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4 ottobre 2008

ragno e tela

Gelosia

 

Ammettendo pure che la gelosia, questo sentimento che ci rende rabbiosi e poi depressi sia un derivato della nostra parentela animale, (basta vedere i galli che si azzuffano), forse si potrebbe pensare che un piccolo passettino in avanti l’uomo lo ha fatto dall’età della pietra, quando il corpo della donna veniva considerato di proprietà, per la sopravvivenza  della stirpe; e la donna si garantiva il cibo per lei e i figli, attraverso l’esclusivo aiuto di un uomo;  e che forse dovremmo essere pronti a separare il “possesso” dall’amore.

Perchè possedere non è amare.

Il possesso include il soddisfacimento di un desiderio e, una volta che il desiderio è stato realizzato, l’amore finisce.

Inoltre la pretesa di possedere un’altro essere, nel corpo e nei pensieri, ha come conseguenza il NON riempimento di quel vuoto che si cerca di riempire attraverso l’altro.

Perchè dovremmo considerare che, l’altro da noi, non si possiede mai pienamente, perchè i pensieri restano nascosti o sono di difficile interpretazione. Chi vuole possedere nega se stesso, regredisce in un universo infantile, in cui si dipende dall’altro.

Chi è pervaso dal sentimento della gelosia perde il controllo dei pensieri, della sua memoria, anche le sue percezioni vengono alterate.

Ci si concentra su piccoli eventi normalmente trascurati, (“Come mai ti vesti così?” “Chi ti telefona a quest’ora?”), con il pensiero sempre rivolto al tradimento.

Tradimento inteso come abbandono. Si ha la consapevolezza che nel mondo l’essere amato possa trovare qualcuno che sostituisca la nostra centralità, facendo nascere la paura di essere abbandonati.

“Troverà senz’altro qualcuno più interessante di me, più carina di me, più simpatica”.

In fondo non è altro che uno stimarsi poco o niente, non è altro che mancanza di fiducia in se stessi e nell’amore.

Per questo si pretende l’esclusività. In tutto. Nei pensieri, nelle opere, nelle azioni.

Fino a diventare un vero e proprio cannibale. “Ti amo tanto che ti mangerei.”

La Carne, il film con la Dellera e Castellito girato da Marco Ferreri, diceva molto bene delle estreme conseguenze della gelosia e del possesso. Ferreri lo raccontava 20anni fa…in anticipo  sulle notizie di cronaca di questi  ultimi anni.

Uccisioni di ex-amati, sono così presenti sui nostri media. E se non si arriva ad uccidere, si picchia o si perseguita, o…

Un grande amore, perchè così doveva essere, finisce con una foto della vittima e un titolo di cronaca, e noi a chiederci come è stato possibile.

Tutti tendiamo a considerare la nostra gelosia come un fenomeno incontrollabile, irresistibile, che attesta la nostra fedeltà. Ci giusitfichiamo. Mentre la gelosia degli altri è sempre considerata come da correggere perchè espressione di immaturità.

In effetti chi ha un attacco di gelosia diventa minaccioso, si passa dagli interrogatori alle minacce, dalle dichiarazioni di amore eterno agli insulti, esplosioni d’ira e  calma apparente.

Tutto questo mette a repentaglio l’immagine di sè come persone coerenti, e chi supera la soglia della gelosia, oltre la persona amata perde anche se stesso, affogando in un mare di rabbia, dolore, indignazione, offese, che vanno a fare compagnia alla poca considerazione che si ha di se stessi.

Si pretende l’esclusività perchè si pensa che solo questo è amore vero.

A volte si attacca con rabbia il proprio compagno/a, a volte il probabile nemico/a.

 Forse pensare che la gelosia fa parte di noi, che siamo contorti e pieni di contraddizioni,  e riflettere sul fatto che l’unico modo per non cadere nella trappola preistorica del possesso per la sopravvivenza, (nella tela del ragno), ci aiuterebbe a capire che amare è possibile soltanto se si separa il possesso dall’amore.

