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Amazzone a chi?

13 dicembre 2012

     Io non lo so quando è successo, che una parola bella come “amazzone”, che ha fatto sognare alle donne mondi nuovi, dove prendersi la rivincita su un mondo maschilista e oppressivo, non lo so quando è successo e si è trasformata in un significante così poco dignitoso e caratterizzato dal tacco dodici e il capello biondo (sfumature varie), da sventolare al posto dei pensieri.
Era così emozionante, (per noi bambine che non potevamo vestirci da Zorro a carnevale), immaginare un popolo composto quasi esclusivamente da sole donne organizzate senza la presenza di uomini (o comunque, la loro presenza non era rilevante, in alcun senso); sognare un mondo che seguiva le antiche leggi del matriarcato e che vedeva la convivenza tra sole donne come la più perfetta.
Forse il mito delle amazzoni aveva avuto origine all’interno delle società guerriere, quando l’uomo era costretto a stare molto tempo lontano da casa per combattere e, di conseguenza, era la donna che doveva stare a casa e fare da capofamiglia; doveva badare al fuoco domestico, ai figli, ai campi e partecipare alle assemblee cittadine. L’uomo tornava a casa solo di tanto in tanto, in quanto era impegnato, per la maggior parte del tempo, in battaglia. In questo tipo di società nacque la ginecocrazia e la vita amazzonica, nonché l’eterismo, ovvero la pratica sessuale indifferenziata, vista solo come un sacrificio al quale era portata la donna, con l’unico scopo di dare un futuro al proprio popolo (come valeva per l’ape regina).
Le donne, le amazzoni, accettavano ospiti di sesso maschile solo in certi casi e periodi, e solo per necessità, come nel caso delle donne di Lemno, che ospitarono Giàsone e gli Argonauti e poi si unirono ai Minii. Giacevano con questi uomini e speravano di rimanere incinta al primo amplesso. I figli maschi che nascevano, nella maggior parte dei casi, venivano uccisi.
Ma potevano anche essere venduti come schiavi.
Le femmine venivano cresciute e abituate alla vita amazzonica fin da piccole.
Dicono sia esistito un regno della regina Candace in India. L’esistenza di regni amazzonici vicino l’India è attestata dai racconti dei cronisti di viaggi in Cina.
Poi le soldatesse di Gheddafi vennero chiamate amazzoni, e la parola ha assunto un significato di donna schiava.
A me fanno pena le parlamentari mendicanti un posto nelle liste e che applaudono in standing ovation a tutte le cazzate dell’ex-presidente del Consiglio. Santanchè Mussolini De Girolamo, Biancofiore, Gelmini (ahi che dolor…), etc.
Anni di lotte per raggiungere una parvenza di parità, rinunce e sacrifici per affermare diritti e doveri e ci ritroviamo con le “amazzoni” berlusconiane.
Appello alle donne di qualsiasi età: riprendiamoci le parole, non lasciamole rovinare dal qualunquismo del potere.

3 commenti

  1. Oltre le “groupie” berlusconiane di “Forza Italia” che si prostituiscono “politicamente” in cambio di soldi e potere, ci sono quelle che si prosituiscono e basta…se vai sul sito di Santoro (www.serviziopubblico.it), c’è l’intervista a Gianpi Tarantini (imprenditore barese)… ad un certo punto, quando la giornalista gli chiede: “Ma lei gli portava delle prostitute ad Arcore?”. Lui, candidamente, risponde: “No, gli portavo delle donne per cenare e anticipato tutte le spese da Bari a Roma, poi se quelle ci andavano a letto, erano fatti loro… erano maggiorenni….io che ci potevo fare?”…


  2. a me le amazzoni mi han sempre eccitato, forse per quella cicatrice sul costato, forse per quei forti afrori esclusivi e propri di coloro che affrontano la dura vita quotidiana a fronte alta e senza farsi intimidire, peccato sia sempre più raro incontrarne nei boschi e così difficile da riconoscere


  3. Anni di orgoglio femminista buttati nel cesso..



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