Archive for ottobre 2008

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30 ottobre 2008

palloncini

LIMITI

 

 

Quando si è ragazzi e il mondo ci appare come la “possibilità” di superare i nostri limiti (spaziali, temporali, sociali), con una buona dose di incosciente coraggio ogni cosa ci sembra raggiungibile. Complicata, difficile, lontana, ma siamo coraggiosi.

Poi ci abituiamo ad immergerci nei nostri piccoli problemi, a sentirci vittime delle circostanze, ad attribuire agli altri la colpa delle cose che non abbiamo. Non dico che gli altri  non siano a volte dei “cani”, nei nostri confronti, ma sentirci loro vittime ci rende impotenti. Nella nostra vita c’è sempre qualcosa o qualcuno a cui attribuire la colpa. Prendersela con gli altri diventa un’ abitudine molto difficile da rettificare modificare. L’alternativa al gioco della vittima è rafforzare il nostro carattere, cominciando ad assumersi la responsabilità della propria vita. Credo davvero che vivere sia essenzialmente apprendere, e credo molto al proverbio cinese: “Se lasciamo invariata la nostra direzione, è probabile che giungeremo là dove siamo diretti”.

A forza di vivere, incontrando persone, ho capito che c’è una grande differenza tra chi riesce a far si che le cose accadono, e quelli che invece non ce la fanno. I primi agiscono.

 Non è una questione di pensiero positivo, anche se la maggioranza delle persone ricorda solo i propri fallimenti.

Se ci penso la nostra “piattaforma” ha tanti di quei blog lamentosi che mette tristezza … oppure cazzeggiamenti vari.

E’ difficile insomma trovare qualcuno che parli delle belle cose che ha realizzato e di cui va fiero.

Caro visitatore ti va di scrivere quale è stato l’anno migliore della tua vita e perchè? Inizio parlando del mio anno migliore: 1998, l’anno della mia laurea.

 

Colonna sonora I will survive di Gloria Gaynor

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25 ottobre 2008

risvegli

Risvegli

 

Ci sono, ci siamo. Chi pensava che avesse vinto la sterilizzazione delle menti, che avesse vinto la paura, deve far i conti oggi con i ragazzi che vanno in giro per le città a protestare. Chi sono? E da dove vengono? Dove si erano nascosti?

Non vogliono più i 15 minuti di fama che gli spetta, per l’immagine, i soldi o le ideologie, vogliono studiare, difendono la scuola ma la vogliono cambiare.

Lezioni in piazza, serietà, impegno, e allegria. Vogliono lavorare, sperare, cambiare. Perchè questi non sono ragazzi tristi e se hanno paura, che il nostro nanetto ci prova a minacciarli, la superano, si fanno forza. Hanno capito che non si può più delegare.

Finalmente si muovono questi ragazzi cresciuti a veline e play station. Finalmente in questo mondo vecchio e sbagliato, che ha ricoperto di grigiore e tristezza la bellezza della speranza, i ragazzi hanno detto, hanno dimostrato, hanno sbandierato che sono stanchi di subire. Subire sulla loro pelle e sul loro futuro gli sbagli dei loro padri o dei loro fratelli più grandi.

Oggi, e non domani. Non hanno più tempo di aspettare, che qualcuno pensi per loro.

Agiscono personalmente sapendo che l’azione diventa globale.

Senza la rabbia, che quella da sola non basta. Hanno capito la lezione del ’68.

Si sono alzati dalle sedie virtuali, dai collegamenti dei portatili, dalla comunicazione a senso unico e stanno andando a riprendersi la vita vera. Quella fatta di corpo, e non solo di attesa e di tecnologia.

P.S. Questa volta le provocazioni non serviranno. Che un ex-ministro degli interni poi presidente del consiglio poi presidente della Repubblica rilasci dichiarazioni a dir poco vergognose, nei confronti di chi manifesta il proprio dissenso, chiarisce ciò che è successo in40anni in cui lui ha esercitato il potere, e certi avvenimenti non avevano spiegazioni. Ecco in che mani siamo stati! Ma stavolta non ci riuscirete, perchè la Storia la conosciamo e riusciamo a soffrire di essere stati "governati" da gente così indigna…po’ karidadi…

Colonna sonora Like a Rolling Stones Bob Dylan

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17 ottobre 2008

savianoSe ti sei sentito solo è anche colpa mia. Scusami, pensavo fosse sufficiente leggere il libro.

