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COUS COUS

2 luglio 2009

cous-cousHo passato tutto un pomeriggio a guardare un film arabo/francese. Ambientato a Marsiglia. Mica un filmetto da 90′, macchè: 243′ di un mondo che cerchiamo di far finta che non esista. Quello degli stranieri che scelgono di lasciare il loro paese per un futuro migliore. Almeno qui in Italia, cerchiamo di dimenticare che non è possibile fermare la speranza di migliorarsi, non è possibile fermare il cambiamento.  Oggi in Italia è passato il decreto per la "sicurezza", perchè qui noi accoglienza zero. Noi respingiamo.

Da queste parti, fanno un cous cous che è una goduria. Fa parte di una tradizione gastronomica importata dalla Tunisia. Ho avuto la fortuna di prepararlo insieme a una vera esperta. Così come nel film, preparare il cous cous, comporta la chiacchiera, la confidenza, le risate, il pettegolezzo, ma sopratutto tanto amore. Amore di chi lo fa per chi lo dovrà mangiare. E’ un ingrediente base della ricetta. L’amore. Non si può fare il cous cous se manca l’amore perchè viene una schifezza. E’ una frase che è ripetuta anche nel film. Che è una vera delizia. Come per fare il cous cous ci vogliono tanti ingredienti, il film è l’insieme dei sentimenti e delle vicende di una generazione che vuole il riscatto. Nella trama ad un certo punto sta per succedere un ’48 perchè manca l’ingrediente principale, il cous cous, la semola. C’è il meglio dei condimenti, dei sughi, ma manca il cous cous, che nemmeno una danza del ventre può supplire. Perchè In ogni chicco c’è il senso della vita, dell’amore, dell’accoglienza, verso l’altro. Ecco noi respingiamo gente che ci ha insegnato questo.

In Sardegna c’è un antico proverbio riferito alla semola, che lavorata con l’acqua e il sale, diventa cous cous, ma viene chiamata fregua: "Mamma cojammì cka sciu fai fregua". Viene detto in senso ironico.

Non basta saper fare la fregola per essere pronte a sposarsi, così come non basta fare una legge che respinge e imprigiona i clandestini per diventare un paese sicuro..

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6 commenti

  1. Carissima un post bellissimo.
    Come il cous cous che ha bisogno di tanti ingredienti, anche tu qui ne hai saputo usare e dosare tanti: saggezza e indignazione, ironia e amarezza, Marsiglia e Sardegna, politico e privato. Grazie per aver scritto quel che hai scritto.


  2. In accordo esintonia perfette. Cibo, favole, detti e riti religiosi…un grande TESORO da mettere in gioco nelle scuole. Solo l’ignoranza su chi è l'”Altro” divide e crea pregiudizio. Chiediamoci piuttosto quanti insegnanti sarebbero disposti ad attuare ciò!
    Cous-Cous, lo faccio anch’io (imparato dai livornesi che lo preparano dalla notte dei tempi), tanti anni fa comperai un servizio in terracotta tunisina lo uso di regola. Frà, un sacco di cibi arabi, nei secoli, hanno arricchito la cucina italiana. Un forte abbraccio, Carla


  3. brrrrr adoro il cous cous.. però unnè che ogni tanto anche a te ti succede che va un pochino di traverso? Forse so io che un lo mangio con la grazia dovuta


  4. @Tend, sbaciuk!

    @Carla sapessi come mi piace essere in sintonia con te.

    @Benvenuta pantera. Grazie della visita. e del tuo commento.


  5. da noi la “fregola” si dice quando uno ha la fretta addosso (“Ma che hai? La fregola?”)…ma una fretta nervosa e frenetica…non so nemmeno come spiegarlo…ci sono parole dialettali intraducibili…


  6. Non si può fare il cous cous se manca l’amore perchè viene una schifezza.

    l’ultima volta che l’ho mangiato ero a tavola con persone care e gustarlo è stata davvero una goduria 🙂

    non basta fare una legge che respinge e imprigiona i clandestini per diventare un paese sicuro..

    si rischia piuttosto di innescare molte nuove tensioni
    (e l’ipocrisia delle sanatorie per gli schiavi utili?)



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