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La vigna del Signore

28 luglio 2011

La mattina presto, appena sorto il sole è il momento migliore per andare a correre.
L'aria è freca e pulita, non c'è tanta gente in giro, ci si può concentrare sui suoni e gli odori.
La sera la terra è stanca, l'aria è pesante e i movimenti altrui esagitati. Si rientra dal mare stanchi e carichi di sabbia e lamentele per i vicini di ombrellone, o per le rocce appuntite che ti hanno però salvaguardato dalla calca umana.

Ho la fortuna di vivere in un paese vicino al mare e a ridosso della montagna. Isolato come tanti paesi di questa isola ma che d'estate raddoppia o triplica gli abitanti.
Io odio i turisti, quelli con il fuoristrada targato nord che parcheggiano dove capita, perchè loro sono in ferie, che sono prepotenti e scortesi perchè loro pagano, che guardano con ribrezzo la carne tagliata male nelle macellerie paesane. Hanno sempre paura di essere fregati,  continuano a parlare di lavoro sotto l'ombrellone, o smadonnano perchè nella spiaggetta isolata il cellulare non prende… li odio perchè parcheggiano in tutti e due i lati della strada e occorre fare lo slalom con la nostra utilitaria  e le pizzerie sono sempre piene e vorrebbero che le aragoste si trovassero in pescheria come i tulipani  dal fioraio, perchè vanno in giro mezzi nudi per le strade del paese, perchè loro tornano dal mare e vanno a fare la spesa in tanga.

Non vedo l'ora che se ne vanno.
Così la smettono con la musica in piazza, a volume così alto che non si può parlare, con queste bancarelle che vendono oggetti osceni della non tradizione.

C'è il silenzio la mattina presto.
Loro, i turisti, dormono, che hanno fatto tardi, sono in ferie….
io sballonzolo  in calzoncni e canottiera e ascolto e annuso e guardo.
Adesso è il tempo delle more, per esempio, e le pecore tosate e appena munte, si riposano tutte attaccate sotto qualche grosso carrubo senza lamenti o scampanellii.
Le tortore hanno finito di rincorrersi ma la mattina si chiamano a vicenda,  i cardellinii zampettano sui prati alla ricerca di qualche seme, e le cornacchie così sgraziate e prepotenti si asciugano sui fili della luce.

La strada dove tracollo sudando come in una sauna, e una strada di campagna stretta tra due muretti a secco. Di quelli che si trovano solo al sud, costruiti da mani sapienti di uomini duri come le pietre che resistono alle stagioni.

Ancora reggono quei muretti ma le vigne, oltre quei muri, quelle piantate anni e anni fa chissà con quali fatica, che qui la terra è strappata al deserto di roccia, quelle vigne da malvasia forse, da monica forse, da vermentino e bovale, quelle vigne in cui c'era sempre un filare di moscatello che ad agosto era maturo e riempiva di dolcezza le bocche delle donne, quelle vigne sono abbandonate.

Tralci grossi come braccia di contadini, che affogano tra l'erba. Nessuno ha potato, ha zappato… ha scacchiato.
Se l'uomo abbandona i regali della terra, se continuerà a pensare alla resa e alla convenienza, se non ricomincerà a sporcarsi le mani di impegno e di sacrificio, non ha speranza.
 

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5 commenti

  1. grande Frà…hai scritto un post memorabile…bellissimo ed emozionante…da incidere, parola per parola, nella roccia e nelle pietre della tua terra come monito, non solo ai turisti, ma all'isola e al mondo…

    chapeu e standing ovation


  2. Grazie Bar!
    Me li raccolgo tutti i tuoi complimenti, qui tra le braccia, come un mazzo di fiori di campo.
    Senza ipocrisia e con molto orgoglio, (Che io mi sminuisco sempre) ti dico grazie.


  3. Frà…è bellissimo e pieno orgolio, di sentimento, di amore per la tua terra, che è anche nostra .
    Condivido il pensiero di barone!
    Bacione!
    Didì


  4. *orgoglio


  5. lavorar la terra è dura e tutti i nostri scarsi giovani preferiscono studiare giurisprudenza per poter fottere i cinesi quando ci avranno invaso e fregato tutto.
    Quello che più ti invidio sono i cardellini che da bambino volavano a decine di stelo in stelo alla ricerca dei semetti, qui a Roma ormai son solo gabbiani, corvi, merli, piccioni e tortore, non si vedono più neanche i passeri quanto in natura i grandi mangiano i piccoli



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