Archive for agosto 2012

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BROVURA

31 agosto 2012

Il Sulcis è una parte di Sardegna particolarmente bella. Spiagge incontaminate, dune, ginepri, scogliere. E poi miniere da scavare e collegare con il resto del Mediterraneo.

Oggetto,  il Sulcis, di invasioni e sfruttamenti: Fenici e Romani, Pisani e Genovesi, Arabi, Piemontesi e dopo le guerre la svendita agli americani di gran parte del territorio. Prima nei poligoni militari e poi Alcoa and co.  In questa zona le “rivoluzioni” degli operai sono diventate Storia: il primo sciopero in Italia  a Buggerru (tra i minatori); il primo gruppo “fascista” a Bacu Abis contro i minatori “comunisti”. La prima città costruita di sana pianta da Mussolini.

In questo territorio da sempre “rosso”,  improvvisamente nel 2008 la maggioranza degli abitanti ha votato PdL. Le promesse di Silvio Berlusconi (“Telefono a Putin e risolviamo…”), hanno affondato il coltello della speranza nella pancia di questo popolo, una volta dignitoso e orgoglioso e lo hanno trasformato in branchi di invasati urlanti ed egoisti.

Ciò che è rimasto è un territorio devastato, con i residui delle lavorazioni delle miniere e delle aziende, a cielo aperto; 12mila ettari di un poligono militare da bonificare; un paese, Portoscuso, dove i fumi dell’Euroallumina e dell’Alcoa sconsigliano di permanere a lungo e dove un parco eolico ha trasformato i pascoli in un paesaggio lunare.

Ciò che è rimasto è una Provincia nuova, quella di Carbonia-Iglesias che è servita a collocare qualche trombato o a soddisfare qualche appetito. Di questo bisogna ringraziare il sulcitano Pili, quell’ex Presidente di Regione, che copiò da un discorso nordista il suo discorso di insediamento… (pari, pari, con le Alpi in Sardegna), e che nei giorni scorsi è sceso a meno 400 m. dai minatori (che lo hanno accolto). Così come avevano accettato (sempre i minatori), senza fiatare,  che l’attuale Presidente Cappellacci nominasse come Presidente della Carbonsulcis (di proprietà della Regione), un giovane di 28anni appena laureato. Non in chimica.

Anni di devastazione non solo paesaggistica, ma morale, di svendita non solo del territorio, ma anche delle anime.

Per far restare gli americani dell’Alcoa si è dato loro energia a basso costo, che ora l’Europa bolla come aiuti di stato, e ci fa la multa, per cui gli americani se ne vanno in Tunisia e Libia, dove l’energia costa un terzo. Ovviamente il minor costo energetico agli americani lo hanno pagato tutti gli italiani.

Sono state scelte disastrose e disastranti e i nodi prima o poi dovevano arrivare al pettine.

Il carbone  di Nuraxi Figus sono 40anni che non viene utilizzato, che contiene troppo zolfo ed è corrosivo, oltre che inquinante. Ma si è continuato ad assumere, per “accozzi”, per motivi politici.

La cassa integrazione di questi 400 minatori, e con secondo lavoro, in nero, a volte da vent’anni lo hanno pagato tutti italiani.

Nessuna riconversione, nessuna idea nuova, nessuna dignità, ma sempre col cappello in mano dal potente di turno, per chiedere l’elemosina.

Così assistiamo a “ricatti” di tritolo stoccato a meno 400 metri, a minatori che si tagliano i polsi in diretta TV, a minatori, ragazzini arroganti,  a cui non basta il messaggio di Napolitano ma pretendono la sua presenza; a donne minatori che scendono in miniera truccate di tutto punto, quasi che in galleria ci fosse una sfilata di moda.

L’Alcoa forse si riuscirà a vendere a qualche straniero, molto aiutato dallo stato italiano, con sconti energetici, ma i minatori dovrebbero farsene una ragione e invece di insistere nel mantenere un progetto insostenibile di stoccaggio della CO2, dovrebbero pretendere una riconversione dei più giovani con corsi di formazione, e il prepensionamento dei più anziani, converrebbe a tutti. Soprattutto agli italiani che di questi carrozzoni politici, non sono soltanto stufi di pagarne il costo, non se lo possono più permettere.

In questi giorni i turisti giunti in Sardegna in numero sempre più esiguo ripartono scontenti. Costi di trasporto altissimi, poca organizzazione, sfruttamento dei pochi polli che non riescono più ad accontentarsi solo del mare.

I sardi in questi millenni di sopraffazione, non hanno imparato nulla.

