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Dimettiti senza se e senza ma…

20 ottobre 2012

Un prefetto pagato con i soldi dei cittadini è al servizio del paese, e non può permettersi di umiliare un prete anticamorra, che rischia la vita ogni giorno. Basta con questi soprusi. Se ne vada a casa a riflettere su chi è signore e chi no.

12 commenti

  1. è solo un elemento del valoroso bobbolo tajano, vedrai che adesso lo querelerà con richiesta di 100.000 euri, c’abbiamo i tribunali intasati con beghe di condominio e querele dell’infagottato, quello del “lei non sa chi sono io”
    Altra cosa sarebbe se ci fosse una regola (già scritta nel mio programma elettorale), in cui si obblighi il querelante, qualora poi avesse torto a pagare allo stato il costo VERO di tutta la causa ed a risarcire il querelato con la stessa somma richiesta.
    Son stufo, nun ci a faccio chiù


  2. Vabbè, Fra’ lo sai che ti voterò…


    • Esiste già la contro-querela, oltre la querela. Oltre il risarcimento danni per liti temerarie…

      Ho visto questo filmato, ieri, al tiggì. Ed ho riso. Mi meravglio che non abbia chiesto S.E (Sua Eccellenza) “la signora” la Prefetta che, peraltro, non ha profferito una parola nè ha espresso disappunto su come era stata chiamata dal prete…Una sorta di maschilismo protezionista quello del signor Prefetto che, si vede, ha i capelli bianchi ed è anziano e quindi legato più alle forme che alle sostanze…


  3. Frà, non so se hai letto sui giornali la lettera che il prete ha mandato al Prefetto (ops, al signor Sua Eccellenza il Prefetto…)!

    Signor Prefetto,
    sono appena ritornato a casa dopo l’incontro in prefettura di mercoledì 17 ottobre.
    Come può facilmente immaginare mi sento tanto mortificato dalle sue parole gridate nei miei confronti e senza motivo davanti a un consesso così qualificato.
    Che dirle?
    Se a me, prete di periferia, è concesso di ignorare che chiamare semplicemente “signora”, la signora Prefetto di Caserta fosse un’offesa tanto grave, non penso assolutamente che fosse concesso a lei, arrogarsi il diritto di umiliare un cittadino italiano colpevole di niente, presente in prefettura come volontario per dare il suo contributo alla lotta contro lo scempio dei rifiuti industriali interrati e bruciati nelle nostre campagne.
    Alla fine dell’incontro ho ricevuto la solidarietà di tante persone presenti all’increscioso episodio e la rassicurazione da parte della signora Prefetto di Caserta che non si era sentita per niente offesa da me nell’essere chiamata ” signora”.
    Forse le sarà sfuggito che lei non era e non è un mio superiore.
    Mi dispiace.
    Tanto.
    Avrebbe certamente potuto consigliarmi di rivolgermi al Prefetto di Caserta, chiamandola
    ” signora Prefetto”. Avrei accolto immediatamente il suo consiglio. Invece, con il tono di voce del maestro che redarguisce lo scolaro, e con parole tanto dure quanto inopportune, ha quasi insinuato che il sottoscritto non avesse rispetto per lo Stato.
    Scrivo sovente per Avvenire, il giornale che ha il merito di aver portato il nostro dramma alla ribalta della cronaca nazionale. Se vuole può controllare se tra i miei numerosi editoriali c’è una – dico una sola – parola dove non risuona un amore sviscerato per la mia terra, la mia Patria, la mia gente. E un rispetto sofferto per le Istituzioni.
    Al contrario, se una cosa mi addolora ( l’editoriale di ieri, martedì 16 ottobre lo conferma ), se una cosa mi addolora, dicevo, è constatare che tante volte è propria la miopia delle istituzioni, la pigrizia di tanti amministratori, il cattivo esempio di tanti politici che fanno man bassa di denaro pubblico, a incrementare la sfiducia e la rabbia in tanti cittadini.
    Personalmente sono convinto che la camorra in Campania non la sconfiggeremo mai. Lo dico non perché sono un pessimista. Al contrario. Non la sconfiggeremo perché il “pensare camorristico” ha messo radici profondissime in tutti. Quel modo di pensare e poi di agire che diventa il terreno paludoso nel quale la malapianta della camorra attecchisce.
    Come ho potuto dirle in corridoio, io alle mortificazioni sono avvezzo. Spendo la mia vita di prete nella terra del ” Clan dei Casalesi”. La mia diocesi, Aversa, è quella di Don Peppino Diana.
    Quante umiliazioni, signor Prefetto. Quante intimidazioni. Quanti soprusi. Quante minacce da parte dei nemici dello Stato o di semplici delinquenti.
    Ma io dei camorristi non ho paura. Lo so, potrebbero uccidermi e forse lo faranno. Io l’ho messo in conto fin dal primo momento in cui sono stato ordinato prete.
    No, non sono loro che rendono insonni le mie notti. Loro non sono lo Stato. Loro sono i nemici del vivere civile. Loro hanno sempre e solamente torto.
    Io credo allo Stato.
    Alla democrazia.
    Io credo alla libertà.
    Io credo alla dignità dell’uomo.
    Di ogni uomo.
    Io spendo i miei giorni insegnando ai bambini, ai ragazzi, ai giovani che non debbono temete niente e nessuno quando la loro coscienza è pulita. Ma aggiungo che bisogna sradicare il fare camorristico sin dai più piccoli comportamenti.
    Perché tutto ciò che uno pretende in più per sé e non gli appartiene, lo sta rubando a un altro. Perché ogniqualvolta che una persona si appropria di un diritto che non ha, sta usurpando un potere che non gli è stato dato.
    Tutti possiamo cadere in queste sottili forme di antidemocrazia.
    Ecco, signor Prefetto – glielo dico con le lacrime agli occhi – lei stamattina mi ha dato proprio questa brutta impressione. Lei ha calpestato la mia dignità di uomo.
    Ha voluto mortificare il prete o il volontario impegnato sul dramma dei roghi tossici?
    Ha voluto insegnarmi l’educazione – a 57 anni! – o mettermi a tacere perché già immaginava ciò avrei denunciato?
    Le nostre campagne languono, signor Prefetto.
    I giovani sono scoraggiati.
    I tumori sono aumentati a dismisura.
    La gente muore in questa terra avvelenata e velenosa.
    Le amministrazioni locali – qualcuno glielo ha ripetuto anche stamattina – non riescono a tutelare i loro territori e la salute dei loro cittadini. E proprio a costoro viene ricordato il dovere farlo.
    È una serpe che si morde la coda.
    Noi abitanti di questi paesi a Nord di Napoli, ci sentiamo prigionieri in questo ” Triangolo della morte” dal quale desideriamo uscire quanto prima, pur sapendo che per tanti di noi i danni alla salute sono ormai irreparabili.
    Lo facciamo per le generazioni future.
    Per andare con serenità incontro a sorella morte quando sarà il momento.
    Ci ripensi.
    In mezzo a tanti problemi in cui siamo impelagati; mentre nei nostri paesi tanta gente scoraggiata non ha fiducia più in niente e in nessuno; mentre la camorra ancora ci fa sentire il suo fiato puzzolente sul collo; mentre i rifiuti tossici continuano ad essere bruciati e interrati nelle nostre terre, il signor Prefetto di Napoli, mette alla berlina un prete davanti a una cinquantina di persone, perché si è rivolto al Prefetto di Caserta chiamandola semplicemente ” signora”, anziché ” signora Prefetto”.
    Incredibile.
    Resto, naturalmente, coi miei dubbi.
    Ai miei diritti non rinuncio facilmente.
    Ma, mi creda, cerco a mia volta di non invadere quelli di nessuno.
    Purtroppo, stamattina, credo che lei, signor Prefetto, pur forse senza volerlo, abbia maltrattato e rinnegato i miei.
    Le auguro ogni bene.
    Il parroco
    Sac. Maurizio PATRICIELLO
    Frattaminore 17 ottobre 2012


