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E il naufragar m’è dolce in questo mar

19 gennaio 2012

Diversi anni fa, dopo aver preso il brevetto SSI ho avuto la fortuna di poter effettuare una escursione ad un relitto, con un gruppo di temerari, peggio di me, che affittarono uno di quelle golette ad uso turistico che svolgono anche il servizio per le immersioni.

Destinazione relitto marino, al largo delle coste del sud Sardegna. Arrivammo sul luogo del naufragio, a metà delle linea retta immaginaria che unisce due piccoli promontori che delimitano una delle baie più belle del mondo: Porto Zafferano. Sabbia bianca finissima e ginepri secolari che arrivano con le radici nel mare. Purtroppo è un luogo off limits perché zona interdetta:  i militari usano questo posto fantastico per le loro esercitazioni, e passeggiare sulla spiaggia non è proprio consigliabile, qualche ordigno o qualche carabiniere potrebbero rovinarti la giornata. Nemmeno gettare l’ancora è consigliabile, ma noi testardi e forse incoscienti arrivammo sul punto giusto.

Dopo aver indossato muta e bombole, scendemmo verso il blu cobalto in cui si intravedeva la sagoma del relitto.

Il grande peschereccio, spezzato in due, con la prua rivolta verso l’alto, è adagiato su un fondale sabbioso a circa venti metri di profondità.

Eravamo dodici sub ancora un po’ imbranati che ci giravano intorno; qualcuno tra i più esperti è entrato anche nella cabina di pilotaggio; io dopo aver provato a superare la porta d’entrata, ed aver sbattuto con le bombole alle paratie, feci una precipitosa marcia indietro e mi accontentai di giocare con delle cicale di mare, che si nascondevano nel vano del timone.

Durante la decompressione per la risalita, ho avuto tutto il tempo di chiedermi che fine avesse fatto l’equipaggio;  chi aveva fatto affondare una barca tanto grande: una tempesta? Una battaglia durante l’ultima guerra? L’imperizia di un comandante che aveva sfidato gli scogli?

La bellezza e la stanchezza della risalita, mi hanno poi distolto dalle riflessioni “umane”,  per riaffiorare in questi giorni in cui la parola naufragio, viene scritta e ripetuta diverse volte al giorno e il timore di veder scivolare verso il fondo questa grossa balena di ferro, è ciò che si teme dopo il dolore delle vittime dell’incoscienza di un comandante.

Forse l’equipaggio di quella nave affondata, non si è ritrovato come un gruppo di novelli Robinson Crosue in un luogo ancora incontaminato, sperduto nel sud della Sardegna confuso quasi con l’Africa, a sospirare dal sollievo. Forse ci furono feriti, forse dovettero abbandonare la nave a nuoto perché non c’era scialuppa, forse persero i pochi tesori posseduti: un orologio? Una foto? Qualcuno perse la vita?

Quando la realtà ci entra negli occhi e colpisce cuore e mente, quando a mano a mano che si conoscono i particolari della codardia e incapacità degli ufficiali al comando di un paese galleggiante, quando ci si vergogna e si da ragione a Standar’s & Poor che ci giudica inaffidabili, bugiardi, superficiali e incompetenti, oltre che puttanieri e incapaci di risolvere problemi, mi affido ai pochi che hanno saputo decidere in quel momento, e spero che l’equipaggio del mio relitto marino, si sia salvato e sia potuto tornare a casa.

Io che amo Giacomo, come una parte di me stessa, dopo tanti anni di passione mi ritrovo a non essere d’accordo con lui: no, non mi è dolce il naufragar in nessun mare.

 

10 commenti

  1. Bella Frà… lo sfondo del tuo blog s’intona benissimo con il blu cobalto dei fondali marittimi che descrivi…e mi sono immerso, assieme a te, in quel relitto a cercare ragioni e spiegazioni…

    In questi giorni, non si fa che discutere di quel capitano e del triste naufragio del “Concordia” della Costa Crociere. Ognuno dice la sua, con chi ha parlato al telefono, cosa gli hanno suggerito di fare i suoi superiori, che immagine degli italiani diamo al Mondo, ecc.

    Allargando il discorso, mi sono chiesto se questa tragedia non è che il risultato della fine della meritocrazia nel nostro Paese. Dove non vanno avanti e non fanno carriera i migliori, ma quelli più cessi, raccomandati e meglio ammanigliati, incapaci di gestire situazioni estreme o di emergenza. Dove il figlio del chirurgo diventa chirurgo non per vocazione, ma per mero nepotismo. Dove si è abituati a ragionare sui soldi e sull’io prima di tutto e poi gli altri oppure gli altri possono pure crepare chi se ne frega. Dove le Aziende, pur di fare bilancio, non risparmiano sui costi del personale (ho visto tanti cuochi filippini scendere da quella nave e personale di bordo in giacca rossa che aveva la stessa aria degli extracomunitari che vendono i ciddì, le magliette e le borse taroccate o che lavano i vetri ai semafori). Con tutto il rispetto per questi lavoratori, anche perchè pare siano stati gli unici a restare a bordo fino alla fine per dare una mano a donne, bambini e turisti disperati e urlanti per scendere sulle scialuppe. Mi chiedo se quanto accaduto non è anche il frutto di una politica del lavoro scellerata che aumenta i mega stipendi dei manager e dei vertici apicali delle aziende e riduce quelli della manovalanza. Che assume solo per interesse e non per rendere le Aziende sane ed efficienti. Se questa economia e questa finanza mondiale si interessa solo degli andamenti della Borsa e non anche di suggerire politiche sociali a vantaggio di tutti e non solo di pochi. Se questo è lo scenario generale non andremo da nessuna parte. E siamo destinati a non avere futuro. Non lo avranno nemmeno i nostri figli che si faranno un mazzo tanto a studiare sui libri, per poi non riuscire a trovare un lavoro onesto e scoprire che basta alzare una gonna o leccare un culo per andare avanti…


