Archive for dicembre 2008

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31 dicembre 2008

 

Potrebbe essere la raffigurazione di Internet, invece sono solo i miei neuroni. Così guardando questi filamenti aggrovigliati, mi rendo visivamente conto di quanto sono complicata e quanto è vana la mia sete di spiegare, capire, mettere ordine.  Tutto scorre e va bene così…

Buon Anno a tutti i "passanti".

Colonna sonora L’anno che verrà di Lucio Dalla

 

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23 dicembre 2008

NATALE

di Giuseppe Ungaretti

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare

Colonna sonora assente

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22 dicembre 2008

Un Natale di seconda mano. Di F. De Gregori.

 

 

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10 dicembre 2008

muro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Muraglie

 

Gli esseri umani che si trovano in situazione di paura distillano un liquido interno che piano piano li avvelena. La maggior parte delle persone colpite da questa vera e propria malattia ne identifica il sapore, che non è dolce né salato, ma amaro, da lì il fatto che le depressioni siano profondamente associate con la parola “amarezza”. (Notare la radice della parola).

Questa malattia colpisce soltanto quando il paziente si trova debilitato: nel caso dell’amarezza, il terreno per la comparsa della malattia si presenta quando si crea la paura della cosiddetta “realtà”.

Certe persone, nell’ansia di volersi costruire un mondo in cui non possa penetrare alcuna minaccia esterna, aumentano le loro difese contro l’esterno: gente estranea, luoghi nuovi, esperienze diverse e non si curano, non si preoccupano del loro interno. E’ così che l’amarezza comincia a corrodere: piano piano, lentamente, attacca la parte più importante dell’essere umano: la volontà.

L’uomo è debole perchè grandi quantità di energia le ha spese costruendo delle alte muraglie, affinché la realtà fosse quella che desideravano che fosse.

Evitando gli attacchi esterni, essi limitano anche la propria crescita interiore. Continuano ad andare a lavorare, a guardare la televisione, a lamentarsi del traffico e ad avere figli, ma tutto questo in modo automatico, senza che essi capiscano bene il motivo per cui si stanno comportando così.

In fin dei conti, è tutto sotto controllo.

Il grande problema dell’avvelenamento da amarezza sta nel fatto che non si manifestano più neanche le passioni : odio, amore, disperazione, entusiasmo, curiosità. Dopo un certo tempo, all’uomo colpito da amarezza non rimane più alcun desiderio. Non ha voglia né di vivere, né di morire, questo è il problema. Sopravvivono. (notare la parola composta).

Ecco perché, per gli amareggiati, gli eroi e i folli sono sempre affascinanti: essi non hanno paura di vivere o morire. Tanto gli eroi come i folli sono indifferenti davanti al pericolo e vanno avanti nonostante tutti dicano loro di non farlo. Il folle si suicida, l’eroe si offre al sacrificio in nome di una causa ma entrambi muoiono. Gli amareggiati trascorrono i giorni e le notti parlando di questi due tipi.  È l’unico momento in cui l’amareggiato ha la forza per salire sulla sua muraglia di difesa e dare uno sguardo all’esterno; ma ben presto le sue mani e i suoi piedi si stancano, ed egli torna alla vita di tutti i giorni.

 

L’amareggiato cronico nota la sua malattia solo una volta alla settimana: nei pomeriggi della domenica. Allora, quando non c’è il lavoro o la routine ad alleviare i sintomi, capisce che c’è qualcosa di sbagliato.

 

 

(Post scritto dopo aver sfogliato nuovamente: “Erika decide di morire” di P. Coelho)

 

Colonna sonora Don’t let me down Beatles

  

 

 

Mazzetta

Ce la possiamo fare

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L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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