancora formati, spalle ancora strette, ma giocosi, allegri casinisti. Tra le mani: racchettoni o palle rompicoglioni.
I gay li riconosci da lontano. Sono belli, felici. Corpi statuari, abiti snob, senza ostentazione, bermuda e petto nudo… camminano veloci verso la parte più appartata della spiaggia. Un asciugamano e collanina al collo. Permesso a volte un orecchino. Tutte le donne della spiaggia pensano al loro passaggio: “Quanto spreco”
I signori anziani non sono mai soli, hanno sempre una compagna, e sono tutti “benestanti”. Parlano veneto, piemontese, campano. Hanno asciugamani firmati e borsoni Francorosso. Parlano sempre dei luoghi visitati in precedenza, facendo paragoni.
I ragazzi innamorati in coppia agguantano la ragazza e la bagnano, la stringono, la costringono ad abbracci improbabili in acqua, e la ribaciano, e sono appiccicosi e sono sempre affamati. Di tutto. Continuano a guardare le donne, ma di nascosto.
Se sono in gruppo le ragazze parlano di estetiste e parrucchiere, e loro di calcio e Formula 1. Fanno gare in acqua e si misurano i pettorali come i trichechi.
I bagnini sono meravigliosi da guardare, neri come prettedde, capelli imbionditi dal sole raccolti in code, ofermati con cerchietti, corpi tatuati nei punti giusti, atletici e misteriosi. Sempre un po’ annoiati, sorridono solo alle strafighe.
Poi ci sono i solitari. Quelli con pantaloni safari, camicia bianca, scarpe basculanti, igienisti e scostanti. Non sopportano i ragazzini, le donne vocianti, le risate, i giochi. Leggono il Corriere della Sera.
Ho la fortuna di poter frequentare una delle spiagge più belle del Mediterraneo, ginepri e mirti a sfiorare l’acqua cristallina, rena candida e pulita, riparata dal vento, e silenziosa. Ovviamente meno in agosto. Ma le ore mattutine dalle nove alle undici mi regalano due ore di riconciliazione con dio.
Ma il momento più bello delle mie due ore di sole è quando, dopo aver  raccolto tutto nella mia borsa di paglia mi avvio verso il parcheggio. Mentre cammino sul bagnasciuga, cerco tra le sdraio e gli ombrelloni i lettori.
I lettori di libri e riviste, ma anche fumetti.  Giornali.
Cerco di carpire il titolo del libro che stanno leggendo,  inchinandomi a raccogliere sassi inesistenti.
 “Si l’ho letto, no, questo no…”
E se è uno dei libri che mi sono passati per le mani, mi vorrei fermare, parlare, chiedere: “Ma le piace, che ne pensa? Secondo me è un’operazione di marketing….”.
Godo nella condivisione delle stesse parole lette, delle stesse storie analizzate, della mia essenza di umana. Con lo sconosciuto parlerei anche di un Tex d’annata. Ma non succede mai, che avanzi sotto l’ombra per: “Buongiorno! A che pagina è arrivato, le piace il personaggio del barone?
L’altro giorno un signore già anziano , ma abbagliante con la sua abbronzatura e i capelli bianchi, sfogliava un numero di “Storia”.
Non la sfogliava, leggeva un articolo, era molto preso… tanto da riuscire ad isolarsi e non vedere che gli passava davanti una specie di miss “cel’hosoloio” con un tanga brasiliano da risucchio d’aria…
Mi sarei voluta avvicinare, abbracciarlo, baciarlo. Era l’uomo più bello della spiaggia.

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La vita insegna

9 agosto 2011

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L'uomo giallo

8 agosto 2011

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Ce la possiamo fare

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L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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