Ti aspetta una vita difficile, e tanta solitudine, mi dispiace tanto tu debba pagare per uno Stato incapace. Ma hai fatto pure troppo, ragazzo. Liberati da questo paese dove dal carcere i mafiosi e i cammorristi continuano a comandare. Liberati da questi ipocriti manipolatori. Da questa Italia che lascia i suoi uomini migliori a lottare da soli.  E ricomincia a vivere. Questo paese non merita il tuo sacrificio. Auguri Roberto.

Colonna sonora Tammuriata nera di Renato Carosone

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11 ottobre 2008

titanic-sinking

Titanic

 

Proprio come il Titanic il capitalismo occidentale è andato a cozzare conto l’iceberg che aveva creato. Tutto il pericolo nascosto sotto il blu della nostra speranza,  quel rischio che doveva essere “calcolato”, ha affondato l’idea che dovevamo fidarci ciecamente dei meccanismi del mercato. Del capitalismo. Per ora guardiamo questo mastodontico transatlantico piegarsi su un lato e imbarcare l’acqua salata delle lacrime di chi ha investito i propri risparmi. Come il Titanic nella notte, tutto è illuminato dai media che cercano di spiegare come e perchè è successo, mentre l’orchestrina suona…

Presto saremo investiti dall’onda lunga e dal risucchio del vortice della nave che si inabissa. Pure se non abbiamo acquistato il biglietto per la crociera.

E a proposito di orchestrina che suona, per non “allarmare” i passeggeri o per tenere alto il morale dei prossimi naufraghi,  mi ha indignato sapere che i manager, di una delle banche salvate dai soldi degli americani l’AIG, se la spassavano in uno dei complessi vacanzieri più famosi della Florida.

O che la Barclays, un’altra delle banche collassate,  sul Lago Maggiore ha offerto sette giorni di  bagordi… sempre per i propri dirigenti e ai loro invitati. Costo di non so quanti centinaia di migliaia di dollari che risolleverebbero la Merloni per esempio.

I diretti responsabili del caos, questi irresponsabili delle stock options, le società finanziarie, le banche, gli intermediari, senza morale professionale se la spassano, e sembra di sentire la loro voce  rispondere:“è la finanza bellezza!”. Come il capo della Lehman all’audizione del Senato americano. Qualcuno gli ha chiesto: “Ma non si vergogna?”… Che domanda retorica. Ti insegnano che la cosa più importante al mondo sono i soldi, in qualsiasi modo vengano fatti, e poi gli fai queste domande?

E i controllori che non hanno controllato, i regolatori che non hanno regolato, gli antitrust che non hanno antitrastato, ma anche il FMI, la FED, la BCE , ( scrivo gli acronimi perchè questi enti inefficienti e incapaci, che non hanno svolto ciò per cui sono pagati, sono lontani dal paese reale, dal mondo, dai problemi veri e quindi rimangano solo sigle),  per non parlare della CONSOB che ha permesso l’uso di questi prodotti derivati. Ma dov’erano tutti questi ultramilionari capitalisti?

Mi rendo conto che siamo tutti diventati molto attenti al mondo dell’economia, e che ci informiamo cercando di capirci qualcosa, forse per non commettere più errori, ma ormai è tardi: il Titanic affonda.

Non ha funzionato il comunismo,  e che ne facciamo ora del capitalismo, quello tanto ben organizzato a Bretton Woods?

Ci sarà una terza via? Forse quella della Cina o dell’India? Quella del Sud Africa?

E mentre tutti sanno che la nave affonda, c’è chi per dare fiducia agli italiani, chiama i giornalisti fuori dalla discoteca per dimostrare che è giovane e forte (viaggi, divertimenti e tre ore di scopate), o va a destressarsi da Messegue, per trasmettere un messaggio neanche tanto subliminale: “Fate come me, divertitevi e comprate….. le azioni ENI.” Siate felici.

Solo che la maggior parte degli italiani è depressa, in tutti i sensi, e non riesce più a immedesimarsi in quelli che vede divertirsi a sparare cazzate  in TV.  Comincia a non fidarsi più del comandante della nave che rassicura che il transatlantico è a prova di naufragio.

Anche perchè il capo comincia a essere contraddittorio, indossa il giubbetto salvagente e cerca una scialuppa, che gli altri si arrangino: “intanto noi capitalisti ci ritroviamo a Bretton Woods… blocchiamo tutto, e voi aspettate…. che noi, che abbiamo combinato tutto sto casino, rifacciamo le nostre regole.

E  più la nave affonda, più la verità viene a galla.

