Archive for ottobre 2012

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Uragani

30 ottobre 2012

 28 ottobre a New York aspettando Sandy

Elezioni Regionali Sicilia 2012 - Affluenza ore 1928 ottobre a Palermo aspettando i risultati

 

Non c’è niente da fare… agli italiani piace l’uomo solo al comando. Possibilmente con caratteristiche da attor comico. E andiamo avanti così…

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Dimettiti senza se e senza ma…

20 ottobre 2012

Un prefetto pagato con i soldi dei cittadini è al servizio del paese, e non può permettersi di umiliare un prete anticamorra, che rischia la vita ogni giorno. Basta con questi soprusi. Se ne vada a casa a riflettere su chi è signore e chi no.

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Puzza di bruciato

14 ottobre 2012
 
 
Riporto un articolo di Mila Spicola sull’Unità. Insegnate/scrittrice che da sempre si occupa dei problemi della scuola. E siccome condivido parola per parola, mi faccio un regalo per il
 
13 ottobre 2012
 

<!– –>”Nella legge di stabilità si affaccia la proposta di aggiungere sei ore all’orario di lavoro dei docenti delle medie e delle superiori senza compenso aggiuntivo. Ma se nemmeno mi adegui lo stipendio e me lo hai bloccato come fai a propormi una cosa simile?

Di mio non sarei contraria, anzi, sarei entusiasta, di avere riconosciuto il valore quantitativo e qualitativo del mio lavoro, di quello che faccio adesso, perché oltre alle mie 18 ore sulla carta, trascorse con 9 classi, cioè 250 alunni circa, passo i pomeriggi e le domeniche a casa a lavorare comunque, tra correzioni di compiti e preparazione di lezioni. L’introduzione del registro elettronico poi prevede un lavoro giornaliero di registrazione a scuola di circa un’ora o più oltre le lezioni. Ma così non è. Nemmeno nella coscienza dell’opinione pubblica.

E allora ben venga, qualora venisse, la formalizzazione di questo lavoro. Sarei disposta a lavorare a scuola non dico sei ore in più alla settimana, ma anche 10, 15, o 20. Di cui alcune di lezione frontale. Anche perché la media europea è di circa 640 ore di lezione l’anno mentre in Italia siamo a 630 per le superiori (ricordo per inciso che un docente ordinario italiano ha un obbligo di sole 60 ore l’anno, che possono arrivare a 90 in taluni atenei, a fronte di uno stipendio che va dai 3000 ai 7000 euro mensili, qualora non si sapesse).

Torniamo a noi, io sono d’accordo con le ore in più (ebbene si colleghi, non me ne abbiate, è una provocazione), però mi si devono pagare e si dovrebbero anche rivoluzionare le condizioni in cui svolgerle, perché come è adesso, nelle condizioni attuali, sarebbe una follia pretenderlo da noi.

Perché innanzitutto, a fronte di queste 10 ore in più, i colleghi europei, in media, hanno ben 1.000 euro in più nello stipendio, alcuni 2.000 in più. E lavorano quanto tanto noi (i tedeschi ad esempio). In realtà questo lavoro di cui sopra, correzioni, burocrazia, preparazione delle lezioni, aggiornamento e studio, ricerca, verrebbe ed è non pagato e non conteggiato, perché le sei ore a cui ci si riferisce sono di lezione frontale. E non esiste “patto di generosità” che mi convinca a farle perché sono una beffa e un oltraggio.

Siamo d’accordo tutti che in Italia un lavoro vale in funzione al quanto viene pagato? Teoricamente non dovrebbe essere così, se fossimo ancora quel paese legato al bene immateriale. In realtà è cosi: valgo per quanto sono pagato. Ma non ditelo ai ragazzi perché stiamo tentando di raccontargliela diversamente. E siccome, io docente,vengo pagato sempre meno, valgo sempre meno. In classe, come nella società, come nella politica.

