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I ricatti di Sergio

13 giugno 2010

random_header_3Ciò che sta accadendo a Pomigliano è un bluff.
Insomma Sergio ci prova.
Lui che ha la cittadinanza svizzera, canadese oltre che italiana, sa benissimo quanto vale nel mondo la qualità italiana.
Questo logo qui accanto che sta riempendo la TV  con la pubblicità che parla agli italiani attraverso ciò che ritengono un tesoro, che siamo un popolo di mammoni e dobbiamo ammetterlo.. E un papà che culla una bambina e gli parla del fututo tricolore… ci prende il cuore e lo stritola.
Sergio Marchionne dicevo, sa benissimo che una cosa è produrre una Panda in Polonia, e una cosa è produrla in Italia per poi poterci aggiungere questo valore aggiunto che è sinonimo di qualità, eleganza, immagine, stile.
Perchè in questo mondo che va a catafscio, in questo mondo dove l'economia di mercato si basa sopratutto sulla pancia dei broker, basti pensare a ciò che certificavano le varie agenzie di rating, quel mondo che non esisteva, l'immagine conta tanto.
Marchionne sa benissimo che questa "crisi", porterà alla cancellazione di ciò che non ha valore e che bisogna puntare sulla qualità. Della vita e dei prodotti.
Ora vendere una macchina che ha il marchio made in italy, vuol dire Ferrari, Alfa Romeo, Monza, ma anche cinema italiano, moda italiana, ciò che ci ha reso famosi nel mondo.
Vuol dire creatività, storia, cultura.
Il ricatto "vado a farmi le Panda in Polonia se non accettate di rinuciare allo sciopero", non è che un bluff.
Lo sa anche lui che una macchina costruita in Italia ha un valore aggiunto. Come le scarpe italiane, come un abito da sera di Valentino.
E dovremmo esserne tutti orgogliosi.
Perchè il made in Italy siamo noi. Sono i nostri ingegneri, i nostri operai, i nostri tecnici, i nostri creativi.
Il made in Italy siamo noi, e non il capitale della Fiat.
Certo anche il capitale, ma non basta.
Dovremmo essere tutti molto orgogliosi di questo.
Anche a Pomigliano. Se dovessi suggerire qualcosa ai sindacati, (alla CGIL ,che CISL e UIL non sono sindacati ma sottosegretariati di Tremonti) gli consiglierei di tener duro, e di non rinunciare a ciò che è costato tante lotte e tanti sacrifici da parte dei lavoratori del passato.
Ma nello stesso tempo cercherei di mettere in un angolo gli assenteisti che creano problemi a tutti i lavoratori.
Se una malattia non è grave e certificata da una USL dopo dieci assenze ripetute per mal di pancia, fuori dai coglioni…
Tuteliamo i diritti dei lavoratori (perchè le donne per esempio si vedrebbero cancellare la possibilità di essere riprese al lavoro se non sono ancora in menopausa, col rischio gravidanza che incombe), e diamo la disponibilità per turni massacranti e maggiore produzione, ma rinunciare ai diritti no.
Il made in Italy siamo noi… e i ricatti non servono caro capitalista del cavolo.
Gli italiani sanno fare di più e meglio, e sono anche orgogliosi di ciò che sanno fare.
Ma i ricatti dei padroni, no. Abbiamo già dato.

4 commenti

  1. Concordo con la presa d'atto del reale, cosa dovremmo fare però per mutare ciò? A mio avviso oggi tutto è più difficile di ieri dato valori ed ideali sono stati buttati alle ortiche dai più…concordi? Un saluto da Sar ex '68ino.