C’era un Presidente come Soru che almeno aveva un progetto per l’isola, che lottava per l’autonomia dei sardi e per la loro dignità.

I sardi non lo hanno più voluto, hanno creduto al padrone di Villa Certosa. Ora pretendono che lo Stato risolva i problemi che loro hanno creato.

Il Sulcis Iglesiente è la provincia più povera d’Italia, ma ira non c’è nessuno che dica che non si doveva credere  alle favole… Tutto si dimentica con l’emergenza, tutto si perdona.

P.S. “Brovura” è la parola con cui si traduce  “polvere da sparo” in dialetto sardo. Una volta veniva usato come maledizione, o come risposta negativa ad una richiesta. Una specie di “te possino ammazza” romano.

La polvere di sparo non esiste più, ma il tritolo si. Su uno striscione dei minatori della Carbonsulcis c’era questa parola nei confronti dei politici: “Brovura”. Potevano pensarci prima, dico io, invece di votare gente come Oppi (UDC padrone della Sanità in Sardegna) o come Cappellacci (colui che per avere una idea doveva andare a chiedere un lumino a Roma).

 

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Involucri

17 agosto 2012

 

Un breve ricovero in un ospedale di provincia italiana mi ha permesso di riflettere non solo sul mio corpo, che evidentemente non è fatto soltanto di pelle esterna, non è solo apparenza, ma è composto da tutta una serie di tubi, organi, pompe, spugne sui quali ho un controllo minimo e superficiale; spendo centinaia di euro per creme e cremine per levigare, rassodare, cancellare, sostenere il mio involucro e non appena c’è qualcosa che non va “all’interno”, non posso farci niente: mi devo rivolgere a un medico.

Il medico, di base, ti ammolla qualche antinfiammatorio, qualche sciroppo, antibiotici per sei giorni, e quando non risolve: ricovero in ospedale.

Ora. Solo chi ha frequentato per una volta, dal di dentro, questi luoghi che curano l’interno del tuo involucro, può capire. Dentro questi corridoi, queste stanze, non esisti più, non sei, scompari, nemmeno il tuo involucro conta.

Diventi un problema da risolvere.

Problema nr. 15 o nr. 3 oppure 27. Da risolvere con meno costo possibile e meno lavoro possibile.

Il costo è dato dagli esami e cure che gravitano sul budget dell’ ospedale, il lavoro è quello di medici e personale infermieristico che si arrabattano tra pazienti e tempo e scartoffie da compilare.

Ma

mentre i medici hanno (quasi) tutti una professionalità che si esprime anche in una sana competizione tra di loro, con speranze di passaggi di livello professionale, gli infermieri e gli OS (si chiamano così i vecchi portantini..) fanno a gara per strafottenza, ignoranza, superficialità, arroganza.

Per chi lavora da molto tempo nell’ambito,  i pazienti non hanno più idee, sentimenti, carattere, sono numeri ed involucri da manipolare, bucare, maltrattare, a volte offendere.

Non mi interessa conoscere le cause del loro malessere lavorativo, ma non dovrebbe essere permesso a nessuno di trattare una PERSONA come se fosse una cosa.

Mi hanno portato in sala operatoria che ero ancora sveglia, mi spostavano e mi legavano, continuando a parlare degli affari loro, come se io fossi un … non lo so come mi considerassero, senz’altro meno di niente. Per loro non avevo storia, né famiglia, né sogni, né paure.

Li ho pregati di addormentarmi perché l’angoscia stava avendo il sopravvento.

Questi giorni di dignità violata, di superficialità, di lungaggini burocratiche, sono stati gli stessi giorni delle Olimpiadi. I giorni in cui involucri perfetti, portavano sogni  e speranze di tanti corpi a sudare, girare, lanciare, picchiarsi l’un l’altro, per superarsi, primeggiare, vincere.

A volte a qualsiasi costo. Anche quello di rovinarsi l’interno dell’involucro con porcherie chimiche.

Ascoltavo le radiocronache nel mio letto scomodo, con le cuffie, per non disturbare i miei vicini di letto. Perché in ospedale devi dividere TUTTO con sconosciuti  con i quali si instaura velocemente una solidarietà del chi più può più fà, ma che è limitata dall’educazione e dalle abitudini. Quindi meglio le cuffie e il rispetto delle orecchie altrui.

Olimpiadi e medaglie d’oro, letti d’ospedale e  calcoli come trofei.  Gli stessi involucri, gli stessi corpi, trattamenti diversi per anime sofferenti.

Mazzetta

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L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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