  4. Grazie caro amico, non conoscevo la lettera.
    Le parole di questo prete di frontiera rendono “prezioso” il mio blog, per la dignità e l’onore di una resistenza non solo ai delinquenti ma all’ipocrisia borbonica di questo stato vigliacco. Sono molto orgogliosa di questo spazio.

    Quando ho letto, ho pensato alle nostre eterne discussioni e al tuo bicchiere sempre mezzo vuoto, e alla mia voglia di vedere sempre il lato positivo. E se hai pensato di farmela conoscere forse ti sei convinto che le persone “speciali” esistono, vivono tra noi, e a volta non ce ne accorgiamo.

    A Maurizio Patricello prete coraggioso vorrei dedicare il video…di cui incollo il link, che non so come pubblicarlo.

    Un pò di rock da ascoltare, insieme, Bar, e a tutti quelli che ci credono… che domani… che…
    che tra noi rockettari che non ci arrendiamo mai.


  5. Pare che abbiano pubblicato il contro-video in cui il sindaco chiede scusa.. che pagliacciate..


    • Didì, non mi sembrano tanto delle “scuse” quelle del Prefetto De Martino (quale sindaco?)…a me paiono piuttosto stupide “giustificazioni” di circostanza, dopo un aver ricevuto un cazziatone telefonico del Ministro degli Interni Cancellieri (“ero stanco, non mi sono mai comportato in quel modo usando quei toni”)…ma stanco de che?


      • Che giustificazione è quella? Stanco? Forse stanco di vivere da verme.. e va beh non era sindaco che ne so.. uff sei PIGNUOLO.. lo sai che sono ignorante come lo stipite di una porta!! (ma Nano Tv è il nome nuovo di Mediaset?). E stanca sarei io, che mi fa male la schiena e c’ho la cervicale (il mio dottore dice che tutti ce l’hanno ah ah) beh artrosi insomma. e la sera quando torno a casa e non so come farò a lavorare ancora circa 12 anni con la testa buttata nei gabinetti.. Ma mi facci il piacere, mi facci!! (dico al “prefetto”)


  6. “le persone “speciali” esistono, vivono tra noi, e a volta non ce ne accorgiamo.” E’ vero, ma purtroppo vengono sotterrate da montagne di m..


    • a proposito di m..il Prefetto nel video sopra ha parlato di un “eccesso”…ma non è che voleva dire “cesso”?


  7. PS. il video che ha messo Frà è stato “rimosso”…dava troppo fastidio sui “networks” (come ha detto S.E. il signor Prefetto)…


  8. questi,invece, sono i commenti di Padre Patriciello allo “spiacevole episodio” (come lo ha chiamato il Prefetto di Napoli De Martino) e la spiegazione di tanto astio (probabilmente aveva preso un altro cazziatone dalla Commissione parlamentare eco-mafie)…



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