Come mai? Per un tacito ricatto: siete tanti, pretendiamo poco, vi diamo poco. E dunque valiamo poco. In realtà i docenti hanno continuato a dare tanto. Tantissimo. Tantissimo oltre quello che gli vien retribuito. Tanto da ammalarsene. E ad avere sempre meno. In termini economici e in termini di ruolo. Guadagno meno di una cameriera. Che frase orrendamente classista. Ma così è. E valgo meno di una cameriera. Che frase orrendamente classista. Ma così è.

Dunque raccontiamola bene la fonte della leggenda del “docente che lavora poco”. Delle leggendarie “18 ore”. Ci hanno fatto lavorare poco (sulla carta, perchè in realtà altro che 18 ore..) per farci lavorare in tanti e pagarci poco.

Se queste sei ore fossero corrisposte economicamente, come sarebbe giusto, non avrebbero, come non hanno, soldi per pagarci. E dunque io dico: che a nessun venga in mente il proposito di farci lavorare di più senza compenso. Non per l’ora in sè, o per il compenso in sè, ma per le ricadute. Anche perché noi lavoriamo già in più senza compenso. E questa volta ci solleviamo per davvero memori di un “lavoratori di tutto il mondo uniamoci”. Ma non mi sembra proprio il caso.

Dunque aumento di ore? Va benissimo, ci sto, commisurato ad un equo (attenzione, equo, cioè allineato agli standard europei: non di più, per carità, e non di meno) aumento conseguente degli emolumenti. Già, con il carico di adesso, i nostri stipendi dovrebbero essere intorno ai 2.500 euro circa. Li abbiamo questi soldi? Mi sa di no. Vi abbiamo bloccato le scuole? Mi sa di no. Con un carico di lavoro aggiuntivo dovrebbero arrivare a 3.000 euro. E allora per favore, silenzio.

E non basta il denaro però, perché mi devi assicurare alcuni diritti.

Intanto le ferie: allineate alla media europea. Notizione: noi siamo la di sotto della media (non finirò mai di ripeterlo: secondo la ragioneria dello Stato i medici hanno una media di permessi presi oltre le ferie di 75gg, i docenti 12. I medici hanno aggiornamenti e convegni retribuiti e nelle ore di servizio i docenti no). Poco male ma non tirate in ballo sempre sta litanìa falsa delle ferie.

Ma siccome anche questo ragionamento è una leggenda, diciamola tutta: c’è la crisi e non puoi aumentarci lo stipendio. Nemmeno gli scatti stipendiali puoi assicurarci, perché abbiamo gli stipendi bloccati. E nemmeno vuoi tutelare la nostra salute. Dunque queste sei ore, cari miei, siccome siamo folli ma abbiamo perso la pazienza, tornano al mittente. Io non le faccio.

O me le paghi, o non le faccio. Non perché sono avida, ma perché vorrei ridare valore al mio lavoro. E, connesso a quello, al mio ruolo. Pretendo di avere riconosciuto nei fatti e negli emolumenti economici il valore del mio ruolo, non solo negli intenti, nei complimenti e nelle parole.

Connesso al pagamento inoltre esigo, ripeto esigo, e lo riscrivo esigo il rispetto delle regole e delle leggi di tutela della salute dei lavoratori. Per adesso, nei riguardi degli insegnanti, sono completamente inevase.

Lo dimostrano i dati sconcertanti di uno studio sui docenti inidonei che ha rilevato lo stato della salute dei lavoratori del comparto scuola ( http://www.lastampa.it/rw/Pub/Prod/PDF/Studio%20inidoneit%C3%A0%20Lodolo.pdf ) :

il 35% degli insegnanti è affetto da malattie alle corde vocali, ma, e questa è la cosa più grave, l’87% soffre di ansia e depressione. E volte che facciano sei ore in più? Per portarci all’annichilimento?

Lo studio rivela (a voi, ma non a me, che di ansia soffro, sono solo al 7° anno di questo mestiere e non oso pensare a come arriverò ai 67 anni) che questo lavoro continuato per cinque giorni, nell’arco di nove mesi l’anno, comporta usura psicofisica: l’87% delle diagnosi si riferisce a problemi ansioso-depressivi, il 13% si divide tra disturbi di personalità e psicosi.