    • Sai Bar, la tua domanda relativa al formarsi di due classi sociali, una molto molto ricca, e l’altra molto molto povera, dimentica noi classe intermedia. Quella che ha accettato questa situazione la middle class che avrebbe dovuto NON accettare di essere diretta da incapaci leccaculo. Le mie amiche e mia sorella non fanno altro che lamentarsi di cape (le donne poi sono terribili quando arrivano a drigere), che non pensano ad altro che di talleur Armani e scarpe Le Boutin. Come ci sono arrivate queste signore ad avere responsabilità che NON sanno sostenere…. Dandola un pò in giro, a qualcuno qui, qualcuno lì, e anche a qualche sindacalista perchè non protesti per la loro promozione.
      E confermato che chi soffre e ha problemi ha ciò che io chiamo “compassione” nei confronti del mondo… io non credo che i nostri figli NON avranno futuro.
      Dobbiamo modificare (in tempo) il concetto di paese, nazione, territorio, e fare in modo che i nostri ragazzi non risentano di vivere lontano dal mare, dalla mamma, dalla pasta con sarciccie.🙂
      Non so perchè ma io credo che piano piano ci riprenderemo. Economicamente. Poi tocca a noi riprenderci la dignità e l’etica, la morale che abbiamo perso dietro una borsa Luis Vuitton


  2. Che bello il tuo racconto, Frà, mi pareva di essere lì. E’ vero passi accanto a cose e immagini le persone sono passate in un certo posto prima di noi..quante vite girano sugli stessi passi, ci pensi?
    Vero, che tristezza ora questo mare, in tutti i sensi.. questa incertezza per tutti.. Le uniche certezze è che se ti distrai, oggi ti levano i pedalini senza levatte e’ scarpe, come diceva mia mamma…
    Oggi mio figlio mi diceva che gli piacerebbe fare l’università. Ha una pagella bellissima..specialmente i voti che riguardano la matematica e informatica. Mi preoccupa che non gli servirà a niente. Mi piacerebbe, ma gli ho detto che ci può andare a condizione di essere sicuro di voler lottare molto per farne qualcosa poi. Non so qui in italia quante probabilità possa avere di lavoro in futuro..boh.. finirà all’estero pure lui temo.

    Bar, ma com’è che io quando alzo la gonna non mi danno nessun lavoro e si mettono a ridere? eh??


    • Come non gli servirà a niente. La cultura non è che ha un valore monetario eh?!
      Credo sia sbagliato Didi per un ragazzo studiare per trovare lavoro. Occorre studiare per migliorarsi, per curare le proprie passioni, solo poi il lavoro arriva.


  3. aaaahhhhhh, aaaahhh, (risatona)
    le 2 squadre che odio in assoluto sono nell’ordine la juve e l’inter
    sarà perchè mi sono schierato sempre con le minoranze, tanto da meravigliarmi che oggi in sicilia ci siano dei forconi: ma come, siete stati sempre il serbatoio per i partiti di governo, mai una volta un voto radicale, magari per protesta, siete governati da gente da 30.000 euri al mese, anzi c’è un ex consigliere regionale con la pensione di 60.000 euri al mese e mo’ agitate li forconi verso roma ladrona?
    Ingrati, per fortuna però che la palla è rotonda e girando girando potrebbe anche infilarsi nei posti dove che nessuno se l’aspetta


    • Fracatz come hai ragione! Sta cosa dei forconi mi puzza da lontano…
      Io sono molto arrabbiata con questi che hanno accettato baroni, mafia, cuffari, lombardi e prestigiacomi per secoli e adesso si stracciano le vesti per Monti.
      Sono incazzatissima anche con quelli dell’Alcoa in Sardegna: quando venne il Nano, poco ci mancò che gli facessero la ola. Tutti zitti e a 90° perchè doveva telefonare al suo amico putin. Hanno votato in massa a destra per le ultime elezioni, perchè hanno creduto alle favole. E ora si lamentano perchè gli americani gli chiudono la fabbrica?
      Ma andate affanculo. Mai una volta che avessero scioperato per la scuola, per come la gelmini ha ridotto la scuola dei loro figli…
      Io non dico… si può sbagliare nella vita, ma perseverare per 15 anni no. Non gliela perdono!


  4. Bar, ma com’è che io quando alzo la gonna non mi danno nessun lavoro e si mettono a ridere? eh??

    E si vede che c’hai il culo brutto, Didì…🙂


    • ah ah strunz, questa la metto in nota assieme alle altre battutacce! se vuoi ti mando na panoramica bar, pero’ ci vuole il wide screen..


  5. E la Merkel dove la mettiamo?
    Non è questione di culo Didi… non dargli retta…🙂

    Poi con la tua multilingua vedrai che….


    • Io devo ancora imparare a vivere mannaggia! Ho sempre seguito le regole sbagliate! ^🙂 ^



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