Colonna sonora " Tango della gelosia" Vasco Rossi

19 commenti

  1. Dubito che l’umanità possa debellare la gelosia dal proprio campionario di emozioni. Può – però – fare un’altra cosa: impedire che questo sentimento mini la salute di qualcun altro.


  2. Penso che l’errore che fanno in molti è quello di pensare che stare insieme ad una persona equivalga a possederla.
    Le mancanze personali di una parte della coppia portano questa persona all’eccessivo controllo sull’altro fino a scaturire negli episodi estremi che hai elencato Frà.
    In fondo è un errore di partenza. Se il pensiero che la persona che abbiamo di fronte, oggetto dei nostri desideri, sia lì solo per soddisfare il nostro narcisismo è ovvio che la storia non sarà sullo stesso livello per entrambi.
    E’ raro trovare delle persone abbastanza mature e che abbiano raggiunto un livello di comprensione tale da permettere loro di capire la differenza.


  3. @hai ragione Micky, è raro. Ma le coppie che funzionano, ma anche le amicizie, e il rapporto con i figli, può durare nel tempo, solo se si realizza che il possesso fa “morire” l’amore, di qualsiasi tipo di amore si tratti.
    @Se è una malattia come dici tenda, uno dovrebbe prendere qualche medicina.🙂 Esisterà qualche anticorpo?! Io penso che un pò di amor proprio, di indipendenza, di rispetto dell’altro, possa spostare la malattia, sulla consapevolezza che: “Sono malato, ma adesso mi curo…”. Il problema è che verso i nostri sentimenti siamo sempre così, così, non mi viene la parola… disposti a giustificarci? A dare la colpa a qualcuno? Come può l’umanità impedire che il virus si propaghi? La responsabilità è personale, o no? Domande e dubbi.


  4. Caspita, pare io abbia sempre ragione…quasi quasi mi ci potrei abituare ehehe😉


  5. Nel romanzo di Goethe “I dolori del giovane Werther”, Werther soffre mentre la sua amata Carlotta taglia delle fette di pane e poi le distribuisce ai suoi fratelli e alle sue sorelle. Carlotta, insomma, per chi la ama follemente, è una torta e questa torta viene condivisa: a ciascuno la sua fetta. Chi ama follemente si accorge di non essere il solo amato. Si accorge che deve inchinarsi davanti alla spartizione. In fondo, Werther desidera che quelle fette vadano solo a lui. Non accetta la spartizione dell’essere amato e dell’essere fatto “a fette”. Immagino già i fischi di protesta a quest’affermazione: ma così Werther considera la donna amata un oggetto solo da possedere come una cosa? No! Lui non vuole la torta (non si tratta di essere golosi di dolci), Werther vuole le sue attenzioni, il suo amore…

    Chi è geloso “è molto esclusivo” e questo lo diceva anche Freud (che potrebbe essere eletto come un modello di normalità). Essere gelosi vuol dire essere conformi alle regole. Essere uguali a tutti gli altri. Rifiutare la gelosia (essere perfetti), significa trasgredire una legge. Noi vorremmo essere diversi (e perfetti). E chi è perfetto? Chi non ha un difetto? Perché la gelosia dovrebbe essere l’unico difetto da eliminare?

    Il rifiuto ideale della gelosia è una forma di conformismo al contrario. Invitiamo e induciamo a non essere gelosi. Poniamo il divieto di essere gelosi. Perché? Perché l’esclusivismo va condannato. Perché si deve vivere in gruppo, condividere gli affetti, ecc. Si si, tutto giusto, in teoria. L’amore di un genitore verso i propri figli è altrettanto esclusivo eppure nessuno lo condanna (non tutti, almeno, lo biasimano). Quello tra amanti, invece, sì, chissà perchè… Alla fine, che cosa dovrebbe fare il geloso? Vergognarsi di essere geloso? La gelosia è brutta, è indecorosa, ci fa fare “brutte figure”. Se fosse solo per questo, uno potrebbe anche fregarsene ed essere geloso quanto gli pare, purchè questo non faccia male all’amore e non ferisca l’altro/a. La gelosia folle può anche uccidere, ma, in questi casi, siamo nella patologia. Una sana forma di gelosia fa bene all‘amore, secondo me.