Attenzione: non la possibilità o l’eventualità. Lo stato di fatto. Tutele o prevenzioni connesse? Nessuna. Anzi, un peggioramento costante delle condizioni di lavoro e di pressione psicologica.

Le diagnosi psichiatriche sono 5 volte più numerose delle disfonie che a loro volta sono considerate “causa di servizio”, mentre non è mai stata introdotta la considerazione di “malattia causata da servizio” dei disturbi psicofisici, nonostante siano più numerosi. Il motivo è banale: si può dichiarare nero su bianco che le classi e l’insegnamento comportino quasi certamente tali disturbi? Con quali ricadute sul piano simbolico come anche sul piano degli impegni di tutela e di responsabilità da parte dei datori di lavoro?

Si può certificare che una classe di 34 ragazzini urlanti (così è. Aggiungo anche “grazie al cielo sono vivi”, ma son troppi e sono educati malissimo da famiglia e società) che ha bisogno di essere calmierata continuamente per cinque ore provoca scompensi psicologici? Si può dichiarare che tutti i santi giorni i docenti italiani escono dalle classi con un mal di testa continuo, col fischio nelle orecchie e con la gola in fiamme? Anche nelle classi più tranquille e già dalla prima ora?

Avete mai provato anche solo per un attimo a mettervi al nostro posto? Sareste da tso dopo 20 minuti: da Profumo a Monti alla Fornero.

No, non si può dichiarare. Eppure il testo unico 81 sulla salute dei lavoratori prevede multe salatissime se non la galera per l’assenza di un semplice certificato di antitetanica in un cantiere edile. Non prevede nulla, niente, per il totale disinteresse per le condizioni di lavoro dei docenti dentro le scuole e per la legge inevasa. E non citatemi il corso sulla sicurezza che siamo obbligati a seguire ogni anno perché è ridicolo.

Un altro dato interessante è l’anzianità di servizio media al momento della diagnosi, circa 20 anni di lavoro continuativi in cattedra. Cioè: dopo 20 anni di insegnamento l’usura ha raggiunto il climax. La media degli insegnanti oggi ha superato i 20 anni di docenza e arriverà a 35-40 anni di lezioni frontali.

Dunque: cara Italia tu mi puoi far lavorare quanto vuoi, mi puoi pure persino fare ammalare quanto vuoi, puoi affidare l’educazione dei ragazzi a un corpo docente stanco, ammalato, disilluso, offeso, frantumato nella sua stanca solitudine e sempre più anziano, a dispetto della solenne bugia del “volere docenti giovani ed entusiasti”. Puoi farlo, perché tanto siamo col capo chino e masochisti e impauriti a tal punto da dirti “ma sì dai, continua che mi piace”, però tutto ciò me lo devi pagare. Il giusto. E siccome non me le puoi pagare queste ore, evita di sparare cavolate. Evita.

Diciamo che, ai fini del bilancio personale della salute, arriviamo alla pensione con un deficit peggiore dell’aver venduto un rene. A fronte di uno stipendio che non supererà mai i 2mila euro mensili.

Dunque non ripeterci quanto siamo importanti e quanto la nazione ci deve. Ci deve quello che ci spetta. E che non abbiamo oggi.

Due sono le cose: noi docenti siamo scemi, ed ormai è certificato che lo siamo e tu sei un’ Italia..si può dire? Sempre più infame, inconsapevole e folle.”

P.S. Io ho scioperato. I lavoratori della scuola iscritti alla CISL e la UIL no! Chevelodicoafà

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E chi non batte con me…

6 ottobre 2012

Questo lunedì a Cagliari è stato rappresentato il Nabucco. Belle le luci, caravaggesche, belli i costumi, le voci. Coro incredibilmente autorevole.

Che poi uno le trova le risposte, quando si chiede come mai, a distanza di secoli il teatro, e ancor di più la musica,  continua a parlare al cuore delle persone e commuove e ti incanta e ti fa sentire partecipe dell’umanità. Orgogliosa di essere italiana. Anche in periodi neri come questi.

