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Taglio alla crisi

12 febbraio 2012

Una seduta dal parrucchiere è quanto di più istruttivo possa esserci per studiare dal di dentro, ciò che c’è al di fuori.

Crisi o non crisi le donne non rinunciano al taglio di un buon parrucchiere, si consigliano tra di loro, girano nel quartiere tra un salone e un altro, fanno chilometri, finché non trovano chi le accontenta e finalmente instaurare un rapporto di non condivisione tra sconosciuti di ciò che ci preoccupa di più.

Dopo due anni in cui, per la prima volta,  mi son fatta allungare i capelli fin sulle spalle, in un rigurgito di femminilità, dopo averli tagliati sempre corti e maschietti, sono andata a Cagliari dalla mia parrucchiera preferita.

Ha un salone al centro di Cagliari, frequentato ormai solo da “signore”. Donne che lavorano, che hanno da spendere per sentirsi in ordine o belle. Le giovani ci lavorano, in orari non da schiave cinesi, ma senza soluzione di continuità dalle nove alle sette di sera, a volte le otto, sempre in piedi, sempre di corsa.

La padrona si occupa dello stile, del taglio, ma non disdegna di lavare i capelli, o di asciugare; dirige con professionalità e sapienza, senza atteggiamenti di superiorità. Una bella donna che ama il proprio lavoro, e che è riuscita a realizzare la scommessa del riconoscimento, in una piccola città di provincia.

Il locale, piccolo e accogliente, un po’ snob, è un luogo in cui ti senti coccolata, capita, accontentata. Ti offrono il caffè, e ti raccontano.

Dopo due anni, la crisi è affiorata anche lì.

Nessuna frenesia, non tutte le poltrone occupate, tutti i lavoranti un po’ “ingrassati”.

La responsabile no.

Insieme, abbiamo deciso che mi volevo un po’ femminile quanto basta per non sentirmi di genere indefinito, e dopo aver deciso di che colore mi sentivo, ho ascoltato nell’ordine:

–      la padrona lamentarsi del poco lavoro e ammettere che se continua così dovrà licenziare qualcuno;

–      la lavorante storica (undici anni di apprendistato), che è arrabbiata con tutti: partiti, governo, politici autoblu, sindacati. “Bisogna essere tutti uniti, chiudere tutto, che se io sciopero lei mi licenzia”;

–      le clienti: quelle ricche raccontare del viaggio prossimo venturo in Guatemala, o della borsa di Gucci vista in tale vetrina; quelle “povere” come me, in silenzio con il senso di colpa avvinghiato al collo, che non se ne andava pensando al conto finale.

Sono uscita da lì con la certezza di essere una donna contemporanea.

Quando si è in crisi e si vuole una piccola spinta verso la positività, ci si regala un lusso. Piccolo, ma che sia lusso.

Mi sentivo bene, dentro e fuori. Aveva smesso anche di nevischiare, che ero preoccupata per i miei ricci nuovi nuovi.

In via Roma mi specchiavo nelle vetrine e provavo un piacere immenso nel non riconoscermi. Sono entrata alla Rinascente e mi sono comprata un eyeliner magico, e ora assomiglio a Gina Lollobrigida in Trapezio.

Perché la crisi fa tornare indietro al passato, ai giorni che gli italiani conoscono bene. E’ normale pensare che se si è superato un periodo come quello, nel dopo guerra: fame e distruzione, ingiustizie e piano Marshall, si riuscirà a superare anche questa di crisi.

Ora assomiglio a mia madre da ragazza.

Con molte speranze in meno.

7 commenti

  1. Fantastica! Ci dobbiamo fare qualche regalo ogni tanto è vero? Mai abbandonare le speranze, se le hanno avute i nostri genitori (o nonni), hanno tenuto duro sotto i bombardamenti, una dittatura e la fame, credo che ce la faremo anche noi.


  2. certo che ce la faremo!
    Nudi alla meta…


  3. Grazie, Frà! Grazie a questo post, ho imparato cos’è un eyeliner! Miii…cercando su Google, mi sono imbattuto in uno di quei video-tutorial di ventenni gracchianti, che davanti allo specchio-cam fanno minuti e minuti di conversazione, piena di chiacchiere insulse, inframmezzate da “cioè” e “appunto”, e che, oltre a farti capire fino a che punto può diventare narcisa e vanesia una giovane donna, insegnano anche a dipingersi gli occhi come neofite ed apprendiste Tintorette. Mi sono chiesto, tra le altre cose, oltre a dove cazzo sta la crisi per queste teen-agers, anche a che ora si alzano, la mattina, se vannno a lavorare, visto che impiegano circa tre ore e mezza, tra colori, pennelli e spatoline, a punta fine e a punta doppia, per imbrattarsi il viso…

    E mentre tu sceglievi di arricciarti le doppie punte dalla rampante coiffeur del centro, io decidevo di rinunciare al mio pluriennale barbiere di fiducia, che mi taglia i capelli da quando ero un ragazzino, mettendo mani alle forbici e spuntandomi i capelli da solo…

    Il risultato non è quanto di meglio avrebbe potuto farmi Aldo Coppola (famoso hairstylist di Milano – ndr), e non ho certo contribuito alla soluzione della crisi dei barbieri locali, però vuoi mettere la mia soddisfazione autarchica?


    • Me so fatta un sacco di risate🙂
      Vedi che poi ,le teenagers, imparano a farsi le pennellate sugli occhi in un batter d’occhio.😉
      (Madò, come m’è venuta bene sta battuta), e la mattina in un oplà… l’occhio è fatto, poi ci vuole un pò più di attenzione per l’altro… altrimenti (insomma non è bello andar in giro con un occhio grande e uno piccolo).

      E poi mi ti sono immaginato davanti allo specchio con le forbici e con un sorriso ho pensato a “io sono un autarchico” di Nanni Moretti, che non so se ti piace ma io un pò ti immagino così:scorbutico e severo. Preciso e molto molto rompiballe. Besos


  4. Evò. Come non me lo ricordo il primo film in super 8 di Moretti?

    Però, non credo di essere così. Come lui. Rompiballe? Quello sì. Ormai, me lo dicono talmente in tanti che inizio a crederci pure io…:)


    • Guarda che rompiballe è un complimento🙂 . Sai che noia quelli sempre d’accordo su tutto e con tutti.

      La severità con se stessi e con gli altri (come ho ben imparato a sperimentare nel corso del tempo) porta un minimo di scontrosità. E poi mi ci riconosco, dato che sei la mia parte maschile.

      Non sei proprio drucci ecco!
      E comunque sono caratterisitiche di una personalità forte.

      Poi che la donna algida (da riscaldare) ti faccia fare giacomogiacomo non solo alle gambe è un altro discorso.

      Qui siamo in pubblico e the other side of the moon è meglio non scoprirla.😉


  5. drucci? che vor dì?



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