  6. Bar, una sana forma di gelosia? Certo che sarebbe normale, fa parte dell’amore, della paura di perdere la persona amata. E come tutti i sentimenti, non si può eliminare. Di a uno non amare o non odiare quella persona e ti guarderà come un marziano. Ma ci si può ragionare. Chi dovrebbe decidere quando è sana e quando non lo è? Qual’è il limite di una sana gelosia? Ti riporto la definizione di Roland Barthes: “Come geloso, io soffro quattro volte: perché sono geloso, perché mi rimprovero di esserlo, perché temo che la mia gelosia finisca col ferire l’altro, perché mi lascio soggiogare da una banalità: soffro di essere escluso, di essere aggressivo, di essere pazzo e di essere come tutti gli altri”. Come vedi la sofferenza è la parola che definisce questo sentimento. Anche il nostro vocabolario dice che la gelosia è “Sentimento doloroso che nasce da un desiderio di possesso esclusivo
    nei confronti della persona amata e dal timore,
    dal sospetto o dalla certezza della sua infedeltà“. Io non condivido l’idea che la perfezione comporti anche la sofferenza; non so, mi sembra molto “cattolico” questo richiamo alla normalità della sofferenza. Io vorrei non soffrire. Vorrei saper eliminare la sofferenza dalla mia vita… Non sempre ci riesco, ma ci provo. Se ammettiamo che la gelosia è la normalità, accettiamo anche di soffrire, per qualcosa che non è reale ma che dentro di noi. Bar, e dato che sono convinta che non si può mai, entrare o possedere completamente un amante, un figlio, un amico, tanto vale credere nella forza dell’amore che unisce questi rapporti. O ti fidi, e quindi credi in te, nell’amore, e in lei, (o in lui) consapevole che l’amore potrebbe anche finire e non puoi farci nulla, ma proprio niente, di conseguenza ti rilassi. Oppure ti tormenti, ma il tormento interiore, di riflesso, si riversa come un macigno sulla persona amata e la soffoca. Che poi la gelosia non possa essere debellata è vero, ma tentare è come agire perchè venga eliminata la guerra nel mondo, ci si prova.


  7. Pensi che la gelosia sia un cattivo sentimento?
    Molte donne si offendono o ci restano male se scoprono che il loro marito/fidanzato non è geloso, e pensano che forse lui non le ami.
    Quindi bisogna decidersi, e scegliere se ci fa piacere che il nostro partner provi gelosia oppure se sia indifferente.
    Io preferisco la gelosia. Sarà un sentimento preistorico, ma fa sentire davvero desiderati.


  8. Io non mi sento desiderata quando mi tocca rispondere a domande tipo: “chi era?, cosa voleva da te? e perchè qui e perchè là?” e a tutte quelle tipiche paranoie e seghe mentali che si fanno in quel momento le persone gelose.
    Detesto profondamente questi caratteri, perchè sono quelli che ti risucchiano ogni energia con le loro paure, le loro mancanze e poi ti accusano di preferire la compagnia altrui alla loro…