Il Nabucco è il grido di libertà di un popolo sottomesso.

E mi sono immaginata che effetto poteva fare sugli uomini che lottavano per il Risorgimento. Quando al grido” libertà-libertà”, seguiva il sommesso “va’ pensiero”  che mi è sembrato più un grido di ribellione verso il contingente che una sottomissione rinunciataria.

Dal loggione la musica era sorprendente, splendente, luminosa, e mi meravigliavo nell’ascoltare  i cantanti che si superavano in espressione e virtuosismo. Davvero ho pensato che Abigail prima o poi si sarebbe schiantata sul palcoscenico e avrebbe chiesto scusa (“non ce la faccio, Verdi è troppo difficile!”).

Invece tutto perfetto. Dopo il “Va’ pensiero”, la vibrazione è rimasta nell’aria per alcuni secondi e tutti silenziosi e incantati  dal rispetto unanime per la bellezza.

E stavo lì ad applaudire il miracolo di una, finalmente, opera degna del mio farmi 150 km per andare a teatro, (ho l’abbonamento, ma… rientrare da sola all’una di notte per le strade della Sardegna, non è il massimo), e mi spellavo le mani convinta, quando, alla fine, dopo l’applauso meritato al direttore d’orchestra, sei o sette Assiri (non li ho contati, e forse erano di più)… sono stati invitati a farsi avanti… dai cantanti e allora…

 hanno superato tenori e soprani, coro e direttore d’orchestra, si sono inginocchiati e tolti i caschi  hanno cominciato a batterli ritmicamente sul legno del palcoscenico. Ta-ta-tum    ta-ta-tum. E il pubblico teneva il ritmo battendo le mani.

Erano i lavoratori del Sulcis. Non importa se dell’Alcoa, della Carbonsulcis,  Euroallumina, erano gli operai sardi, sempre in lotta. Avevano accettato di fare le comparse per  poter comunicare con il pubblico del teatro lirico.

Ora immaginatevi la scena: tutto un pubblico elegante, in abito da sera, e pizzi e cravatte, questi melomani, la cui maggioranza ha superato da molto i 50anni che seguono seri e all’unisono il ritmo battuto dagli  operai, che lottano per il loro posto di lavoro, per la libertà dalle banche, dall’oppressione dei Grilli parlanti.

Io piangevo come una fontana, che ultimamente sono un po’ fragile emotivamente, e pensavo che non tutto è perduto se persone con culture diverse e senza problemi di lavoro (che andare a teatro costa… troppo…), si univano,  con-passione,  ai problemi di chi il lavoro non ce l’ha; non tutto è andato in vacca, se spontaneamente e con convinzione sentiamo i problemi di chi soffre, è diverso da noi:  ce la possiamo fare…

Possiamo uscire da questo pantano puzzolente in cui ci hanno infilato questi furbetti, non del quartierino, ma  nazionali, con aspirazioni alla trasnazionalità. (I soldi rubati li portano in qualche isoletta sperduta dei caraibi).

Ecco se le persone benestanti, borghesi, riescono a “sentire” il malessere degli “altri”, vuol dire che riusciamo a capire e a imparare, a far tesoro delle esperienze altrui.

E ci sarà sempre meno posto per chi da postino, diventato assessore provinciale e presidente nominato di un ente sociale, quando gli mettono la multa perchè con la sua “Ferrari” occupa il parcheggio per gli invalidi, buca le gomme dell’invalido che ha denunciato la sua arroganza.

Se non ci fossero state le telecamere nessuno avrebbe avuto le prove che viviamo oppressi da questa gente infame. Non ha chiesto nemmeno scusa, ha detto solo che ha fatto una cazzata, e che erano due anni che parcheggiava sempre lì. Quando si dice avere la faccia come il culo.

E speriamo che come a  Nabucco “gutta du kalidi”, ma che non si riprenda mai più.

 

Mazzetta

Ce la possiamo fare

Iridediluce (Dott.ssa Fiorella Corbi)

L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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