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Homo sum, humani nihil a me alienum puto

25 giugno 2013

Nel fine settimana trascorso a Roma ho incontrato un nuovo tipo di homo .

Pranzo famigliare annuale e lui un invitato,  seduto vicino a me,  improvvisamente innescato da chissà  quale mia riflessione, ha cominciato a raccontare il suo passatempo preferito. Io l’ho ascoltato all’inizio incredula, credendo mi stesse prendendo in giro, ma avuta conferma dalla consorte, mi sono ritrovata a stupirmi, e più continuava il suo orgoglioso narrare e più spalancavo la bocca dalla sorpresa,  incantata come una bambina a cui raccontano favole meravigliose.  Lui vive a Roma,  è l’abitante “nuovo”, (romano da mille generazioni) di una megalopoli impazzita dove ha  riscoperto luoghi e frutti diversi (non è una metafora, proprio frutti frutti) raccogliendo qui e lì, nelle ville di Roma, lungo il Tevere, nelle zone dimenticate dagli sguardi frettolosi , frutti succosi della mia infanzia e piante dimenticate nelle parole delle nonne.

Dunque Giancarlo, così si chiama questa sorpresa d’uomo, quasi tutti i giorni, parte dalla Magliana (per chi non è di Roma preciso che non è proprio una zona d’elite) con la sua bicicletta modificata e adattata di cestino e si fa sui 35 km al giorno per andare a raccogliere ciò che Roma offre. A Villa Celimontana, per esempio prende un frutto tropicale che si chiama feijoa… polpa morbida e succosa (“ma le marmellate non si possono fare co questi” avverte). Secondo la stagione passa da Villa Celimontana a Villa Pamphili per i gelsi, (“ce stanno quelli bianchi e pure quelli neri…  me porto una cassetta der gelato, che senno se sfragneno tutti”). Passando da Via de Grotta Perfetta arriva fino all’Appia Antica per raccogliere i fiori e le foglie di borragine (“che so’ meijo dei fiori de zucca eh! Co’le alici e la mozzarella”. O la cicoria, la malva.

In inverno invece al Pincio ci sono i cachi… proprio i cachi. (“Li raccolgo maturi, ma pure quelli verdi che basta metteli vicino alle mele…”), Su al Gianicolo ci sono i capperi. In via di Vigna Murata adesso ci sono le susine, dolci, piccole e dolci.

 “Giarda che poi lì nelle ville nun c’è l’inquinamento, lì le macchine nun ce passano. E pure lungo il Tevere, sotto, dove hanno fatto il pedonale… Scendo a Ponte Marconi e vado avanti fino a dove so’ nato… a Trastevere”.

Ho riscoperto la mia città attraverso gli occhi di chi sa guardare oltre il visibile ai più.

“So sempre tutti de corsa…”

 Giancarlo invece ogni giorno con la sua bicicletta, scruta alberi e prati, segue l’evolversi delle stagioni e attende che la natura sia pronta. Come facevano gli uomini di mille anni fa… duemila anni fa… tremila anni… e…  

Poi sono stata anche al Maxxi .. 

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5 commenti

  1. Esemplare di Homo interessante! E’ in pensione questo signore, immagino? Che bello avere il tempo e la voglia di osservare. Non solo di guardare ma proprio di vedere. Ci sono cose attorno a noi che sfuggono ai più. Siamo troppo presi da altro. Ma ci vuole un animo pulito, tranquillo. Non avrà problemi di sostentamento nè di tempo. Beato lui. Io se potessi, passerei il tempo a fare foto in giro. Ogni tanto lo faccio. Ultimamente sono un po’ presa dai fiori selvatici. Ce ne sono certi che ti lasciano davvero stupiti per la bellezza e l’armonia che i fiori coltivati non hanno. 🙂 Ne metto un paio di foto così li vedi!!
    Solo che sto periodo sono presa da troppe angosce che non mi liberano la mente per poterlo fare in tranquillità. Ma ho spesso la macchinetta in borsa, non si sa mai 🙂
    Bello il museo,e pure tu (sei quella?) 🙂


  2. Pure io vorrei stare in pensione e avere il tempo per andare a raccogliere le more e fare la marmellata… barone sloggato dal cell


    • Mentre andare in pensione non dipende da noi sigh! vaff… malimor… 🙂 avere il tempo per, quello si, dipende da noi. Dalle nostre scelte. Io per esempio so fare il mirto (raccogliere- macerare etc.), e so dove nasce la cicoria di campo, e le more e i fichi d’india più dolci…
      Vabbè, ma io sono una privilegiata 🙂


  3. Un signore simile c’era anche nel paese in cui abito io, lui andava, si faceva il suo bel giro e nelle discese urlava a squarciagola “POPOLO!” e rideva felice.



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