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Passi di donne

13 dicembre 2011

Le donne si ritrovano a Roma per parlarsi.

Il mio dubbio è che si parlino addosso.

Nessuno ascolta e nessuno pensa davvero che qualcosa possa cambiare.

Tanto è vero che mentre a Roma si incontrano donne colte e impegnate, a Torino una donna costringe sua figlia di sedici anni ad avere paura di sua madre e di suo padre, di coloro che dovrebbero insegnarle la vita ed essere sempre pronti a capire e ad accoglierla, anche quando sbaglia. Invece quella ragazza aveva assimilato che la conoscenza del sesso, del rapporto con l’altro sesso, fosse  un peccato, una vergogna, un comportamento sbagliato, e avrebbe ricevuto una punizione gravissima.

Amare a Torino non è un fatto naturale.

 Come se naturale fosse arrivare vergine al matrimonio. Come se la verginità fosse un Valore.

Da spendere.

Roba da Afghanistan non da società occidentale dove esiste la pillola, i metodi anticoncezionali, la possibilità di esprimere liberamente la propria sessualità in aderenza ai sentimenti, all’amore.

In tutto questo ciò che colpisce è la mancanza, non solo della responsabilità di una ragazza di 16anni, (la mia generazione era più coraggiosa e affrontava le conseguenze delle proprie scelte a muso duro), ma è la ricerca del “cattivo”, del responsabile, al di fuori di se stessi.  Del nostro cerchio, del  nostro conosciuto.

Nell’altro.

Dopo anni in cui la colpa era “dei giudici” e “dei comunisti”, non può sorprendersi nessuno se una ragazzina, una quasi donna, accusa i diversi, gli strani, gli zingari come responsabili di una sua azione.

Oggi è S. Lucia, giorno in cui nel Nord Europa si festeggia la luce, il cambiamento, il ritorno alla speranza; giorno in cui per tradizione, in Italia, si tirano fuori dalle scatole le statuine del presepio, si piazzano pastori e re magi; in questo giorno di speranza nel domani, in una città di questo opulento occidente,  a Firenze,  un esponente di Casa Pound, che ha pubblicato anche un libro di esoterismo con una donna nuda (strega?) in copertina, libro che ha molto successo tra i nazisti italiani, ha ucciso due ambulanti senegalesi.

Ho letto che a New York c’è una società privata di trasporti urbani per ebrei ortodossi, in cui alle donne è vietato sedere nei sedili davanti.

Nell’occidente democratico e opulento, si va in pensione a 67, si perde la libertà di dire e di fare e di chiedere rispetto, ci si deve sedere nei sedili posteriori…

Quando son le donne  a perdere i diritti, vuol dire che tutti, uomini compresi, stanno facendo passi da giganti: INDIETRO.

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6 commenti

  1. Io penso che ci sia ancora molto molto da lavorare.. Quando una donna di “liberi costumi” si chiama mignotta, e un uomo che cambia donna ogni giorno lo chiami donnaiolo, ti pare una differenza da poco? E’ vero che siamo diverse, non vogliamo essere pari ai maschi. Ho letto da qualche parte che le donne, più che quote rosa, chiedevano il 50% di presenze femminili? E che significa che migliora qualcosa se siamo piu donne? Non ci deve proprio essere il problema di contare quante donne sono al governo, deve essere una cosa naturale che di qualunque sesso sia, ci possa arrivare. Siamo diversi, e la differenza è quella che serve. Ognuno porta quello che sa. Come in una casa. Perchè la donna deve lavare i piatti e l’uomo avvitare la lampadina? (a parte che i piatti si lavano tutti i giorni e la lampadina dura mesi..). Ma chi l’ha detto che una donna non sappia riparare la lavastoviglie mentre il marito cucina? Ma dove? Dobbiamo iniziarli da piccoli, a crescerli con la consapevolezza che ognuno possa fare a seconda delle sue capacità (barò non dire che è marx, perchè già lo so..ti ho anticipato ah ah), che spesso non c’entra col sesso.
    Boh, ho divagato? Nin so..pero’ me piaceva dillo.. hihi.

    Senti Frà.. lo sai che quando lasci un commento e clicco sul tuo nome, mi da un link strano come segue:


  2. no, ho sbagliato, è successo solo una volta sul blog di barons, perchè qui sul tuo blog, un commento che hai messo aveva il linko giusto al tuo bel blogghino nuovo! Scusa sono stata precipitosa a scrivere sopra e cliccare invia!! Bascio!


  3. quanto sono sbagliate le generalizzazioni, neanche immagini quanto ci ho sofferto a sedici anni quando un professore in classe ci tacciò tutti di allupati sessuofili, quando io al solo vederla, quella della sezione B, trasecolavo. Però poi in seguito mi allineai alla consuetudine.
    E’ molto difficile fare il genitore


    • #Fracatz te lo immagini se dovessi esprimere le mie opinioni su ciò che vedo e sento NON generalizzando? Io rifletto (e scrivo) come coloro che fanno le previsioni del tempo: prendono in considerazione diverse varianti e a grandi linee ti dicono che domani pioverà nel sud della Sardegna. Poi succede che tu vivi in un piccolo paesino protetto dai venti e dalle turbolenze, e l’indomani proprio da te splende il sole… ciò non toglie che le previsioni le guardano tutti e in generale ci azzeccano.Poi io avrò una deformazione professionale e quando parlo alla mia classe parlo in generale, perchè se quando scelgo di parlare con uno studente, lo faccio in privato. Se non esistessero le differenze non ci sarebbe la unicità dell’individuo, ma “la massa” è ciò che ragiona e pensa sempre nello steso modo. Infatti tu ti sei adeguato alla massa.
      #Didi, sapessi quanto hai ragione! Quando aspettavo mia figlia, sognavo di partorire un maschio per educarlo al rispetto delle donne e all’amore; senza vergognarsene. Meno male che mi è nata una femmina che un figlio lo arei reso inadeguato a questa società..


      • Se non vogliamo parlare “in generale”, nello specifico, mia madre non sarebbe d’accordo sulla libertà delle donne. Sarà una donna all’antica? Sì, credo di sì. Bisognerebbe fare un referendum (solo tra le donne) e vedere quante sono d’accordo con mia madre. Se vincesse mia madre il referendum sarebbe (non dico “giusto”) democratico che questo mondo maschilista vada avanti così. Perchè i casi sono solo tre: o i maschi sono più forti e vi schiacciano; o la maggioranza delle donne se ne fregano; o ha ragione mia madre.


      • Ci sono tanti tipi di donne. Ci sono quelle come noi, orgogliose, che sanno di valere qualcosa, che non si sentono nè inferiori nè superiori agli uomini, ma soltanto diverse.
        Poi ci sono donne a cui fa comodo fare le “bionde” nella vita, che quando sono incinte si mettono la mano dietro la schiena e per far finta di non farcela più a muovere un dito per nove mesi, che c’hanno le voglie da soddisfare, a cui fa comodo dire “non ce la faccio” anche quando ce la fanno, o “sono solo una donna”.. perchè spesso è molto conveniente.. Non conviene mai essere come me. Ecco perchè il mondo difficilmente cambia..



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