  9. Se partiamo dal presupposto che la gelosia non è un sentimento ragionevole, razionale, facilmente controllabile, potremmo arrivare anche alla conclusione che, in molti casi, rasenta un istinto primordiale se non proprio una forma di follia. Allora, ditemi, dove finiscono tutti i nostri buoni propositi e il nostro self control, se vediamo che l’essere da noi amato tromba con un altro/a? Quale sentimento proviamo? Proviamoci a ragionare sopra..E’ chiaro che il geloso soffre, specie se teme che ci sia il rischio dell’infedeltà dell’altro/a. Il geloso non è affatto felice della sua condizione di gelosia/sofferenza. Un geloso preferirebbe essere indifferente a certe sensazioni e a certi sospetti (lasciamo perdere se siano fondati o meno) e vorrebbe, in alcuni casi, anche smettere di amare, pur di sbarazzarsi di quel fardello. Tutti vorrebbero non soffrire ed essere capaci di eliminare le cause dei propri patimenti. Frà, tu continui a ragionare secondo una logica, questa sì “cattolica”, perché credi che sia sufficiente pensare di voler amare in modo giusto e sano per diventare sani e giusti, eliminando completamente la componente irrazionale che è in ognuno di noi. Io posso fidarmi, credere in te, essere consapevole che l’amore non dura per sempre e che può finire da un momento all’altro, ma resto geloso, mentre un “cattolico” non dovrebbe proprio averli i problemi di gelosia: uno perché non deve guardare mai la donna d’altri; due perché se gli trombano la propria, porge l’altra guancia (se ne ha due di mogli, ma non credo).


  10. @ Forse mi ripeto Bar, ma ho già scritto che non ci penso alla perfezione, e che la gelosia fa parte dell’amore, perchè siamo consapevoli(laggiù da qualche parte, in fondo nel buio) che potremmo essere abbandonati dalla persona che amiamo. La gelosia in fondo non è altro che questo. Paura dell’abbandono. Diversa è la situazione quando si ha la certezza di essere traditi, (l’abbandono si è consumato), e il dolore è certo, non paventato. Cercavo di parlare della gelosia che diventa invadente, possessiva quando non c’è motivo. Quella che non fa vivere liberi, quella che costringe, quella che accusa, quella che pone paletti e limiti. Anche quando si è sicuri di amare ed essere amati. Dovrebbe esserci fiducia e sicurezza reciproca, se non c’è… beh! c’è qualcosa che non funziona dentro di noi. Andare a vedere i motivi non può che farci bene. O no?! Non si può dire (secondo me): “Sono geloso e non posso farci niente….”
    Almeno che non si abbia una sovrastima di se stessi. (o sottostima)
    Continui Bar, a considerarmi una “perfezionista…” una cattolica moralista che non accetta i difetti degli uomini. Proprio perchè so di avere tutti i difetti del mondo, sono consapevole che posso fare qualcosa per migliorare me stessa e non far pesare i miei difetti su chi amo. Come ti dicevo, non è che ci riesco bene, ma ci provo. Mentre tu, credo, non so… non vedi margini di miglioramenti nelle persone.
    @Antò scusa, ma sei sicuro che le donne apprezzino gli uomini gelosi? Non è attraverso la gelosia che si ha la conferma di essere amati… Anzi, secondo me, chi è geloso (possessivo) è potenzialmente un fedigrafo, accusa gli altri delle insicurezze che ha nel cuore…
    @ Micky lo so, mo’ ti scoccia che ti do ragione… ma condivido ogni tua parola…🙂


  11. Frà, fa niente se ci ripetiamo, serve a chiarire le idee.

    Paura dell’abbandono o spirito di conservazione. Tenuta dell’io (quello proprio) ed anche dell’altro. Possesso. Tutto quello che vuoi, frà. Lasciamo perdere l’infedeltà. Ed anche le forme patologiche della gelosia, tipo quella che se ti vedo sorridere ad un altro, ti sparo in bocca. Non stavamo parlando di quello. Io dicevo che è normale essere gelosi e allo stesso tempo soffrirne ed è stato questo concetto di normalità che tu hai definito di tipo “cattolico” (vedi tuo commento n. 6 “…mi sembra molto “cattolico” questo richiamo alla normalità della sofferenza…”). Ho tentato di ridicolizzare le posizioni “cattoliche”, perché il concetto di sofferenza può esistere nei cattolici, ma quello di “gelosia” non credo rientri nel loro decalogo. Per me, non si tratta di rassegnarsi ad un difetto. Si tratta di non vederlo come un difetto da eliminare. Ma come un fatto normale, naturale, se contenuto in limiti (sani) accettabili per entrambi. Non facevo nessun giudizio di valore su di te e sui tuoi buoni propositi, non cercavo di dirti se sei perfezionista, moralista o meno (non ti conosco così bene). E’ proprio un modo di vedere sé stessi, la vita ecc.diverso, il mio e il tuo (filosofia?). Per me, l’uomo (e la donna) vanno presi per quello che sono (difetti compresi). Non vanno modificati. Né geneticamente, né caratterialmente, né emotivamente, né corretti sentimentalmente. Non esiste un modo migliore di essere, insomma. Siamo esseri unici, irripetibili e irriproducibili. Dobbiamo soltanto cerca di accettarci per quello che siamo. Uno dei più gravi motivi dello stress umano è proprio questo: cercare di essere altro da sé. Diversi da come siamo realmente. Di rifarci a oppure inseguire vanamente dei modelli di riferimento (che altri hanno definito “migliori”). Ecco che così si può scendere nel moralismo (cattolico), quando si cerca di imporre a sé stessi un’altra via che non è quella che sentiamo. Io posso migliorarmi anche così, semplicemente accettandomi con tutti i miei difetti (che poi “difetti” non sono proprio, se mi appartengono e fanno parte del mio modo di essere).