  2. speriamo che abbia ragione tu…


  3. Seguendo il vento filo-governativo padronale, a quanto pare, il dottor Marchionne, per Pomigliano, vuole riscrivere cent’anni di storia di regole scritte col sangue di lotte sindacali….Frà, su questo argomento, condivido il commento di Tommaso De Berlanga apparso sul "Manifesto":"L'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, è uomo di mondo, con molti passaporti in tasca. Conta anche su questo per rafforzare la credibilità delle sue parole quando dice – a proposito di Pomigliano d'Arco – «non succede in nessuna altra parte del mondo» che sia necessario «dover convincere» qualcuno per «non portare la produzione all'estero». Molto meno credibile, a nostro parere, quando recita la parte del mecenate misericordioso («si sta giocando con la vita di 5.000 persone») o del semplificatore di rappresentanze sindacali («con quante entità bisogna trovare l'accordo per darelavoro a 5.000 persone»), come se la Fiat non fosse causa diretta di una certa proliferazione. Non gli hanno forse fatto presente, al momento del passaggio di consegne col predecessore, che il Lingotto ha finanziato fin dagli anni '50 la nascita di un «sindacato» (il Sida, ora Fismic, regolarmente presente al tavolo e delle trattative e – sorpresa! – pienamente consenziente con l'azienda-madre)?Ma non gli si può negare di dire con precisione cosa vuole ottenere imbarcandosi in una vertenza non facile anche se impostata fin dall'inizio come un «prendere o lasciare». In fondo, «la soluzione più facile è quella di smantellare tutto e andarsene» là dove il lavoro costa meno, i sindacati sono tutti «di regime», e si può usare i dipendenti «massimizzando la produttività e facendoli lavorare come orologi svizzeri», nonostante non siano fatti d'acciaio, ingranaggi o molle.L'obiettivo di cui lui, insieme alla Fiat, si sta facendo carico in nome e per conto di tutta la derelitta imprenditoria italiana, è di ottenere da qui in poi, in ogni angolo della penisola, proprio quella «massimizzazione» nell'utilizzo della forza-lavoro, riducendola ancora una volta a puro «elemento della produzione», senz'anima, diritti, dignità, valore.Ha presentato un documento «non trattabile» in cui ­ tra molte e varie pretese ha inserito la possibilità di licenziare chiunque si opponga con lo sciopero a qualche imposizione arbitraria dell'azienda. Tra i tanti passaporti, il dottor Marchionne deve aver fatto confusione: in questo paese il diritto di sciopero è una prerogativa individuale, una «libertà» che viene pagata ogni volta rinunciando al relativo salario. Non esattamente «un gioco». Non sembra un caso sia proprio questo punto, tra i tanti, quello che la Fiat considera «indiscutibile», in modo da lasciare fuori dai cancelli della fabbrica le libertà costituzionali. E con esse l'immagine di un'impresa «socialmente responsabile». 


  4. Il comitato centrale della Fiom ha detto non al diktat del Sergio dal maglione scuro…Sono molto malinconica per questo. Malinconicamente orgogliosa che esista gente che sa tenere la schiena dritta.Nonostante…Nonostante la crisi, la disoccupazione, la cassa integrazione, i figli da mandare a scuola e le lacrime delle mogli quando tornano a casa dalla ultima riunione.Sono molto orgogliosa che un gruppo di persone tenga testa a questi capitalisti presuntuosi e arroganti.Vorrei fare qualcosa per loro, perchè questi metalmeccanici stanno facendo tanto per noi.Che un conto è parlare con la sicurezza dello stipendio a fine mese, e un conto è stare sotto il ricatto di questi capitalisti da strapazzo.Quelli che hanno fatto i capitalisti con i soldi degli italiani, diversificando gli investimenti  e pagando i loro AD con milioni e milioni di euro…Sono malinconica perchè non c'è l'unità tra i sindacati.Sono malinconica perchè sembra che tutti scivoli via, e che siano più importanti i mondiali…Perchè esiste gente come i bonanni and co.E….I cassintegrati della Vynils hanno superato i 100 giorni da carcerati… e non sembra facciano più notizia….Forza fiom… siamo in tanti e vi siamo vicini…



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