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10 dicembre 2008

muro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Muraglie

 

Gli esseri umani che si trovano in situazione di paura distillano un liquido interno che piano piano li avvelena. La maggior parte delle persone colpite da questa vera e propria malattia ne identifica il sapore, che non è dolce né salato, ma amaro, da lì il fatto che le depressioni siano profondamente associate con la parola “amarezza”. (Notare la radice della parola).

Questa malattia colpisce soltanto quando il paziente si trova debilitato: nel caso dell’amarezza, il terreno per la comparsa della malattia si presenta quando si crea la paura della cosiddetta “realtà”.

Certe persone, nell’ansia di volersi costruire un mondo in cui non possa penetrare alcuna minaccia esterna, aumentano le loro difese contro l’esterno: gente estranea, luoghi nuovi, esperienze diverse e non si curano, non si preoccupano del loro interno. E’ così che l’amarezza comincia a corrodere: piano piano, lentamente, attacca la parte più importante dell’essere umano: la volontà.

L’uomo è debole perchè grandi quantità di energia le ha spese costruendo delle alte muraglie, affinché la realtà fosse quella che desideravano che fosse.

Evitando gli attacchi esterni, essi limitano anche la propria crescita interiore. Continuano ad andare a lavorare, a guardare la televisione, a lamentarsi del traffico e ad avere figli, ma tutto questo in modo automatico, senza che essi capiscano bene il motivo per cui si stanno comportando così.

In fin dei conti, è tutto sotto controllo.

Il grande problema dell’avvelenamento da amarezza sta nel fatto che non si manifestano più neanche le passioni : odio, amore, disperazione, entusiasmo, curiosità. Dopo un certo tempo, all’uomo colpito da amarezza non rimane più alcun desiderio. Non ha voglia né di vivere, né di morire, questo è il problema. Sopravvivono. (notare la parola composta).

Ecco perché, per gli amareggiati, gli eroi e i folli sono sempre affascinanti: essi non hanno paura di vivere o morire. Tanto gli eroi come i folli sono indifferenti davanti al pericolo e vanno avanti nonostante tutti dicano loro di non farlo. Il folle si suicida, l’eroe si offre al sacrificio in nome di una causa ma entrambi muoiono. Gli amareggiati trascorrono i giorni e le notti parlando di questi due tipi.  È l’unico momento in cui l’amareggiato ha la forza per salire sulla sua muraglia di difesa e dare uno sguardo all’esterno; ma ben presto le sue mani e i suoi piedi si stancano, ed egli torna alla vita di tutti i giorni.

 

L’amareggiato cronico nota la sua malattia solo una volta alla settimana: nei pomeriggi della domenica. Allora, quando non c’è il lavoro o la routine ad alleviare i sintomi, capisce che c’è qualcosa di sbagliato.

 

 

(Post scritto dopo aver sfogliato nuovamente: “Erika decide di morire” di P. Coelho)

 

Colonna sonora Don’t let me down Beatles

  

 

 

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13 commenti

  1. a volte passa qualcuno davanti alla muraglia e chiede di abbassare il ponte levatoio, di solito questi costruttori di fortezze non lo sanno, ma un ponte c’è sempre, per fortuna qualche volta se ne accorgone e decidono di attraversarlo 🙂

    (hai mai letto Il deserto dei tartari di Dino Buzzati?)

    un saluto affettuoso


  2. era accorgonO, sorry 😉


  3. Una brutta situazione…
    Avvelenarsi “dentro” o venir avvelenati o ancora….lasciarsi avvelenare? Questions….


  4. La prima cosa che mi verrebbe di suggerirti (se credessi ancora nei suggerimenti) sarebbe quella di cambiare letture:-)

    Trovo il collegamento tra il tuo ed il mio post su Fb appropriato. Anche se i faisbookisti (che credono davvero nel “mezzo”), però non sono “amareggiati”, nè “folli”e nè “eroi”. Esistono tante categorie umane intermedie tra queste, ma anche personalità positive. L’umanità è infinita, no? E io oggi non mi sento appartenere a nessuna. Sono uno di quegli articoli “fuori concorso”. Non catalogabili. Non pervenuti. Non ordinati. Sarà che oggi mi sento forte e ottimista. Salvo poi, domani, sentirmi una pezza… sarò ciclotimitico? Sarà che la vita ci riserva giornate ed esperienze capaci di cambiare il nostro umore? Sarà che mi curo, facendo un po’ di autostima? Sarà che a volte sento di essere invincibile e capace di poter affrontare qualsiasi “amarezza”? Sarà il freddo gelido? Saranno i Deep Purple?

    😛


  5. @Yzma certo che l’ho letto il Deserto dei Tartari, e ho visto anche il film di…. madò il regista non me lo ricordo più. Si è vero! Quanti tenenti Drogo ci sono al mondo…che aspettano dentro il fortino. Aspettando il nemico sono pure contenti. O siamo noi presuntuosi che li guardiamo NON vivere? Perchè poi.. in fondo…loro…quelli delle muraglie… non è che si fanno tante domande… Non ricordo ma Buzzati ha abbassato il ponte levatoio per qualcuno nel Deserto? Non ricordo.
    @Carla, forse inconsapevolmente avvelenarsi, per sfuggire alla vita vera.
    @ Bar 🙂 l’ultima che hai detto!


  6. Chiudersi dietro un muro, facendo finta che il nemico sia rimasto là fuori. E invece molto spesso il nostro peggior nemico siamo noi stessi.


  7. mentre tu ti sforzi di abbattere un muro spesso qualcun altro ne sta costruendo di nuovi
    che fatica!
    marina


  8. Ma eriKa ha deciso di ammazzarsi insieme a Veronika?:P


  9. @Jolly, porcapupazza…Ma hai più che ragione! Lapsus freudiano forse…. ?A volte davvero vorrei uccidere una Erika…
    :-))
    Ciao e grazie dell’attenzione.


  10. glitter-graphics.com



  11. Riflessione interessante sul discorso domenicale. Mi ci ritrovo non poco 😮


  12. AUGURI….
    OLTRE LA MURAGLIA!



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