  12. Si pretende l’esclusività perchè si pensa che solo questo è amore vero.
    Credo che questo sia l’equivoco su cui la maggior parte delle persone fonde i propri rapporti, relazioni. Perchè questo vale per ogni rapporto d’amore, no solo per la coppia. Quante volte si sente dire, se è geloso/a allora vuol dire che mi ama. Si perdona ad un genitore assillante, ad un genitore distratto no, si perdona ad un amico tiranno, ad un amico autonomo no. Conocrdo con latendarossa, non credo che possa essere eliminata la gelosia quale sentimento, ma si può cercare di far capire quali possono essere le avvisaglie per cui “una manifestazione di grande amore” possa finire in tragedia. E magari, ascoltate quelle persone che tampinate con insistenza dal soggetto d’amore, rischiano di finire massacrate.

    Colonna sonora ” Tango della gelosia” Vasco Rossi

    Vasco mi piace una mucchia:)


  13. @ciao sgnap, benvenuta. Ho letto il tuo post sullo stalking e quindi so come la pensi a proposito.
    @ciao bar, che magnifica attestazione di stima di se stessi. Devo dire che ti invidio…. magari fossi così sicura di me. Da ciò che ho capito, essere geloso, per te, non comporta sofferenza e quindi non hai bisogno di eliminare, o controllare questo sentimento. Non sei d’accordo con Roland Barthes…:-) Non concordo con te con una situazione immodificabile dell’essere umano. In questo modo elimini il contesto in cui la persona nasce, vive, e “cresce”. Se pensi ad un siciliano di trent’anni fa,(è solo un esempio, potrebbe essere qualsiasi uomo del sud, nessuno si offenda) e ai suoi sentimenti: odio, amore, gelosia, possesso, e a come lui ritenesse normali certi “sentire”, e immagini di farlo crescere nella Svezia, sempre di trent’anni fa,dove le donne uscivano da sole la sera ed erano…. “libere”, credi che avrebbe provato gli stessi sentimenti possessivi nei confronti della propria donna? Prova a pensare a chi arriva da noi da altre culture e cerca di vivere nel nostro contesto. Credi proprio che non si ponga domande sul suo rapporto con i figli, la compagna, gli amici? Certo che tendiamo “tutti” a conservare usi e costumi e sentimenti che scaturiscono dalla tradizione. Ma i cambiamenti, il movimento, il “miglioramento” (permettimi questa parola) avviene proprio attraverso il confronto, con ciò che siamo e ciò riteniamo giusto dover essere. Ovviamente ciò comporta una riflessione profonda su chi siamo, e perchè siamo diventati così. Non credo che nasciamo gelosi. Come non credo che nasciamo egoisti. Ma nemmeno nasciamo capaci di amare.