E non riusciamo più ad avere fiducia in nessuno. Nemmeno della sinistra. Che per anni e anni ha continuato a dire che occorreva liberalizzare, luce, acqua, energia, le pri va ti za zzzzzioni … Riporto qui una citazione da Cugia: “ Chi si sarebbe fatto frate se San Francesco fosse rimasto figlio di papà? A quel punto avremmo tutti votato il papà. E’ quello che abbiamo fatto”. E adesso il Papa non ci faccia la predica, per favore, prima metta a disposizione dei poveri i fondi dello IOR, e ci dica dove era quando si votavano leggi a favore del falso in bilancio, o quando il FMI affamava i paesi del terzo mondo.

Colonna sonora Money Money degli Abba

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4 ottobre 2008

ragno e tela

Gelosia

 

Ammettendo pure che la gelosia, questo sentimento che ci rende rabbiosi e poi depressi sia un derivato della nostra parentela animale, (basta vedere i galli che si azzuffano), forse si potrebbe pensare che un piccolo passettino in avanti l’uomo lo ha fatto dall’età della pietra, quando il corpo della donna veniva considerato di proprietà, per la sopravvivenza  della stirpe; e la donna si garantiva il cibo per lei e i figli, attraverso l’esclusivo aiuto di un uomo;  e che forse dovremmo essere pronti a separare il “possesso” dall’amore.

Perchè possedere non è amare.

Il possesso include il soddisfacimento di un desiderio e, una volta che il desiderio è stato realizzato, l’amore finisce.

Inoltre la pretesa di possedere un’altro essere, nel corpo e nei pensieri, ha come conseguenza il NON riempimento di quel vuoto che si cerca di riempire attraverso l’altro.

Perchè dovremmo considerare che, l’altro da noi, non si possiede mai pienamente, perchè i pensieri restano nascosti o sono di difficile interpretazione. Chi vuole possedere nega se stesso, regredisce in un universo infantile, in cui si dipende dall’altro.

Chi è pervaso dal sentimento della gelosia perde il controllo dei pensieri, della sua memoria, anche le sue percezioni vengono alterate.

Ci si concentra su piccoli eventi normalmente trascurati, (“Come mai ti vesti così?” “Chi ti telefona a quest’ora?”), con il pensiero sempre rivolto al tradimento.

Tradimento inteso come abbandono. Si ha la consapevolezza che nel mondo l’essere amato possa trovare qualcuno che sostituisca la nostra centralità, facendo nascere la paura di essere abbandonati.

“Troverà senz’altro qualcuno più interessante di me, più carina di me, più simpatica”.

In fondo non è altro che uno stimarsi poco o niente, non è altro che mancanza di fiducia in se stessi e nell’amore.

Per questo si pretende l’esclusività. In tutto. Nei pensieri, nelle opere, nelle azioni.

Fino a diventare un vero e proprio cannibale. “Ti amo tanto che ti mangerei.”

La Carne, il film con la Dellera e Castellito girato da Marco Ferreri, diceva molto bene delle estreme conseguenze della gelosia e del possesso. Ferreri lo raccontava 20anni fa…in anticipo  sulle notizie di cronaca di questi  ultimi anni.

Uccisioni di ex-amati, sono così presenti sui nostri media. E se non si arriva ad uccidere, si picchia o si perseguita, o…

Un grande amore, perchè così doveva essere, finisce con una foto della vittima e un titolo di cronaca, e noi a chiederci come è stato possibile.

Tutti tendiamo a considerare la nostra gelosia come un fenomeno incontrollabile, irresistibile, che attesta la nostra fedeltà. Ci giusitfichiamo. Mentre la gelosia degli altri è sempre considerata come da correggere perchè espressione di immaturità.

In effetti chi ha un attacco di gelosia diventa minaccioso, si passa dagli interrogatori alle minacce, dalle dichiarazioni di amore eterno agli insulti, esplosioni d’ira e  calma apparente.

Tutto questo mette a repentaglio l’immagine di sè come persone coerenti, e chi supera la soglia della gelosia, oltre la persona amata perde anche se stesso, affogando in un mare di rabbia, dolore, indignazione, offese, che vanno a fare compagnia alla poca considerazione che si ha di se stessi.

Si pretende l’esclusività perchè si pensa che solo questo è amore vero.

A volte si attacca con rabbia il proprio compagno/a, a volte il probabile nemico/a.

 Forse pensare che la gelosia fa parte di noi, che siamo contorti e pieni di contraddizioni,  e riflettere sul fatto che l’unico modo per non cadere nella trappola preistorica del possesso per la sopravvivenza, (nella tela del ragno), ci aiuterebbe a capire che amare è possibile soltanto se si separa il possesso dall’amore.

Colonna sonora " Tango della gelosia" Vasco Rossi

Mazzetta

Ce la possiamo fare

Iridediluce (Dott.ssa Fiorella Corbi)

L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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