  14. Frà, non si tratta di essere sicuri di sé, nè di fare corsi sull’autostima. Io non posso essere sicuro di me (né dell’altra), quando sono geloso, anzi, in quei momenti, sono molto incerto su tutto (anche sui miei sentimenti). Non ho detto che la gelosia fa star bene e che non comporti sofferenza. Non ci vuole Barthes per sapere che si sta male quando si è gelosi. Se rileggi il mio commento n. 9, c’è scritto: “E’ chiaro che il geloso soffre…Il geloso non è affatto felice della sua condizione…”; ma anche nel commento n. 11, ho scritto “che è normale essere gelosi e allo stesso tempo soffrirne” (mò sì che mi sto ripetendo). Su questo credo che siamo d’accordo, anche se non sembra che te ne sei accorta (se scrivi “da ciò che ho capito, essere geloso, per te, non comporta sofferenza”).

    A parte questo, possiamo vedere la gelosia come un difetto da eliminare o come una parte di noi stessi da tenerci. E su questo possiamo avere idee diverse.

    La nostra divergenza di opinioni nasce proprio da questo concetto dell’uomo che deve correggersi per forza per migliorarsi. Non parlo di immutabilità o immodificabilità durante il nostro percorso di crescita (i problemi e i pensieri che avevamo da piccoli non sono gli stessi che abbiamo da grandi), ma della mancanza di fini e di modelli da perseguire. Non c’è niente in noi che non vada bene (nemmeno la gelosia) e questi sforzi a cui tendi per “rimettere le cose a posto”, ti portano ad essere una persona diversa da quella che sei. Questo tuo cercare “ciò che riteniamo giusto dover essere” (come dici tu), comporta una continua valutazione, un continuo giudicare i nostri comportamenti, uno stimarci e un disistimarci perenne, sempre alla ricerca di quel modello esterno di perfezione che non esiste. I nostri difetti, secondo me, non vanno scacciati, anche se provocano sofferenza. Non bisogna evitarli né combatterli, ma accettarli. Perché fanno parte del nostro modo di essere, se ne andranno poi da soli, come evaporando, quando sarà il momento. Quando impareremo ad amarci (con i nostri difetti, compresa la nostra gelosia), forse, riusciremo anche ad amare gli altri (con i loro difetti e con la loro gelosia, se c’è).


  15. Io ti dico quel che so e che ho sentito dire da donne.


  16. @Bar che dici?! Possiamo condividere che un Uomo o una Donna, possono chiamarsi tali proprio quando “valutano”, riflettono, sono “presenti” alle loro scelte? Quando sono consapevoli. Di tutto? Anche dei loro difetti? Se concordiamo su questo, che dici? Potresti dire con me che un Uomo consapevole è un Uomo “saggio”? Vabbè, capisco che sia difficile per un uomo dire che è d’accordo dopo aver ingaggiato battaglia di pensieri e parole :-)))). Però anche se non sarai d’accordo….🙂 ti ringrazio per avermi permesso di esprimere, ragionare, trovare le parole, confrontarmi. E tutto scorre…


  17. Volevo specificare che penso che l’amor proprio, l’indipendenza, il rispetto dell’altro, ecc. possano debellare sì la gelosia: quella patologica e ossessiva (ma come emozione-di-base è qualcosa che comunque fa parte di noi).


  18. abbiamo ingaggiato battaglia? ma dove? quando? magari fossero queste le battaglie, frà…😉

    io sono consapevole dei miei limiti e dei miei difetti ed anche delle mie gelosie “strane”… ma non sono “saggio”…Anzi. Spesso, mi considero uno stupido…

    cmq, siamo sul tuo blog, frà, non devi essere tu a ringraziare me, perchè non sono io che ti permetto di esprimerti…semmai è il contrario…
    🙂


  19. @la tenda si, sono d’accordo con te.
    @Bar, battaglia di pensieri e parole, raggi laser delle nostre idee. Non hai sentito il ronzio…. i frusciii. Però vedi? Vuoi avere l’ultima parola eheheheheh! Comunque chi è consapevole, è sulla strada della saggezza, le deviazioni sono fisiologiche… grazie ancora!



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